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Collegio della Sapienza Nuova di Perugia

Sede: Perugia
Date di esistenza: 1425 - 1806, L'estremo remoto di esistenza si riferisce alla prima assegnazione di beni concessa da papa Martino V.

Intestazioni:
Collegio della Sapienza Nuova di Perugia, Perugia, 1425 - 1806, SIUSA
Casa di San Girolamo di Perugia, Perugia, 1425 - 1806, SIUSA

Altre denominazioni:
Casa di San Girolamo di Perugia, 1425 - 1806

La Casa di San Girolamo, più nota con il nome di Collegio della Sapienza Nuova, ebbe origine dall'iniziativa del domenicano Benedetto Guidalotti, ecclesiastico docente dello "Studium generale" di Perugia, che volle creare un collegio per studenti, poveri e forestieri, che lo frequetavano.
Nel 1425 papa Martino V concesse, per la costituzione e il mantenimento della Casa, l'assegnazione dei redditi e dei beni patrimoniali di proprietà della Chiesa e in godimento di Guidalotti, quali l'Abbazia di Sant'Arcangelo. Alla rendita concessa dal papa si aggiunse quella proveniente dalle case di proprietà della famiglia Guidalotti, site in città.
Nel 1426, inoltre, il Collegio si arricchì dell'Arcipresbiterato di Santa Maria di Pieve Caina, dell'Ordine di Sant'Agostino, e nel 1427 della Chiesa di Sant'Isidoro in Perugia. Sempre in tale anno Guidalotti acquistò l'Albergo del Leone, nella Parrocchia di San Biagio sita nel quartiere di Porta Eburnea, per farne la sede del Collegio ed avviò i lavori per provvedere alla nuova destinazione d'uso; nel 1429, prima ancora di vedere ultimata la ristrutturazione, morì.
Nel 1430 Martino V incaricò Antonio Casini, cardinale del titolo di San Marcello, di istituire il Collegio e di disciplinarne l'organizzazione amministrativa e definirne i criteri di ammissione degli studenti.
L'11 maggio 1431 Casini, attraverso le sue "Ordinationes", istituì la Casa di San Girolamo, individuandone i governatori nel priore di Monte Morcino, dell'Ordine di Monte Oliveto, o un suo vicario, e nei consoli del Collegio della Mercanzia; finché fosse vissuto, se ne riservava, però, l'amministrazione diretta. Trasformò Sant'Arcangelo in priorato e Santa Maria di Pieve Caina e Sant'Isidoro in cappellanie, al fine di garantire la resa di una rendita. Casini affidò la direzione della Casa ad un rettore, necessariamente chierico e letterato, e fissò a venti, compresi due cappellani, il numero massimo di studenti. L'anno successivo il priore di Monte Morcino rinunciò alla carica e venne sostituito dal priore dei chiostri della Cattedrale di San Lorenzo in Perugia.
Nel 1443 si verificò l'ingresso dei primi scolari e furono redatti i primi statuti, datati 24 novembre e stilati in analogia con quelli del Collegio della Sapienza Vecchia, istituito nel 1362 a Perugia con finalità analoghe.
In base ad essi, erano ammessi alla Casa quaranta studenti, provenienti da luoghi distanti almeno trenta miglia dalla città, la cui domanda fosse stata esaminata ed accolta dai superiori del Collegio; uno studente ed uno dei due cappellani, sacerdoti secolari o monaci, erano ammessi gratuitamente per volontà della famiglia Guidalotti. I cappellani provvedevano anche all'assistenza spirituale dei loro compagni e alle celebrazioni che si tenevano nella cappella della Casa. Il soggiorno poteva durare da tre a sette anni ed era previsto il pagamento di una retta d'ingresso. Tra gli studenti erano designati dei consiglieri, che dovevano documentare la buona gestione della Casa compilando il libro di entrata e uscita, confrontato, alla fine dell'anno, con quello redatto singolarmente dal rettore. Il rettore e i consiglieri potevano legiferare ed assumevano il cuoco, il cellerario, il portinaio e i servitori. Il rettore, che doveva essere un chierico letterato, era eletto ogni anno dai superiori del Collegio e poteva essere rieletto; era tenuto a prestare giuramento sulle costituzioni e a presentare una fideiussione. Provvedeva alla disciplina del Collegio, alla somministrazione del vitto e all'amministrazione delle proprietà; aveva una provvigione per tale incarico e rendeva conto del suo operato ad un sindaco nominato dai superiori e ad uno designato dagli studenti. Periodicamente il priore dei chiostri della Cattedrale di San Lorenzo e i consoli del Collegio della Mercanzia compivano visite ispettive per verificare l'attività del rettore e il comportamento degli studenti.
Con le costituzioni del 1466-1467 vennero introdotti un vicerettore, scolaro scelto dal rettore, e l'ebdomadario, incaricato di annotare le spese per il vitto in appositi registri periodicamente controllati dal rettore e dai consiglieri. Venne, inoltre, introdotto l'obbligo di registrare le presenze e le assenze degli studenti.
Nel 1471 papa Paolo II confermò le costituzioni del 1443 e le successive modifiche e aggiunse ai beni del Collegio il beneficio della Chiesa di Santa Maria di Ancaelle, vicina all'Abbazia di Sant'Arcangelo in Magione.
Nel 1540, in seguito alla ribellione cittadina capeggiata dalla famiglia Baglioni contro l'aumento dell'imposta sul sale e al conseguente ordine di papa Paolo III di abbattere le case gentilizie di Perugia per costruire la Rocca Paolina, il Collegio fu costretto a chiudere, perché rientrava tra gli eifici da distruggere.
Gli studenti, perso l'alloggio per qualche tempo, furono poi ospitati dal vescovo di Perugia, Bernardino di Casale, nel palazzo della Camera apostolica in piazza del Sopramuro, vicino all'edificio dell'Università; nel 1544 lo stesso papa concesse al Collegio la parte illesa del Convento di Santa Maria dei Servi, dove restò fino alla fine del Settecento.
Con atto del 5 novembre 1564 il papa Pio IV rilasciò l'approvazione delle nuove costituzioni, che affidarono la scelta del rettore al Collegio dei dottori perugini, e introdussero rigorosi controlli al suo operato; furono previsti i commissari, poi aboliti dalle riforme del 1596, deputati al controllo dell'amministrazione. Anche le regole per l'ammissione degli studenti, portati a 42, furono precisate: essi dovevano avere 18 anni, essere poveri, provenire anche da Germania, Gallia, Spagna.
Per tutto il Cinquecento e fino alla fine del Settecento il Collegio continuò a funzionare a fasi alterne.
Nel 1635, in occasione di una riapertura, furono redatte nuove costituzioni, che confermarono le disposizioni del 1596 e le modifiche successive, e conferirono maggiori poteri al vicerettore, responsabile con il rettore della compilazione dei libri contabili e, in particolare, di quello denominato "Campione", in cui si annotavano tutti i beni immobili.
Nel 1692 un avvenimento scosse la vita della Casa di San Girolamo: i padri Gesuiti, infatti, manifestarono l'intenzione di trasformare il Collegio in un seminario aperto anche ai nobili perugini e fin dall'età di 12 anni. La vertenza si risolse, però, a favore del Collegio che, anche in virtù della bolla di Pio IV del 1564, non cambiò i propri principi fondanti.
Nel 1778 furono pubblicate nuove costituzioni a stampa. Accogliendo l'indirizzo già espresso da papa Clemente XII con breve dell'11 gennaio 1732, il Collegio aprì ai perugini, in seguito anche alla riduzione del numero dei giovani che si trasferivano a Perugia per ragioni di studio. Gli studenti dovevano avere almeno 16 anni e aver compiuto gli studi inferiori. Il numero massimo di quelli da addottorare era dodici, di cui nove italiani e tre stranieri; era prevista, previa disponibilità economica, la presenza, al massimo per un triennio, di studenti che non avessero l'obbligo di laurearsi. Come in precedenza, ai superiori spettava la nomina di tutti gli impiegati della Casa e il controllo dell'amministrazione. Si parlava anche di custodi, incaricati di provvedere alla disciplina degli studenti e di accompagnarli a lezione.
Nel 1798 il governo cittadino della Repubblica romana soppresse tutti i collegi universitari attivi in città, affidando l'amministrazione dei loro beni allo Studio perugino che dall'anno successivo venne trasferito proprio nei locali precedentemente appartenuti alla Casa gerolimiana.
Nel 1800, con il ritorno del governo pontificio, il Collegio fu riaffidato agli antichi amministratori, ma rimase chiuso per alcuni anni. Nel 1803 i magistrati del Comune, i consoli del Collegio della Mercanzia ed alcune famiglie perugine, desiderose che i propri figli fossero ammessi al Collegio della Sapienza Nuova, si appellarono al papa Pio VII, per mezzo del vescovo, affinché fosse concessa una riforma dell'istituzione.
Il piano prevedeva una modifica sostanziale dell'amministrazione e delle finalità del Collegio.
Con il chirografo del 30 gennaio 1806 papa Pio VII accolse il piano di riforma che modificava anche il numero degli amministratori.
Sorse, così, un nuovo istituto, il Collegio Pio della Sapienza, che ereditò i beni del Collegio della Sapienza Nuova, ma se ne distinse per ordinamento e scopi: non era più un convitto universitario ma un istituto educativo con scuole interne.


Condizione giuridica:
privato

Tipologia del soggetto produttore:
ente di assistenza e beneficenza


Soggetti produttori:

Predecessori:
Abbazia di Sant'Arcangelo di Magione, 1430 -

Successori:
Collegio Pio della Sapienza di Perugia, 1806 -

Collegati:
Collegio della Mercanzia di Perugia, 1431 - 1806
Collegio della Sapienza Bartolina di Perugia, 1575 - 1806


Complessi archivistici prodotti:
Collegio della Sapienza Nuova di Perugia (fondo)


Bibliografia:
SOPRINTENDENZA ARCHIVISTICA PER L'UMBRIA, UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI PERUGIA, ARCHIVIO DI STATO DI PERUGIA, COLLEGIO PIO DELLA SAPIENZA DI PERUGIA, NOBILE COLLEGIO DELLA MERCANZIA, Il fondo archivistico del Collegio Pio della Sapienza di Perugia. Inventario, a cura di L. MARCONI, D. MORI. M. A. PANZANELLI FRATONI, coordinamento scientifico di G. GIUBBINI, Perugia, s.e., 2005 (Scaffali senza polvere, 10), 23-32, 193

Redazione e revisione:
Lonzini Silvia, 2007/01/22, prima redazione
Santolamazza Rossella, 2010/09/14, revisione


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