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Manifatture Cotoniere Meridionali - MCM - Salerno

Sede: Salerno
Date di esistenza: 1829 - 1995

Intestazioni:
Manifatture Cotoniere Meridionali - MCM, Salerno, 1829 - 1995, SIUSA

Altre denominazioni:
Vonwiller-Zueblin, poi Schlaepfer e Wenner, 1829-1916
Cotonifici Riuniti di Salerno, 1916-1918
Società Cotonificio Salernitano, 1918-1930
Manifatture cotoniere meridionali, 1930-1995

Il Mezzogiorno in epoca borbonica ebbe uno sviluppo industriale determinato in gran parte dai provvedimenti legislativi del 15 dicembre 1823 e del 20 novembre 1824, che crearono una fortissima barriera protettiva a difesa della produzione nazionale, creando una sorta di "serra" in cui le industrie meridionali ebbero la possibilità di svilupparsi
Grandi progressi fece in particolare l'industria cotoniera che, per il ciclo di produzione in via di progressivo accentramento nelle fabbriche, per la moderna attrezzatura e per il numero degli operai impiegati, ebbe un posto di primissimo piano nella vita industriale del Sud dell'Italia. Nel XIX secolo l'economia in particolare della provincia di Salerno conobbe una forte crescita. Grazie ad una serie di "capitani d'industria" stranieri, soprattutto svizzeri ma anche tedeschi, il settore tessile si sviluppò enormemente a Fratte di Salerno sul fiume Irno e a Scafati sul fiume Sarno. Si trattò di una vera rivoluzione industriale: negli insediamenti salernitani saranno in sostanza introdotti, dall'esterno, fattori organizzativi e produttivi che indurranno uno sviluppo accelerato e di un rilievo mai prima d'allora conosciuto.
Pur rappresentando uno dei più progrediti rami industriali nell'economia della provincia salernitana in epoca borbonica, il tessile cotoniero rimase per lungo tempo nelle mani di un gruppo abbastanza ristretto di industriali elvetici, legati tra di loro da legami di affari e di famiglia. La storia dell'originario nucleo d'imprenditori svizzeri, emigrati nel salernitano insieme alle proprie famiglie ed a gruppi di tecnici specializzati nella lavorazione del cotone, s'intreccerà e condizionerà le vicende del territorio individuato quale area, alternativa alla Svizzera, più idonea in cui investire. Essi apporteranno innovazioni radicali nella concezione del modo di fare impresa, impianteranno grandi opifici tessili dando vita a manifatture di estesa dimensione, la cui attività produttiva verrà organizzata in maniera rigorosa e scientifica.
E' noto come il blocco continentale deciso in epoca napoleonica contro gli inglesi avesse fatto mancare alle industrie svizzere le materie prime provenienti dall'America, indispensabili per l'avvio del ciclo produttivo. Tale situazione concorse a far valutare agli imprenditori elvetici l'opportunità di ricollocare altrove, in altra sede rispetto al proprio tradizionale polo industriale e produttivo, parti consistenti delle proprie attività. Gli imprenditori stranieri decisero i siti di localizzazione delle loro attività dopo un'accurata e scientifica indagine delle caratteristiche dei territori, avvalendosi di collaborazioni e competenze scientifiche di prim' ordine. Vero pioniere fu Giovan Giacomo Egg che, facendo venire dalla Svizzera anche la mano d'opera specializzata, ottenne dal Murat di impiantare nel 1812 una manifattura tessile e, con la Restaurazione, alla protezione del Murat sostituì quella dei Borbone che concessero l'entrata in vigore delle tariffe doganali protettive, consentendo alla fabbrica di consolidarsi e prosperare. La fortunata esperienza dell'Egg fu un esempio ed un richiamo per altri imprenditori elvetici. Sorse così la società Vonwiller-Zueblin, nel 1829 con filanda a Fratte di Salerno, che nel 1833 fu ampliata, costruendo inoltre una nuova fabbrica ad Angri, facendo ricorso per il capitale necessario in primo luogo ad un commerciante-banchiere tedesco, il Gruber, e poi agli svizzeri Schlaepfer e Wenner, i quali ben presto acquistarono un ruolo di prim'ordine nella gestione delle aziende. Nel 1842 si procedé a un rinnovamento completo degli impianti e per provvedervi si dové allargare la base finanziaria della società, ricorrendo sempre al capitale straniero della ditta inglese Schunk Souchay & C. di Manchester. Contemporaneamente la filanda Vonwiller di Fratte si era andata sviluppando ma, dal punto di vista finanziario, la ditta era sotto l'influenza del capitale tedesco. Anche a Scafati fin dal 1825, per iniziativa di un operaio tintore zurighese, Giovanni Meyer, sorse un altro nucleo di industria tessile, dapprima una modesta tintoria, alla quale si aggiunse più tardi un reparto di stamperia a quadri. Il Meyer, associato con un altro svizzero, lo Zollinger, fece sorgere nel 1834 una piccola filanda e tessitoria, le cui fortune furono continuate dal genero del Meyer, Rodolfo Freitag, che impiantò nel 1857, sempre a Scafati, una tessitoria meccanica con 204 telai e con macchine a vapore. Come direttore delle aziende di Scafati iniziò, alcuni decenni più tardi, la sua attività industriale Roberto Wenner, figura di imprenditore moderno, che diede nuovo impulso ed aprì nuovi mercati alla produzione cotoniera meridionale. E si sviluppa anche l'indotto con la nascita di piccoli opifici che coesistevano assieme ad imprese siderurgiche, come la Fonderia di Fratte, nata nel 1837 in funzione della produzione dei macchinari tessili.
Attorno al 1830 si è conclusa la fase di costruzione delle prime fabbriche tessili di proprietà svizzera e con il 1848 si compie l'abbandono delle antiche produzioni della lana, del lino, della seta concentrandosi, essenzialmente, solo sul cotone, lavorazione che consente più alti margini di remunerazione, miglioramento della qualità dei prodotti finiti e un'ampia diversificazione produttiva. Le imprese sono periodicamente ricapitalizzate ed assai ampio è il margine dei profitti che può essere in parte reinvestito ed in parte distribuito tra i soci e gli azionisti. Attorno al sistema industriale tessile sorge, soprattutto nella Valle dell'Irno, qualcosa di molto simile ad una piccola città-fabbrica, di micro- dimensioni, con asili, scuole, case e villini per i dirigenti, chiese per il culto, un cimitero per i membri della comunità straniera.
I "capitani d'industria" stranieri, in definitiva,animati da instancabile dinamismo e portatori di una visione a volte esasperata dell'etica del lavoro, s'insediarono nelle aree dell'Irno e poi del Nocerino, con l'idea di creare una grande e moderna impresa manifatturiera, facendo ricorso a straordinarie capacità, intuizione, competenza, propensione all'innovazione attraverso l'aggiornamento determinato dalle visite agli stabilimenti tessili inglesi, a quel tempo indiscussi leader mondiali nella produzione e nella commercializzazione delle produzioni cotoniere, acquistando macchinari sempre più moderni e potenti per le produzioni.
Esempio di questa tipologia di imprenditori fu la famiglia Wenner - Alberto, Federico Alberto, Roberto Wenner; in particolare Roberto fu senza dubbio un vero precursore dell'industrializzazione del Mezzogiorno "… industriale di formato americano, molto intraprendente, cosmopolita e, nello stesso tempo, animato dal pensiero fisso di fare dell'Italia meridionale un paese industriale, procurando ai suoi abitanti l'agiatezza ed uno standard di vita più elevato" ( G Wenner, L'industria tessile salernitana dal 1824 al 1918, Salerno 1953).
Con l'Unità d'Italia l'abbattimento delle barriere doganali ed il disinteresse del nuovo Stato produssero una gravissima crisi, che solo alcune fabbriche riuscirono a superare, rendendo evidente la debolezza delle strutture industriali nel salernitano, che pure grazie alle industrie dei Wenner, avevano meritato la definizione di " Manchester del Regno delle Due Sicilie".
L' impresa produttiva si scontrerà, nel procedere del tempo, con serie ed ardue difficoltà che si dimostreranno insormontabili. Ad un certo punto si avvierà, lenta ma inarrestabile, la china declinante. Essa coinciderà, sostanzialmente, con le fasi nelle quali, per ragioni internazionali e interne, gli imprenditori esteri matureranno la scelta di un proprio definitivo disimpegno ed abbandono. Per l'imprenditoria straniera alcuni fattori erano risultati decisivi nell'incapacità di resistere nel confronto competitivo, oltre a scontare l'arretratezza estrema del sistema d'infrastrutture: si era dovuto far fronte all'arretratezza o all'indifferenza del sistema bancario, al mancato impiego di capitali di rischio da parte dell'imprenditoria locale, alla difficoltà d'integrare tra di loro le diverse fasi della lavorazione del cotone, dall'origine (raccolta ed approvvigionamento della materia prima) al prodotto finito ed alla sua commercializzazione.
L'instabilità della situazione politica internazionale ed i conflitti esplosi tra le principali potenze europee finiranno per sfociare nella Grande Guerra che concorrerà, anche a causa dell'eccesso esasperato di xenofobia che si registrerà in Italia, a mettere in crisi il decennale rapporto fiduciario tra gli imprenditori svizzeri ed il paese che aveva accettato di ospitarne le imprese. Il 25 marzo 1916, per salvare il polo tessile dalla nazionalizzazione si costituì la società "Cotonifici Riuniti di Salerno", per due terzi sottoscritta dalle famiglie Wenner, Schlaepfer, de Salis. Ma il governo procedette al sequestro, con decreto prefettizio, dei "Cotonifici Riuniti" che diventeranno, il 15 maggio 1918, di proprietà della Banca Italiana di Sconto che rileverà le azioni di proprietà svizzera: nacque la Società Cotonificio Salernitano (1918). Si concluderà allora l'avventura degli imprenditori svizzeri nell'area salernitana, dove alla diretta dipendenza di Roberto Wenner lavoravano in quell'anno 7.000 persone, giravano 180.000 fusi, erano in azione 1.400 telai.
Nel 1930 le industrie cotoniere divennero di proprietà del Banco di Napoli e successivamente si susseguirono ristrutturazioni e salvataggi da parte dello Stato, fino all'ingresso, prima dell'IRI e poi dell'ENI, con l'intento - purtroppo fallito - di attuare l'integrazione tra settore chimico e tessile.
S'imbocca la discesa e la caduta diviene inarrestabile, a causa della competizione sempre più agguerrita che opera su aree di mercato ben più ampie ed estese di quelle prevalentemente locali e regionali. Inoltre, non si farà avanti alcun gruppo privato disposto a subentrare all'imprenditoria straniera nelle funzioni di direzione e di gestione delle diverse attività d'impresa. I cambiamenti geopolitici ridisegnano ed ampliano le antiche frontiere, moltiplicando le aree di libero mercato e rendendo sempre più aspra la competizione per la conquista del mercato.
Peraltro la travolgente rivoluzione produttiva realizzata dagli svizzeri era proceduta con il ricorso al massimo sfruttamento della manodopera: turni, lunghi e durissimi, con modalità di controllo sulle maestranze di tipo poliziesco, con ricorso eccessivo, spesso immotivato, alle multe per infrazioni a regolamenti rigidissimi, applicati per tutti allo stesso modo, per adulti e per bambini. Ed il padronato svizzero si era distinto, in una misura assai più elevata rispetto ai propri concorrenti, con l'impegno massiccio nella produzione di manodopera facilmente reperibile con retribuzioni erano assai più basse di quelle degli operai: donne e di bambini. Si dovrà attendere fino al 1907 perché lo Stato italiano, con un'apposita legge, proibisca il lavoro in fabbrica ai ragazzi fino ai 12 anni ed il lavoro notturno per le donne e i minori. In tale occasione sarà sancito il principio della non superabilità dell'orario di 11 ore di lavoro al giorno per i ragazzi e di 12 ore giornaliere per le donne.
E' il caso di accennare che nel salernitano parte proprio dall'industria cotoniera la marcia dei lavoratori per conquistare un più avanzato livello di tutele, normative e salariali, col riconoscimento di diritti primari elementari. Un percorso che risulterà particolarmente aspro e difficile e nel quale, a lungo, si registreranno molte più sconfitte che conquiste, considerando la sproporzione delle forze in campo e la dura intransigenza politica di un padronato di antica tradizione capitalistica. Tutta ancora da ricostruire la storia degli scioperi e delle agitazioni operaie che si succederanno nei settori cotonieri, avviati nel 1897 dal grande sciopero delle filatrici; solo nel 1901, alla Schaepfer-Wenner di Fratte, si riuscirà ad ottenere un incremento di salario attorno al 5%. L'ultima lotta operaia del settore tessile si avrà, in pieno fascismo, nel periodo tra il 1922 ed il 1924. con il grande sciopero tessile del Novembre 1924. Poi un lungo silenzio, prima della ripresa dell'immediato dopoguerra e delle lotte sviluppate negli anni 50 e nei decenni successivi in difesa delle fabbriche e dell'occupazione.
E ciò inizia a verificarsi quasi in coincidenza degli anni in cui si operano cambiamenti proprietari e societari, con ripetute azioni di sostegno finanziario e di salvataggio, soprattutto nei periodi in cui si registra il diretto intervento dell'IRI (1950) e dell'ENI (1970). In realtà il ruolo dell'ENI è istituzionalmente concentrato sull'attività energetica e pertanto il gruppo ENI porterà avanti una politica di disinvestimenti e dismissioni nel settore tessile, particolarmente evidente e grave nel Mezzogiorno e negli stabilimenti della Valle dell'Irno e del salernitano tutto, dove non si attiverà alcuna integrazione tra settore chimico e tessile, ma piuttosto si avrà la mutazione di aziende produttive e generatrici di utili, in imprese che accumulano perdite anche consistenti. Per garantire la pace sociale, si finirà per operare, in tempi più recenti, con misure assistenziali piuttosto che continuare nella qualificazione industriale, investendo magari sull' innovazione di processo e di prodotto. L'avvio di una decadenza, con accelerazioni fortissime a partire dal secondo dopoguerra in avanti, realizzerà un'autentica desertificazione dell'industria cotoniera tradizionale. In alternativa all'industria che s'avvia a morire non sorgeranno nuove ed avanzate esperienze produttive, in altri settori diversi e innovativi, strettamente correlate alle necessità del territorio.
La fase discendente dell'industria cotoniera salernitana s'accentua sempre più dagli anni 1950- 1960 in avanti. La situazione precipiterà negli anni 70 per peggiorare e raggiungere il punto limite alla fine degli anni Ottanta.
Gli impegni sottoscritti dai Governi nazionali, in varie occasioni, saranno tutti disattesi: gli investimenti in ricerca industriale per le imprese del gruppo MCM e per quelle attività allocate nella Valle dell'Irno risulteranno del tutto eliminati.
La scelta che verrà operata sarà quella dell'assoluto disimpegno, con una politica assistenziale, per l'intera provincia di Salerno. Viene inesorabilmente preclusa ogni ipotesi alternativa allo sbocco rovinoso, cui malinconicamente si giungerà attorno agli inizi degli anni Novanta, con lo stabilimento praticamente chiuso. L'ultimo atto è del luglio del 1995, quando il gruppo industriale Lettieri acquista dall'Eni le Manifatture Cotoniere Meridionali.


Condizione giuridica:
privato

Tipologia del soggetto produttore:
ente economico/impresa

Complessi archivistici prodotti:
Manifatture Cotoniere Meridionali - MCM (fondo)


Bibliografia:
D. DEMARCO, Crollo del Regno delle Due Sicilie, vol. I La struttura sociale «Annali dell’Istituto di storia economica e sociale», Napoli 1960
P. VILLANI, Le industrie meridionali in Mezzogiorno tra riforme e rivoluzione, Bari, Edizioni Laterza, 1962
G. CACCIATORE, Socialismo, Meridionalismo e Unità della Sinistra in Luigi Cacciatore, in «Rassegna Storica Salernitana», Nuova Serie, Boccia Editore, Dicembre 1991
G. VILLARI, Economia e Società della Valle dell’Irno negli ultimi due secoli, Fisciano, Litografia Gutemberg, 2004
P. LUCIA, Nel labirinto della storia perduta. Apogeo e fine dell'industria tessile a Salerno, Napoli, Guida, 2006
S. DE MAJO, L'industria salernitana dai Borbone al Fascismo, in Storia di Salerno, vol. 3, Salerno in età contemporanea, a cura di G. CACCIATORE e L. ROSSI, Avellino 2008
S. DE MAJO, Impresa e industria a Salerno nel secondo Novecento, in «Rassegna storica salernitana», n. s., a. XXVII, n° 51, giugno 2009, pp. 59-182
C. RAIOLA - C. MOSCA, Manifatture Cotoniere Meridionali. Le origini. Stabilimento di Angri (1833-1920) Angri, Iniziative culturali, 2009 (Studi e testi per la storia di Angri)

Redazione e revisione:
Orabona Maria Federica- direzione lavori Sessa 2011, 2011/09/2011, prima redazione


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