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Stato pontificio: ordinamento territoriale delle Marche, dell'Umbria e del Lazio, 1798 - 1814

1798 - 1814

Repubblica Romana (1798-1799)
Con la proclamazione della Repubblica romana, il 15 febbraio 1798, i principi innovativi della politica amministrativa francese entrano di pieno diritto negli ex territori pontifici. La carta costituzionale, pubblicata il 17 marzo, contempla la classica tripartizione tra potere legislativo, affidato a due Camere (Senato e Tribunato), potere giudiziario, esercitato da giudici elettivi ed inamovibili, ai tribunali, potere esecutivo attribuito a cinque consoli. Da questo dipendono quattro ministeri (giustizia e polizia, interno, finanze, guerra marina e affari esteri), la grande questura (tesoreria nazionale) e la grande contabilità (computisteria nazionale).
Il territorio dello Stato è diviso in otto dipartimenti: del Metauro (Ancona), del Musone (Macerata), del Tronto (Fermo), del Trasimeno (Perugia), del Clitunno (Spoleto), del Cimino (Viterbo), del Tevere (Roma), del Circeo (Anagni). A loro volta i dipartimenti sono articolati in cantoni, ed entro quest'ultimi, che costituiscono la minore delle circoscrizioni statali, le antiche comunità pontificie subiscono un incisivo processo di omogeneizzazione, in quanto soltanto i centri con più di 10.000 abitanti costituiscono una municipalità propria, retta da edili, mentre gli altri vengono raggruppati fino a raggiungere questa soglia minima di popolazione.
L'esperienza della Repubblica romana si concluderà con la resa (29 settembre 1799) agli eserciti napoletano ed austriaco.

Prima Restaurazione (1799-1809)
Dalla fine della Repubblica romana (29 settembre 1799) si succedettero le amministrazioni provvisorie militari fino al recupero nel giugno del 1800 dei territori del Lazio, dell'Umbria e delle Marche. Ma nei primi atti del pontificato di Pio VII, si coglie la chiara consapevolezza di dover procedere sulla via di una riorganizzazione dello Stato. Con l'editto del segretario di Stato Consalvi del 22 giugno 1800 viene riorganizzato il territorio statale. Furono istituite 7 delegazioni apostoliche con a capo un delegato residente nel capoluogo (Viterbo, Spoleto, Perugia, Camerino, Macerata, Ancona e Urbino); furono istituite anche le province suburbane di Civitavecchia, Campagna e Marittima (con capoluogo Frosinone), Sabina (con capoluogo Rieti). Il provvedimento consente ai laici l'accesso a cariche pubbliche, in verità di minore importanza, di organi centrali e periferici e, soprattutto, prevede una razionalizzazione del rapporto tra lo Stato e le autonomie locali, I controlli sulle finanze comunali furono affidati ad amministratori del Buon Governo con l'abolizione degli antichi tesorieri provinciali. Per quel che interessa la sistemazione delle comunità più vicine a Roma, è di qualche rilievo la ricomparsa, nell'elenco di comunità annesso alla notificazione del card. Consalvi del 26 agosto 1803, della denominazione Lazio, che comprende sette gruppi di comunità: Palestrina e dintorni, Cori e dintorni, il territorio di Velletri, un gruppo di comunità dei Colli Albani con Frascati, un secondo gruppo con Albano e Castelgandolfo e anche Nettuno; Subiaco e i luoghi già soggetti all'abbazia; Tivoli e numerose località sul corso dell'Aniene.

Impero francese (1809-1814)
A seguito delle campagne napoleoniche, dal 1808 le Marche sono unite al Regno d'Italia mentre nel 1809, soppresso lo Stato pontificio (decreto di Napoleone del 17 maggio 1809), il Lazio e l'Umbria sono annessi all'Impero napoleonico nei modi decisi da una Consulta straordinaria per gli stati romani, istituita il 1 giugno. Nella seduta del 21 giugno 1809 questa decretò l'articolazione territoriale nei due dipartimenti del Tevere (o di Roma) e del Trasimeno (città di Roma a parte, amministrata da un corpo municipale formato dal maire e dagli assessori o consiglieri), a loro volta suddivisi in circondari (arrondissements) e cantoni, la minore delle circoscrizioni statali. Questa, sede del giudice di pace, era al contempo la "cellula della società civile", poiché a livello elettorale non già le comuni ma i cantoni venivano rappresentati nel circondario e nel dipartimento.
Il dipartimento del Tevere era costituito da 4 arrondissements: Velletri, Frosinone, Rieti , Viterbo (in seguito si aggiunse Tivoli); il dipartimento del Trasimeno comprendeva gli arrondissements di Spoleto, Perugia, Todi, Foligno. L'amministrazione di ogni dipartimento fu affidata ad un prefetto, un segretario generale di prefettura e un consiglio generale di dipartimento. Ogni circondario (arrondissement-provincia) fu amministrato da un sottoprefetto. Entro i singoli cantoni, le comuni erano amministrate dal maire (sindaco), e da un consiglio municipale. I maires duravano in carica 5 anni ed erano scelti tra i consiglieri municipali, scelti a loro volta tra i 100 maggiori contribuenti. I comuni con più di 20.000 franchi di bilancio dovevano tenere un ricevitore municipale, e nel 1804 un percettore delle imposte in rapporto col ricevitore di arrondissement e col ricevitore generale del dipartimento.
(scheda a cura di A. Kolega, S.A Lazio)

Estratto da: E. Gerardi, "Lineamenti istituzionali e documentazione nel periodo francese e nella Restaurazione", in Soprintendenza archivistica per il Lazio, "Gli archivi storici comunali. Lezioni di archivistica", Quaderni dell Rivista storica del Lazio, 1 (1998), pp. 37-52, e dalla stessa pubblicazione A Kolega, "La formazione del Lazio: Tavole territoriali delle comunità laziali dal 1798 ad oggi", pp. 227-316.
- P. Buonora, "Il Comune durante il periodo napoleonico: istituzioni francesi, Stato moderno e controllo del territorio", in "Gli anni rivoluzionari nel Lazio Meridionale (1789 - 1815)". Atti del Convegno, Patrica 29 ottobre 1989, Patrica 1990, p. 167.


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Stato pontificio: ordinamento territoriale delle province laziali, secc. XIV - XVIII

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