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Cantimori Delio

Russi (Ravenna) 1904 ago. 30 - Roma 1966 set. 13

Storico
Scrittore

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Cantimori Delio, storico, scrittore (Russi, 1904-Roma, 1966)

Delio Cantimori nacque a Russi il 30 agosto 1904, primogenito dei tre figli di Carlo e Silvia Sintini.
Tutti gli studi sullo storico, dalla sua morte fino a tempi recentissimi, mettono in luce l'importanza della figura paterna nella formazione e nelle scelte intellettuali e politiche della sua giovinezza. Carlo Cantimori, professore e preside di Liceo, fu uno studioso di vaglia, scrittore e giornalista, autore nel 1904 di un'opera importante su Mazzini; in politica repubblicano fervente di tradizione mazziniana, si schierò a favore dell'intervento in guerra dell'Italia nel 1915; nel primo dopoguerra si accostò alle tesi della vittoria "mutilata" e alle posizioni dannunziane su Fiume. Allo stesso periodo risale il suo avvicinamento alle posizioni gentiliane sulla scuola e una rilettura di Mazzini filtrata attraverso la revisione antiindividualistica e idealistica di Gentile; nel 1926 aderì al PNF cui rimase sostenitore fino alla fine (incluso il periodo di Salò).
Delio Cantimori frequentò il ginnasio e la prima classe del liceo al Classico di Ravenna, dove ebbe come insegnanti il latinista Cesare Bione, già allievo della Normale, e il giovane professore di filosofia Galvano Della Volpe; seguendo gli spostamenti del padre terminò gli studi liceali a Forlì, dove conseguì la maturità nel 1924. Nel novembre di quello stesso anno vinse il concorso a convittore interno gratuito alla Scuola normale superiore, iscrivendosi al contempo alla facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Pisa.
Giovanissimo fu politicamente vicino alla tradizione del repubblicanesimo mazziniano, ma si avvicinò molto presto al fascismo che giudicava l'unico elemento capace di portare a termine la rivoluzione nazionale italiana iniziata col Risorgimento e interrottasi nell'Italia giolittiana, forza morale in grado di inserire le masse nello Stato, vincendo l'individualismo egoistico. La sua adesione al fascismo presenta un'attitudine antiborghese e caratteri di radicalismo sociale derivati dalla tradizione mazziniana romagnola, che lo portarono a valutare positivamente la politica corporativa del regime. La sua iscrizione al PNF risale al 1926. Dal 1927 collaborò a "Vita Nova", organo della federazione fascista bolognese, fondato da Arpinati e diretto da Giuseppe Saitta (che fu anche suo docente a Pisa). Dal punto di vista della formazione intellettuale profonda su di lui fu l'influenza dell'attualismo gentiliano. Presso la Scuola normale Cantimori rimase per cinque anni, quattro di corso ordinario e uno di perfezionamento. Nel giugno 1928 si laureò con Giuseppe Saitta, professore di Storia della filosofia all'Università, discutendo la tesi "Ulrico di Hutten e le relazioni tra Rinascimento e Riforma", edita due anni dopo. Alla Normale si legò di profonda amicizia con Giovanni Gentile junior, allievo della Classe di scienze, e stabilì rapporti duraturi con molti altri normalisti tra cui si segnalano Gilberto Bernardini, Aldo Capitini, Carlo Cordié, Fausto Meli, Giorgio Radetti, Claudio Varese, ma anche Vittorio Enzo Alfieri e Claudio Baglietto. Questi legami sono testimoniati da una ricca corrispondenza che sembrerebbe forse attenuare l'ipotesi di un Cantimori isolato all'interno della Normale per la sua convinta adesione al fascismo. Tra i professori stabilì un buon legame con Giovan Vittorio Amoretti, docente di Letteratura tedesca, meno strette ma comunque cordiali le relazioni con Francesco Arnaldi, vicedirettore della Scuola. Nel 1928, come è testimoniato dal carteggio, insegna per un breve periodo al Liceo classico Repetti di Massa. Nel 1929 discute con Gentile, allora commissario e poi direttore della Normale, la tesi di perfezionamento "Sulla storia del concetto di Rinascimento", che verrà pubblicata sugli "Annali della Normale" nel 1932.
Nel settembre 1929, dopo avere vinto il concorso a cattedra di Storia e filosofia per i licei, diviene docente al Liceo classico Dettòri di Cagliari, dove ha tra i suoi allievi il futuro scrittore Giuseppe Dessì, con cui inizia un fitto scambio epistolare. Mantiene nel frattempo i suoi rapporti con l'ambiente pisano e normalistico; nel 1931 si laurea in Letteratura tedesca presso l'Università di Pisa. Trasferito su richiesta da Cagliari al Liceo classico Foscolo di Parma nell'autunno del 1931, ottiene subito dopo una borsa di studio per l'estero che gli permette di soggiornare per alcuni mesi a Basilea, città in cui frequenta i corsi di Storia della Chiesa alla facoltà di Teologia, iniziando contemporaneamente ricerche sugli eretici e protestanti italiani a Basilea nel XVI secolo. Tornato alla fine del 1932 a Pavia, lì conosce e si lega d'amicizia con Carlo Morandi e con Baldo Peroni, professore nel suo stesso Liceo, studioso del Risorgimento italiano e già maestro di Morandi. Nel 1933 la borsa di studio della Accademia d'Italia (Fondazione Volta) lo esonera dall'insegnamento dal settembre 1933 al settembre 1934, permettendogli un nuovo soggiorno all'estero, da lui preparato con grande cura, contattando in anticipo le biblioteche e gli archivi polacchi, svizzeri, inglesi, irlandesi, tedeschi, austriaci, suscettibili di conservare materiale per la sua ricerca sui riformatori italiani del Cinquecento.
L'ampliamento della cerchia dei rapporti personali e accademici durante questo periodo fuori d'Italia è testimoniato dalle lettere di studiosi stranieri quali Stanislao Kot e Hilsenrand da Cracovia, Hassinger da Berlino, Köhler da Heidelberg. Allo scadere della borsa, nell'ottobre del '34, Giovanni Gentile gli offre "per la buona occasione di continuare gli studi" il posto di assistente all'Istituto italiano di studi germanici a Roma, lasciato libero da Luigi Scaravelli. Accettata questa proposta e ottenuto il "comando" dal Ministero dell'educazione nazionale a Villa Sciarra, si occupa della redazione della rivista dell'Istituto e ne dirige la biblioteca. Gli anni 1934-39 sono particolarmente fecondi e importanti. Nel 1935 tiene un corso sulle "Dottrine politiche della Germania contemporanea" presso l'Istituto di studi germanici, un tema di cui si era occupato dal 1933 e che continuerà a coltivare almeno fino al 1940. Nel 1936 ottiene la libera docenza in Storia della Chiesa e l'anno seguente, per interessamento di Gentile, l'incarico di Storia del Cristianesimo alla facoltà di Lettere di Roma. Collabora nel frattempo in maniera continuativa con la casa editrice Sansoni per la quale oltre alla consulenza editoriale si impegna anche in molte traduzioni tra cui quella dei "Principii politici del Nazionalsocialismo" di Carl Schmitt; redige diverse voci dell'Enciclopedia italiana, pubblica per l'Accademia d'Italia. Nel 1939 esce da Sansoni il suo ben noto volume sugli "Eretici italiani del Cinquecento", nel medesimo anno vince il concorso alla cattedra di Storia moderna e gli viene assegnata come sede il Magistero di Messina. Qui insegna, divenendo anche preside di facoltà, nell'anno accademico 1939-40, mantenendo tuttavia l'incarico all'Università di Roma. Nel maggio 1940 ottiene per gli "Eretici" il premio Gautieri per gli studi storici, concesso dall'Accademia delle scienze di Torino. Nell'autunno del 1940 Giovanni Gentile lo chiama come professore interno di Storia alla Normale di Pisa, una cattedra istituita ad hoc, modificando per l'antico allievo lo Statuto della Scuola. Della Normale gentiliana Cantimori sarà parte attiva e responsabile, assumendo anche per alcuni mesi del 1942 il ruolo di vicedirettore. Risale probabilmente alla fine degli anni '30 o agli inizi del 1940 l'avvicinamento di Delio Cantimori al partito comunista, un avvicinamento in cui gioca un ruolo non secondario la moglie Emma Mezzomonti, sposata agli inizi del 1936. Insegnante di lingua tedesca e anche lei collaboratrice dell'Istituto Germanico, la Mezzomonti era, già al momento del matrimonio con Cantimori, una militante comunista. Questa adesione non si esplicitò tuttavia per lo storico in un impegno politico attivo. Dal 1941 inizia la collaborazione con l'editore Einaudi, ampiamente documentata dal carteggio, che conserva molte lettere sia di Giulio Einaudi che dei suoi collaboratori, primo tra tutti in ordine di tempo Giaime Pintor. Il rapporto con Einaudi non gli impedisce tuttavia di preparare anche contributi per l'ISPI nella collana "Documenti di Storia e pensiero politico" diretta dal Volpe e di proseguire il rapporto con la Sansoni. Nel frattempo il suo interesse scientifico si viene spostando sempre di più dallo studio della riforma religiosa del Cinquecento a quello delle riforme sociali sette-ottocentesche fino ad investire il periodo risorgimentale. Ne sono frutto il volume "Utopisti e riformatori italiani 1794-1847" e la cura dei "Discorsi parlamentari di Cavour", entrambi del 1943. L'insegnamento in Normale, interrottosi nel periodo della repubblica di Salò, riprende nel 1944, dopo la nomina di Luigi Russo a direttore della Scuola. Lì Delio Cantimori resta fino al 1948, anno in cui passa alla cattedra di Storia Moderna della Facoltà di Lettere di Pisa, pur mantenendo un incarico in Normale.
Al 1948 risale la sua adesione al PCI, cui rimane iscritto fino al 1956, esplicitando il suo impegno con una partecipazione vivace al dibattito culturale e politico del dopoguerra. Prosegue e anzi amplia la sua attività di consulenza editoriale per Einaudi, scrive sulle riviste einaudiane, occasionalmente al "Politecnico" di Vittorini e in maniera assidua a "Società".
Nel 1951-52 assieme con Emma Mezzomonti traduce per le Edizioni di Rinascita il primo libro del "Capitale" di Marx. Dagli inizi degli anni '50 inizia anche una proficua collaborazione con Edizioni di Storia e letteratura di Giuseppe De Luca. Nel 1951, in seguito alla morte di Carlo Morandi, ottiene la cattedra di Storia Moderna a Firenze. Il legame con la Scuola normale superiore non si interrompe neppure dopo il passaggio a Firenze; infatti, Cantimori vi terrà fino al 1956 il corso di Storia della Chiesa, seguito nel 1960 dall'insegnamento di Metodologia della storia. Dopo la decisione di allontanarsi dal PCI i suoi interessi, meno legati all'attualità, si rivolgono di nuovo allo studio del Cinquecento, come è testimoniato in vari scritti usciti dal 1959 fino al 1966 e anche postumi.


Generated archives:
Cantimori Delio (fondo)


Bibliography:
L. PERINI - J. TEDESCHI, "La bibliografia degli scritti di Delio Cantimori", in "Rivista Storica Italiana", anno 79 (1967), fasc. 4, pp. 1173-1208
G. MICCOLI, "Delio Cantimori: la ricerca di una nuova critica storiografica", Torino, Einaudi, 1970
"Dizionario Biografico degli Italiani", Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, vol. 18 (da "Canella" a "Cappello", 1975), sub voce (Dizionario biografico degli italiani)
D. Cantimori, "Politica e storia contemporanea. Scritti 1927-1942", a cura e con introduzione di L. Mangoni, Torino, Einaudi, 1991
D. CANTIMORI, "Eretici italiani del Cinquecento e altri scritti", a cura e con introduzione di A. PROSPERI, Torino, Einaudi, 1992
P. SIMONCELLI, "Cantimori, Gentile e la Normale di Pisa. Profili e documenti", Milano, Franco Angeli, 1994
R. PERTICI, "Mazzinianesimo, fascismo, comunismo: l'itinerario politico di Delio Cantimori (1919-1943)", in "Storia della storiografia", 31 (1997), pp. 3-182
P. SIMONCELLI, "La Normale di Pisa. Tensioni e consenso (1928-1938). Appendice 1944-1949", Milano, Franco Angeli, 1998
"Guida agli archivi delle personalità della cultura in Toscana tra '800 e '900. L'area pisana", a cura di E. Capannelli e E. Insabato, Firenze, Olschki, 2000, 74-80

Editing and review:
Capannelli Emilio, revisione
Lenzi Marco, revisione
Morotti Laura, 2011/11, rielaborazione
Sbrilli Miletta, prima redazione


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