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Consorzio dei compadroni dei molini di Imola

Sede: Imola (Bologna)
Date di esistenza: 1868 - 1970

Intestazioni:
Congregazione dei compadroni dei molini, Imola (Bologna), sec. XV - 1868, SIUSA
Consorzio dei compadroni dei molini di Imola, Imola (Bologna), 1868 - 1970, SIUSA

Altre denominazioni:
Congregazione dei Compadroni dei molini, sec. XV - 1868

Il canale dei molini di Imola e Massalombarda è un corso totalmente artificiale che si snoda per una lunghezza di circa 40 km. Inizia alla chiusa di Codrignano, a 9 km. a monte di Imola, derivando le sue acque dal fiume Santerno; attraversa i territori facenti parte dei Comuni di Imola, Mordano, Massalombarda, Conselice ed Argenta e termina il suo corso al Ponte della Bastia, dove scarica le sue acque nel fiume Reno. Di impianto medievale e forse di principale utilizzo navile, il canale assunse progressivamente maggiore importanza con l¿incremento delle attività molitorie legate allo sviluppo di Imola nei secoli XII e XIII. Nella gestione del manufatto venne sempre più affermandosi la presenza e l¿intervento di privati a seguito di concessioni e convenzioni con il Comune, motivate da esigenze di manutenzione. Il passaggio nel 1436 dei territori di Massalombarda, di Conselice e altri alla signoria estense e la susseguente divisione politica - protrattasi fino alla fine del secolo XVI - delle zone attraversate dal canale provocò, o agevolò, la nascita di profondi contrasti fra gli utenti dello stesso. Conseguenza di tale divisione fu la gestione separata, attuata fino al 1936, da parte delle comunità di Imola e di Massalombarda dei due tronchi del canale, quello superiore dalla Chiusa di Codrignano a Bubano, e quello inferiore da Bubano a Conselice. A partire dal secolo XV andò poi conquistando importanza la congregazione dei «compadroni», ossia dei proprietari dei molini edificati sul canale, obbligati ad opere comuni di manutenzione. La vera e propria «Congregazione dei Compadroni dei Molini» si può dire fosse in germe fin dal 1271, allorché il Comune di Imola volle affidare ai proprietari e ai conduttori dei molini la manutenzione del cavo per tutto il tratto inferiore del canale. Da questo onere, che col tempo era destinato a trasformarsi in una presunzione di diritto di proprietà da parte dei mugnai sul canale, sorse la necessità di un accordo tra essi, soprattutto quando furono accollate loro le spese di manutenzione. Col tempo, inoltre, il Comune di Imola cedette ai «compadroni» gran parte delle proprietà dei suoi molini sul canale, andando progressivamente disinteressandosi di esso. Nel contempo lo sviluppo delle tecniche di coltivazione e l¿introduzione di nuove produzioni diedero spessore sempre più reale alle esigenze dei derivatari d¿acqua del canale ad uso irriguo; col diminuire dell¿interesse al canale del Comune di Imola, sostituito da un privato consorzio di persone, si intensificò l¿esigenza degli utenti di regolamentare le prese d¿acqua. Per dirimere la materia vi furono interventi a più riprese, ma blandi; generalmente in tali interventi furono i diritti dei «compadroni» a trovare il migliore ascolto e la più sicura protezione, anche perché nel tempo tale congregazione si era rafforzata internamente. Significativi infine furono un bando del cardinal legato Vincenzo Borromeo del 1779 ed una successiva nota complementare, conosciuta come «Visita Patuzzi» del 1780, con cui veniva sancito il completo controllo sul canale dei compadroni. Contro questi interventi, e quindi contro i «compadroni», agirono a più riprese i derivatari d¿acqua con l¿aperto appoggio del Comune, gli uni e l¿altro intenzionati a sottolineare la natura e destinazione «pubblica» del canale. Durante il secolo XIX si susseguirono le diatribe e le polemiche tra la Congregazione e gli utenti e il Comune, con il tentativo di regolamentare sempre meglio le derivazioni d¿acqua; ma la Congregazione, convinta fosse impossibile una base d¿intesa con i derivatari per giungere ad un accordo per un regolamento per l¿uso del canale, si dedicò in proprio allo studio delle norme che dovevano servire allo scopo. A tal fine nel 1868 la Congregazione dei Compadroni si trasformò da società di fatto in un apposito consorzio (il «Consorzio dei Compadroni dei molini ed opifici sul Canale di Imola e delle acque scorrenti sul canale stesso»), dandosi così una forma costitutiva legale ed un proprio statuto che, pur essendo frutto dei soli compadroni, veniva a colmare una lacuna secolare, ammodernando e fissando norme e regole e verso le quali le reazioni dei derivatari furono esigue. Seguì un lungo periodo di distensione, per arrivare infine alla convenzione del 13 marzo 1936 con cui veniva ratificata la fusione del Consorzio dei Compadroni dei Molini di Imola e della Congregazione dei Molini di Massalombarda, da cui trasse origine il moderno Consorzio di miglioramento fondiario degli Utenti del Canale dei Molini di Imola e Massalombarda, in cui confluirono tanto i proprietari di molini e di opifici quanto i derivatari d¿acqua ad uso irriguo e industriale delle due zone, con una partecipazione proporzionata al grado di utenza.

Condizione giuridica:
pubblico

Tipologia del soggetto produttore:
ente funzionale territoriale


Soggetti produttori:

Successori:
Consorzio di miglioramento fondiario degli utenti del canale dei molini di Imola e Massalombarda


Profili istituzionali collegati:
Consorzio di bonifica (Emilia Romagna), sec. XVI -

Complessi archivistici prodotti:
Consorzio dei Compadroni dei molini di Imola (fondo)


Redazione e revisione:
Tarozzi Simona, 2005/10/30, prima redazione


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