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Comune di Viterbo

Sede: Viterbo
Date di esistenza: sec. VIII -

Intestazioni:
Comune di Viterbo, Viterbo, sec. VIII -, SIUSA

Già importante centro etrusco-romano, poi scelto dai Longobardi quale base militare, Viterbo (Castro Bitervo) è citato nel 741 come confine meridionale della Tuscia Longobarda; successivamente rientra nella donazione di Carlo Magno al Papa divenendo nel 1207 capitale del Patrimonio di S. Pietro.
Già nel 1095 Viterbo si costituì libero comune e del 1160 è la concessione del titolo di Città da parte di Federico Barbarossa. Il 1172 vide la fine della lunga contesa con la rivale città di Ferento, distrutta per vendicare la serie di tradimenti di cui si era macchiata; vent'anni dopo Celestino III innalzò Viterbo a sede vescovile. Da allora la città si avviò a vivere un'epoca di espansione urbanistica, di potenza e prestigio politico che ebbe il suo culmine con la designazione a luogo di residenza dei pontefici alternativo alla turbolenta Roma. Fra il XII e XIII sec., infatti, la città ricoprì un ruolo di primo piano nelle lotte fra Papato ed Impero e sebbene talvolta, con Barbarossa e Federico II, la fazione ghibellina prese il sopravvento, Viterbo mantenne sempre la sua tradizionale fedeltà al Papato. Dopo i soggiorni di Alessandro IV e Urbano IV, tra il 1255 e il 1266 venne avviata la costruzione del Palazzo Papale destinato ad ospitare il papa francese Clemente IV; successivamente altri papi furono eletti a Viterbo e qui si svolse il lungo e famoso conclave del 1281 che, tra i tumulti della popolazione, si concluse con l'elezione di Martino IV. Successivamente l'interdetto papale e la cattività avignonese risvegliarono in città feroci lotte tra le fazioni che si conclusero solo dopo il 1354, con la restaurazione del potere pontificio ad opera dell'Albornoz: da allora Viterbo fu alle dirette dipendenze della Santa Sede, da cui ricevette protezione e privilegi. Già sede di Governo e capitale del Patrimonio, durante l'occupazione francese fu dapprima capitale del dipartimento del Cimino, poi declassata a capoluogo di circondario appartenente al dipartimento del Tevere. Con la Restaurazione e la riforma del 1816 Viterbo fu capoluogo di delegazione sino all'ingresso nel Regno d'Italia avvenuto nell'ottobre 1870. Perduta la qualifica di capoluogo di provincia, la città fu declassata a sottoprefettura, dipendente da Roma, capoluogo di circondario e sede di pretura, con un tribunale e una corte d'assise. Solo con d.l. 2.1.1927 Viterbo è tornata ad essere capoluogo della neoistituita provincia la quale, con successiva legge del 2.12.1928, ha acquisito anche i comuni di Montalto, Tarquinia, Monterosi, Oriolo, Nepi precedentemente appartenenti alla provincia di Roma.
Nel 1928 in seguito alla soppressione dei comuni di Bagnaia, Grotte di Castro e San Martino al Cimino, Viterbo ha esteso la sua amministrazione anche su questi paesi; nel 1946, infine, ha aggregato le frazioni di Roccalvecce e S. Angelo distaccate dal comune di Celleno.

Condizione giuridica:
pubblico

Tipologia del soggetto produttore:
ente pubblico territoriale


Soggetti produttori:

Predecessori:
Comune di Bagnaia (Viterbo)


Profili istituzionali collegati:
Comune, 1859 -
Comunità (Stato della Chiesa), 1815 - 1870
Comunità (Stato della Chiesa), sec. XIV - sec. XVIII
Comunità laziali nel periodo francese, 1798 - 1814

Complessi archivistici prodotti:
Comune di Viterbo (complesso di fondi / superfondo)


Redazione e revisione:
Barbafieri Adriana, 2005/11/18, revisione


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