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Cause varie

serie

Altre denominazioni:
Categoria/serie 6

Estremi cronologici: 1559 - 1906

Note alla datazione: 1559-1890;1906.
I fascicoli processuali esaminati hanno il seguente arco cronologico:1562-1786.

Consistenza: Unità 59: buste

Storia archivistica: La serie 6 "Cause varie" (1559-1890; 1906), appartenente al fondo Tribunale ecclesiatico (Sezione IX), costituisce un vasto repertorio dell'ampia competenza giudiziaria del tribunale vescovile, comprendente sia questioni strettamente ecclesiatiche sia civili e criminali, quali ad esempio: atti civili, atti formali, atti matrimoniali, atti di appello, atti sommari, atti criminali, ingiunzioni, benefici, atti fiscali, informazioni, in ordine cronologico.
La documentazione contiene,tuttavia,un numero estremamente esiguo di processi riconducibili a quelli oggetto dell'indagine: solo 29, quasi il 3%. Anche nei 29 casi riscontrati, inoltre, rari sono i riferimenti a vere e proprie questioni di fede o attinenti alla stregoneria, mentre nella gran parte dei casi si tratta di questioni disciplinari come il concubinato. Tutto ciò sembra confermare quanto, nella fase successiva alla fondazione del Sant'Ufficio, i tribunali vescovili (anche insidiati dai tribunali statali) conoscessero un notevole mutamento di identità giuridica, politica, sociale e culturale. La documentazione censita consente tuttavia di acquisire , a fronte delle gravi perdite documentarie, alcune informazioni utili a ricostruire la peculiarità della situazione della diocesi di Torino.
All'interno della serie 6 "Cause varie" sono stati enucleati da Luca Addante i fascicoli processuali e schedati i documenti di interesse per il presente progetto.
Qui di seguito si fornisce l'elenco delle unità schedate, precedute dall'indicazione della loro collocazione.

IX,6,b.1, (1559-1569),fasc. 6
PROCEDIMENTO: processo formale contro Bernardina Cervini, figlia di Giovanni Cervini, moglie in prime nozze di Domenico Odetto, alias Bottallerio, in seconde nozze di Catellino Formento, per adulterio, bigamia, concubinato e nullità del secondo matrimonio. Cavour (diocesi di Torino), 17 giugno 1562 - 16 gennaio 1563, cc. 48. ESITO: decisione di non luogo a procedere in data 14 gennaio 1563. GIUDICE DI FEDE: Buffa (procuratore fiscale), poi Ascanio Vagnone e poi Francesco Denti (vicari del vescovo). NOTE: il primo marito era dichiarato impotente.


IX,6,b.1, (1559-1569),fasc. 8
PROCEDIMENTO: processo formale contro Giovan Francesco de Feis, abate di Caramanico (Abbazia della Beata Maria) per violenza («rixosus et litigiosus erga omnes»; autore di violenze verso i monaci e verso il proprio fratello); concubinato (con donna soprannominata «la cavalla»); simonia (richiesta di danaro per contrarre i matrimoni etc.) altre mancanze disciplinari (appropriazione di mobilio e paramenti sacri; insolvenza coi creditori; avarizia e rapacità; dissipazione e noncuranza dei beni ecclesiali; celebrazione di matrimoni a parenti stretti; etc.). Caramanico (diocesi di Torino), 30 luglio 1565 - 7 aprile 1570, cc. 345. ESITO: condanna a pene pecuniarie e varie penitenze in data 7 aprile 1570. Giudice di fede Martino Laffranchi (o Lanfranchi); poi Antonio Furno (procuratore fiscale) e Bartolomeo Bairo (vicario vescovile). TESTIMONI: don Michele de Novellis; don Benedetto della Roba; don Manfredo Sona; don Ubertino Becchio; don Pasquale Sartori; Marcolino Pagliaco; Domenico Fuseri; Battista Dentis; Giovan Sebastiano Massoro (Masueri); Claudio Becchio; Pietro Ogerio; Antonio Dentis; Domenico de Feis. NOTE: era stato già inquisito dal Nunzio ed è dichiarato «incorregibilis».


IX,6,b.2, (1570-1571),fasc. 7
PROCEDIMENTO: processo informativo contro il chierico Giovanni Pitta per detenzione della titolarità di due chiese contro i canoni tridentini; cattiva condotta («vir rixosus et contumeliosus», porto d'armi, mancanza di abito clericale; concubinato). Rivara (diocesi di Torino) 15 marzo 1570 - 30 marzo 1571, cc. 90. ESITO: concluso con ammonizione in data 29 marzo 1571. GIUDICE DI FEDE: Ascanio Vagnone (vicario).


IX,6,b.2, (1570-1571),fasc. 10
PROCEDIMENTO: informazioni su Giorgio Picho, Giovan Michele Dronetto, Giuliano Bogolo per irriverenza verso cose sacre. Nole Canavese (diocesi di Torino), 2 aprile 1570 - [1570], cc.10. TESTIMONI: Giovanni Musti, Giorgio de Bernardo. NOTE: si parla anche di bestemmie, ma più che proposizioni ereticali sembrano atti di irriverenza. Probabilmente il fascicolo è incompleto.


IX,6,b.2, (1570-1571),fasc. 12
PROCEDIMENTO: informazioni su Martino Sacco, Giovannino Raviola, Petrino di Pralormo ed altri non identificati di Riva presso Chieri per atti di irriverenza e irreligiosità. Cinzano (diocesi di Torino), 12 settembre 1571 - 13 setrtembre 1571, cc.12. GIUDICE DI FEDE: Ludovico Rustichelli. TESTIMONI: Bartolomeo de Stefano, Francesco Ferrero, Michele Custi (?), Andrea (Antonio?) de Valle, Guidetto de Valle, don Martino Rippa. NOTE: atti di irriverenza verso cose sacre (contro una croce posta in strada: messala in terra «li fu cagato»).


IX,6,b.2, (1570-1571),fasc. 13
PROCEDIMENTO: informazioni su Issaù (?, il cognome è ignoto), Margherita Pochia (Porchia?, sua moglie), Battista Martinotto, Francesco Cantone per atti di irriverenza e irreligiosità; sospetto di eresia formale, mancata pratica dei sacramenti (Issaù e la moglie nonché Francesco Cantone non frequentano la messa, non si confessano, né prendono la comunione); zwinglianesimo (Battista dubita della presenza di Cristo). Ciriè (diocesi di Torino), 8 novembre 1571 (si tratta di un unico costituto), cc. 6. GIUDICE DI FEDE: Ascanio Vagnone (vicario). NOTAIO: Finizia (?). TESTIMONI: Giovanni Mussi.


IX,6,b.2, (1570-1571),fasc. 14
PROCEDIMENTO: informazioni su Anna Teste, figlia di Francesco Teste, moglie di Antonio Bruno (del Bruno) per magia e stregoneria, magia amorosa. Torino (diocesi di Torino), 19 luglio 1570 - 21 luglio 1570 (data dell'interrogatorio), cc. 26. ESITO: si richiede un nuovo interrogatorio, sentenza o decisione finale mancanti. GIUDICE DI FEDE: Ascanio Vagnone (vicario). NOTAIO: Barutelli (De Barutellis). NOTE: il riferimento alla magia sembra sia stato fatto dal marito (così dice la donna) che la ha abbandonata per trasferirsi a Lione. Ma nell'interrogatorio, salvo un'ulteriore domanda se abbia avuto rapporti con altri uomini, non c'è altro riferimento.


IX,6,b.2, (1570-1571),fasc. 15
PROCEDIMENTO: procedura formale contro Giovanni de Paola (de Paulo) per concubinato e varie mancanze disciplinari. Barge (diocesi di Torino) 10 settembre 1570 - 24 novembre 1570, cc. 10 +40+23. ESITO: sono assegnati termini per presentare le difese e per una nuova comparazione. GIUDICE DI FEDE: Ascanio Vagnone (vicario). NOTAIO: Giovanni Fraschetti. TESTIMONI: Fabrizio Giordano, Orazio de Bero (?), Marco Amedeo, Antonino Arduino (?). NOTE: l'inquisito era stato già processato in precedenza per falsa moneta. I fascicoli sono in realtà tre, ma trattano dello stesso caso.


IX,6,b.2, (1570-1571),fasc. 16
PROCEDIMENTO: processo formale contro Cristoforo Cardini per bestemmie ereticali e vari delitti. Scarnafigi (diocesi di Torino) 8 agosto 1571 - 20 dicembre 1572. ESITO: sentenza di rilascio in data 20 dicembre 1572. GIUDICE DI FEDE: Ascanio Vagnone (vicario). NOTAIO: Bartolomeo Cambiano.


IX,6,b.2, (1570-1571),fasc. 20
PROCEDIMENTO: informazioni sul presbitero Francesco Ferreri per concubinato. Airasca (diocesi di Torino) 08 ottobre 1571 - 09 febbraio 1572, cc. 25. INQUISITORE: Ascanio Vagnone (vicario).


IX,6,b.2, (1570-1571),fasc. 21
PROCEDIMENTO: informazioni su Secondo Gervasio per violazione del segreto sacramantale. Riva di Chieri (diocesi di Torino), 1571 (mancano giorno e mese, il secondo foglio è datato 19 maggio 1572) - 09 gennaio 1573, cc. 43. ESITO: decisione di non luogo a procedere in data 09 gennaio 1573. GIUDICE DI FEDE: Ascanio Vagnone(vicario) poi Nicola Fecia. NOTAIO: le testimonianze sono raccolte da Bernardino Schierano di Chieri che è anche testimone. TESTIMONI: Petrino Villa, Bernardino Schierano, Gugluielmo Fascherio, Alessandro Trosselino.


IX,6,b.2, (1570-1571),fasc. 23
PROCEDIMENTO: processo formale contro Andrea Leber (di Guascogna) soprannominato Della Fogliada per calvinismo (ugonotto) e detenzione libri proibiti. San Maurizio Canavese (diocesi di Torino) 28 agosto 1571- 07 settembre 1571),cc. 14. ESITO: richiesta di condanna e concessione dei termini per le difese. Data della decisione mancante. GIUDICE DI FEDE: Ascanio Vagnone (vicario), Dionisio Cislago (?). NOTAIO: Ravaillac. NOTE: libri trovati: Bibbia in francese commentata; Nuovo Testamento «dal original fonte greco in lingua toschana tradotto»; «Le psaltier se est a dire le psalmes de Davit tanto in latin» che in francese «con il commento». Legge i suddetti libri anche la moglie Anna, poiché lui sa leggere in francese «et italiano pocho, et soa moglie sa leggere in italiano ma non in francese». L'inquisito dice di vivere in San Maurizio da circa tre mesi, dopo aver servito in guerra. Richiesto se vada a messa risponde «Io mi confesso ogni giorni et anchor questa matina al mio dio qual conosce li mei peccati meglio che li pretti et che non ha maiy trovato la messa nelli soi libri». La moglie dichiara «esser della medema legge che è suo marito». I due sono convocati a Torino, la moglie è malata e le è imposto di recarsi a Torino appena guarita, e nel frattempo di vivere secondo i canoni della Chiesa romana, «altrimenti venendo a morte sarà reputata heretica» e le saranno confiscati i beni.
Quanto ai libri vengono portati a Torino presso la corte arcivescovile. Segue l'inventario dei beni presenti in casa. Interrogato a Torino l'inquisito afferma voler tornare nella sua patria, e che non è ancora partito perché sua moglie è malata. Interrogato cosa intenda per «relligioni reformata» risponde che consiste in «credere tutto quello che si» trova «nel novo et vecchio Testamento», «è dottrina che procede dal santo spirito». Afferma poi «io non sono mi statto a Ginevra ma ho bene inteso che Calvino er un bon servo di Iddio et che teneva et insegnava la vera relligione». E che «io non voglio abandonar la relligione detta reformata». Ribandendo in successivo interrogatorio la preghiera di non «mi sforzar a lasciar la mia relligione» «ma io voglio … (non capisco) e morir in quella»; e ancora in ulteriore interrogatorio dinanzi a Vagnone: «Io sono della relligione reformata nella quale voglio viver e morir come ho già detto», ribadendo di voler tornare in Francia e di non esser partito per la malattia della moglie, ma sottolineando (come aveva già fatto in altro interrogatorio) che «mi sono guardato di non dar scandalo a persona alcuna né di violar gli editti di sua altezza quali ho avuti tanto chari come mia vita propria, pregando sua altezza et monsignor reverendissimo di darmi» (…) «dillatione che datta mia moglie sia guarita» così che «possi ritornar in Francia».


IX,6,b.2, (1570-1571),fasc. 24
PROCEDIMENTO: informazioni su Francesco Calvani (Salvani) (o Ferreri) figlio di Iacopo Calvani, per bigamia. Groscavallo (diocesi di Torino) 15 aprile 1571 - 09 novembre 1571, cc. 28. ESITO: decisione di non luogo a procedere in data 09 novembre 1571. INQUISITORE: Ascanio Vagnone (vicario). TESTIMONI: Alfonso Pegliaci.


IX,6,b.2, (1570-1571),fasc. 25
PROCEDIMENTO: informazioni sul priore Giovan Francesco Vinia (Vinea) per disciplina del clero non osservata e cibi proibiti. Susa (diocesi di Torino), 05 maggio 1571-18 maggio 1571, cc. 14. ESITO: decisione conclusiva assente. INQUISITORE: Ascanio Vagnone (vicario).


IX,6,b.2, (1570-1571),fasc. 26
PROCEDIMENTO: procedura sommaria contro il vicecurato Giovenale Audati (Odati) per varie mancanze disciplinari (celebrazione dei sacramenti non seguendo i vanoni tridentini). Fossano (diocesi di Torino) 08 agosto 1571 - 11 settembre 1571, cc. 21. GIUDICE DI FEDE: Antonio Bottari (diocesi di Torino). TESTIMONI: Costantino Marchisio.


IX,6,b.2, (1570-1571),fasc. 27
PROCEDIMENTO: informazioni su fra Battista de Calusino (de Calusio) alias Rippa per apostasia dall'ordine, varie mancanze disciplinari, delitti particolari. Torino e altri luoghi (diocesi di Torino), 8 maggio 1571 - 14 luglio 1571, cc. 48. GIUDICE DI FEDE: Ascanio Vagnone (vicario).


IX,6,b.2, (1570-1571),fasc. 28
PROCEDIMENTO: informazioni sul canonico Geronimo Longo per varie mancanze disciplinari (mancata residenza), concubinato. Moncalieri (diocesi di Torino), 15 agosto 1571- 3 novembre 1571, cc. 35. INQUISITORE: Ascanio Vignone (vicario).


IX,6,b.2, (1570-1571),fasc. 29
PROCEDIMENTO: informazioni sul sacerdote Secondo de Germano per violazione del segreto sacramentale. Riva di Chieri (diocesi di Torino), 31 agosto 1571, cc. 18. INQUISITORE: Ascanio Vagnone (vicario). NOTAIO: Bernardino Bacondo. TESTIMONI: Guglielmo Garimondo, Alessandro Pancera (Panicera), Gabriele Gastaudo, Genisio Sacco.


IX,6,b.2, (1570-1571),fasc. 30
PROCEDIMENTO: informazioni sul sacerdote Andrea Lamberto per magia varia (causa o impedisce tempeste con un libro di formule). Moriondo di Moncalieri (diocesi di Torino), 19 novembre 1570 - 03 maggio1571, cc. 9. TESTIMONI: Matteo Gamboni, Ludovico Negroni, Michele Testoni (Tessori), Bernardino Cravoso, Caterina Gandiglio, Lionita (Leonilde?) Gioanoto.


IX,6,b.2, (1570-1571),fasc. 31
PROCEDIMENTO: informazioni sul sacerdote Giacomo Gorraro per celebrazione della messa in stato di scomunica. Ceresole (diocesi di Torino), 12 aprile 1570 - 1570 (mancano giorno e mese), cc. 12. INQUISITORE: Ascanio Vagnone (vicario). TESTIMONI: Bartolomeo Cappero, Cristoforo Calveto, Bartolomeo Casia, Stefaninia Migliore, Margherita Vaglioto, Giovanni Pietro Solero e altri due (nomi illeggibili).


IX,6,b.8, (1594-1599),fasc. 6
PROCEDIMENTO: processo formale contro Goffredo (Iaffredo) Abello (Abelli) per appropriazione indebita di frutti di cappellania (simonia). Costigliole (diocesi di Saluzzo, ma la causa è discussa a Torino), 24 marzo 1597 - 05 maggio 1598 (appello), data finale fascicolo 18 maggio 1598. ESITO: decisione di condanna alla privazione della cappellania e alla restituzione dei frutti (sentenza del 24 luglio 1597). INQUISITORE: Giulio Cesare Riccardo (nunzio), che conduce l'inchiesta e gli interrogatori. All'accusa partecipano anche Pietro Commoto procuratore fiscale della Camera Apostolica. Successivamente si trova anche l'intervento del podestà e giudice di Costigliole come deputato e commissario del nunzio che raccoglie testimonianze. NOTAIO: Francesco Loira. TESTIMONI: Nicola Pagliacia, Antonio Bello, Ludovico Merloro, Goffredo Ferlando, Giovanni della Valle, Ludovico Constantia (Costanzo), Gabriele Constantia, Giovanni Martina, Pietro Riccardo (?), Tommaso Marietta, Damiano Mellinero (Molinero).


IX,6,b.9, (1600-1619),fasc. 7
PROCEDIMENTO: processo formale contro il curato Giovanni Ferroglio per varie mancanze disciplinari. Ceres (diocesi di Torino) , 08 dicembre 1605 - 15 marzo 1698, cc. 395. ESITO: decisione di assoluzione. GIUDICE DI FEDE: Ottavio Vrollio. NOTAIO: Michele Castagnero. TESTIMONI: Baldassarre Castagnero (denunciante), Anna Graneri, Giovanni Casassa, Carlo Castagnero, Giorgio Bianco, Franceschina Carroccio, Giovanna Castagnero, Michele Castagnero, Giorgio Castagnero, Gaspare Bogiolo, Raimondo Fornaro, Gian Giacomo Zeppato, Bernardino Poma, Giacomo Poma, Giovan Battista Castagnero, Giovan Battista Gilio, Andrea Castagnero, et alii.


IX,6,b.10, (1620-1638),fasc. 2
PROCEDIMENTO: informazioni su Stefano Bovero (Boero) per varie mancanze disciplinari. Envie (diocesi di Torino), 08 giugno 1633 - 03 luglio 1633. GIUDICE DI FEDE: Alessandro Bussensi (Brusento). NOTAIO: Michelani, Negroni. TESTIMONI: Giovan Maria Chiaffo, Alessandro Gauseno, Francesco Gagliardi, Giovanni Gagliardi, Giovan Paolo Seraudo, Alessandro Gauttero, Domenico Oliveri, et alii.


IX,6,b.14, (1665-1669),fasc. 4
PROCEDIMENTO: processo formale contro il curato Bernardino Rolando di Pietro Rolando di Ceresole, per varie mancanze disciplinari (pronuncia di parole ingiuriose, porto d'armi e atteggiamenti rissosi), concubinato (con la cognata), delitti particolari. Cocconito (diocesi di Vercelli, ma il processo si svolge a Torino), 04 agosto 1665 - 02 ottobre 1665, cc. 77. ESITO: decisione di richiedere il proscioglimento (manca la data). INQUISITORE: Pietro Agostino Batiano (Battiano), poi Giovan Francesco Penna. NOTAI: Passironi, Giura, Serra. TESTIMONI: Rocco Ferrero, Bernardo Giachino, Giovanni Raviolo, Francesco Raviolo, Angela Maria Raviolo, Giovan Battista Caviglia, Giovan Pietro Randisone, Atonio Sarbolara (Sarbolasia), Francesco Antonio Petrino, Bernardo Sambolani, Antonio Maria Sbardellato, Giovan Secondo Ferrero, et alii.


IX,6,b.16, (1680-1692),fasc. 25
PROCEDIMENTO: raccolta di informazioni su Isaia Spirito, detto il prete rosso, per concubinato. Savigliano (diocesi di Torino), 27 gennaio 1690 - 11 febbraio 1690, cc. 19. INQUISITORE: Giovan Antonio Carondeletto. NOTAIO: Viberti. TESTIMONI: Giovannina Riva, Giovan Francesco Besse, Anna Maria Gassanti, Giovanna Maria De Rosa, Felice Belli, Giovan Battista Perrotto, Giovan Michele Negro, Giovan Domenico Catocchio, Giovanna Cuttà.


IX,6,b.18, (1700-1710),fasc. 6
PROCEDIMENTO: processo formale contro il sacerdote Giovanni Battista Nora per concubinato. Torino (diocesi di Torino), 06 maggio 1701 - 30 giugno 1701, cc. 32. INQUISITORE: Francesco Battista Basso, procuratore fiscale Pietro Giuseppe Carbonari. NOTAIO: Grono. TESTIMONI: Lucrezia Maria Callieri, Maria Maddalena Valeri, Francesca Maria Salietta, Pietro Antonio Finetta, Cristina Finetta, Teodoro Vernallo, Anna Margherita Madassa. NOTE: la donna (Lucrezia Maria, figlia di Salomone Lates ebreo di Cherasco) era ebrea convertita. L'ordine delle carte non segue la progressione cronologica delle date.


IX,6,b.20, (1720-1728),fasc. 17
PROCEDIMENTO: processo formale contro Anna Maria Caterina Franchetta, moglie di Luigi Boiano (secondo marito); Pietro Francesco Boggino (primo marito), per bigamia. Torino (diocesi di Torino), 17 ottobre 1727 - 20 novembre 1727, cc. 31. INQUISITORE: Antonio Valentus (procuratore fiscale generale). NOTAIO: Gronus. TESTIMONI: Domenico Antonio Rosso, Francesco Secondo Casassa (entrambi avevano giurato che la donna era vedova, sicché erano indagati per falso giuramento), Giovan Francesco Berrio, Felice Agostino Cranosio, Caterina Gonda (matrigna della donna), Maria Maddalena Palieri, et alii. NOTE: la donna si era dichiarata vedova di Giovan Bernardo Casassa.


IX,6,b.22, (1735-1738),fasc. 12
PROCEDIMENTO: processo formale contro il priore Carlo Francesco Matteo Beja per varie mancanze disciplinari. Torre Pellice (Torre della Val Luserna, diocesi di Torino), 18 luglio 1735 - 07 ottobre 1735, cc. 171. INQUISITORE: Carlo Giacinto Bulioni. NOTAIO: Bauzano. TESTIMONI: Maria Maddalena Porra, Giovan Francesco Martina, Caterina Maria Martina, Giovan Antonio Barotto, Andrea Fina, Giovan Battista Fangazio, Michele Castellano, Giovan Battista Tonco, Domenico Giovanni Pasquali et alii. NOTE: varie testimonianze affermano che il priore «introduceva donne eretiche» nella sua casa, riferendosi a donne valdesi. Dicono che queste donne stanno a casa del priore a mangiare e bere, che lo si vede spesso ubriaco e che in un ballo aveva ballato con una eretica non mancando di farle apprezzamenti. Una valdese poi aveva osservato come «li vostri preti non si vogliono maritare e pure vanno a dormire con le donne». Molti dicono che non sempre spiega il Vangelo a messa, e che «attende puocho al confessionario et sia negligente nell'amministrar li sacramenti et assister gli infermi». Si dice anche che abbia messo incinta una donna. Che ad un'altra donna «abbia messo le mani in seno (…) e le abbi toccato le mamelle, anzi abbi tentato di toccarle le parti vergognose e conoscerla carnalmente». L'inquisito nega ogni addebito.


IX,6,b.44, (1785-1789),fasc. 7
PROCEDIMENTO: processo formale contro Massimiliano Martinengo (ex cappuccino di Entraque), figlio di Giovanni Martinengo, per idee della Riforma, Anabattismo, libertinismo, idee illuministiche. Demonte (diocesi di Torino), 03 giugno 1785 - 10 maggio 1786, cc. 53. ESITO: decisione di rinvio a giudizio il 10 maggio 1786. NOTE: all'ex cappuccino era imputato di affermare che «la Chiesa Romana non è la vera chiesa cattolica; che li santi non sono d'istituzione divina né il battesimo, né alcun altro», che non credeva al sacramento della confessione, ma che «lui fino da Cappuccino si confessava mentalmente a Dio, e se per ubbidienza». Aveva trascorso quattro anni in Transilvania, al servizio di un vescovo, impegnato «a tradurre certi manuscritti antichi dalla lingua italiana nella latina». Ed aveva soggiornato anche a Gottingen. Era stato già più volte detenuto, sia in Piemonte, sia in Transilvania. Tra i libri che gli furono sequestrati c'erano alcuni estratti di Lucrezio.
Interrogato, confessò che il sacramento della confessione era «una zizania da non tolerarsi», e che «dalla nascita mia fino al presente ho sempre pensato così, e penserò sempre così». Obiettatogli che dunque manifestava proposizioni eretiche, controbatteva che «Io so che la mia opinione è contraria a quanto insegna la Chiesa, ma non so se sia eretica». Andando avanti su questo tema, affermava che «non è certo che li sacerdoti nell'ordinazione ricevano lo Spirito Santo, e senza aver ricevuto lo Spirito Santo non possono rimettere i peccati» (cc.4v-9r). In un successivo interrogatorio, alla domanda «quale creda sia la vera religione», rispose «quella di Gesù Cristo», e a domanda «se creda che la Chiesa Romana sia quella di Gesù Cristo» rispose: «Io non lo credo». Affermava poi di non credere al Purgatorio, ed essendo stato accusato di avere negato anche Paradiso e Inferno negava, ma alla domanda se credesse l'anima immortale rispondeva: «Io non credo né che sia mortale né che sia immortale», ma che «l'anima dell'uomo sia di sua natura mortale, [mentre] Iddio può conservarla e farle godere il paradiso» (cc. 11r-13r). Interrogato sul celibato del clero rispondeva: «Io penso che il dritto naturale dell'uomo la Chiesa non lo può togliere, e che per qualunque voto si fa non si perde il dritto naturale dell'uomo, perché Iddio è immortale ed il voler togliere il dritto naturale degli uomini può apportare gravissimi mali in questo mondo». Chiestogli se egli ritenesse «lecito usare carnalmente con qualunque donna a chiunque» rispose: «Io quanto alle donne maritare credo di no, ma credo che a tutti sia lecito il commerciare con donna libera, purché non sia puttanesimo, e si agisca per solo oggetto di generare». Domandatogli «Se creda o no che li sacramenti siano stati istituiti da Gesù Cristo» rispose: «Credo niente». Affermava poi di non credere alla transustanziazione, di non ritenere obbligatorio andare a Messa, di aver «mangiato carne venerdì e sabato» (cc. 13v-17r). Affermava inoltre che «tutti coloro i quali esequiscono i comandamenti ed avvertimenti di Gesù Cristo si salvino sia che credano sia che non credano in esso, purché obbediscano a Gesù Cristo» (c. n.n., ma già lo aveva sostenuto nel primo costituto). In tutti gli interrogatori (tre in tutto) più volte gli fu chiesto di ritrattare, ed egli sempre rispose che «se non mi fanno conoscere la falsità di quanto ho asserito negli altri esami io persisto nelle stesse proposizioni» (c.n.n., terzo costituto). Obiettatogli che era incorso in delitto di eresia pertinace, egli rispose: «Il credere è un'operazione dell'anima, e le operazioni dell'anima sono libere, e non può la Chiesa costringere né per mezzo di pene né in altra maniera a credere quanto non si vuol credere, ed il raziocinio è naturale all'uomo, e l'uomo ha perciò dal diritto naturale facoltà di raziocinare, e questa facoltà come di diritto naturale la Chiesa non gliela può togliere, e chi vuole togliere all'uomo la libertà di raziocinare quello merita per lo meno d'essere schiaffeggiato, e d'essere messo in prigione per essere un'impertinenza vera e reale il volere sforzar l'uomo a credere quello che non vuol credere, perché l'uomo credendo quello che vuole non fa torto a nessuno» (c. n.n.).


Ordinamento: La serie è ordinata cronologicamente

La documentazione è stata prodotta da:
Arcidiocesi di Torino. Tribunale ecclesiastico

La documentazione è conservata da:
Arcidiocesi di Torino. Archivio storico diocesano


Redazione e revisione:
Caffaratto Daniela, 2013/04/04, prima redazione

Modalità di consultazione:
L'archivio è consultabile negli orari di apertura dell'Archivio storico diocesano.


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