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Comunità ebraica di Torino. Sezione di Saluzzo

Sede: Torino
Date di esistenza: 1931 -

Intestazioni:
Comunità ebraica di Torino. Sezione di Saluzzo, Torino, 1931 -

Altre denominazioni:
Università israelitica di Saluzzo, al 1931
Comunità israelitica di Torino, 1931 - 1989
Comunità ebraica di Torino, dal 1989

L'università israelitica di Saluzzo venne a scomparire come comunità autonoma ("comunità riconosciuta") in seguito all'emanazione della Legge Falco, così come accadde a numerose altre comunità piemontesi. Con R.D. 24 settembre 1931 n. 1279 venne infatti approvato l'elenco delle "comunità riconosciute" ai sensi dell'art. 2 del R.D. del 1930, elenco che per il Piemonte includeva soltanto Torino, Alessandria, Casale Monferrato e Vercelli. Come nel caso di Ivrea, Saluzzo divenne così sezione di Torino e l'amministrazione passò ufficialmente alla comunità del capoluogo.

Al censimento del 1939, che fece seguito all'introduzione delle leggi razziali, erano presenti a Saluzzo 45 ebrei. Nel periodo che intercorre tra il 1939 ed il 1943 il numero degli ebrei a Saluzzo aumentò considerevolmente, a causa degli sfollati dalle grandi città che, colpite dai bombardamenti, sembravano meno sicure della piccola cittadina. Nel 1942 a Saluzzo arrivarono 21 profughi ebrei stranieri, internati civili di guerra, prevalentemente di origine jugoslava, ma anche austriaci e polacchi. Durante il periodo di domicilio coatto nacque a Saluzzo da una coppia di sfollati una bambina. Essi raccontarono quanto stava succedendo nei loro paesi occupati dai nazisti, senza essere creduti. Al settembre del 1943 a Saluzzo tra membri stabili della Comunità, sfollati ed internati in domicilio coatto, vivevano 99 ebrei.
I primi a fuggire, al profilarsi dell'occupazione nazista subito dopo l'8 settembre furono gli internati slavi, polacchi, ed austriaci. La maggior parte riuscì a dirigersi verso sud, presso gli alleati, da cui poi alcuni raggiunsero la Palestina. Gli altri cercano di nascondersi: l'ospedale, qualche cascinale in campagna, i conventi, l'ospedale, e la casa di riposo Tapparelli, la montagna, le città.
Tra il dicembre 1943 e l'aprile 1944, 29 Ebrei furono catturati dalle forze di polizia italiane o dai nazisti, vennero incarcerati, trasferiti nei campi di raccolta di Borgo San Dalmazzo e Fossoli, deportati ad Auschwitz, uccisi nelle camere a gas, bruciati i loro corpi.
Ritornarono i pochi ebrei che erano riusciti a salvarsi, grazie all'aiuto della popolazione delle vallate, dei sacerdoti, degli uomini della Resistenza. E le poche famiglie che costituivano oramai il minuscolo gruppo ebraico, si ritrovarono e cercarono di riprendere, come poterono, le tradizioni. L'anziana figlia dell'ultimo rabbino, Elisa Levi, licenziata dalla fabbrica dove era impiegata a causa delle leggi razziali, sopravvissuta durante l'occupazione nazista grazie alla protezione dei montanari della valle Varaita, costituì del piccolo gruppo la guida e la maestra di religione fino alla sua scomparsa.
Ricordiamo ancora un atto di antisemitismo, avvenuto nel 1973, quando oramai a Saluzzo gli ebrei erano ridotti ad una sola famiglia: alcuni vandali entrarono una notte nel Cimitero Ebraico, scavalcando il muro di cinta, e 15 lapidi furono divelte e spezzate. Allora la città di Saluzzo volle dimostrare in modo caloroso e concreto la solidarietà alla minoranza ebraica, con la ricostruzione delle lapidi distrutte e con una solenne cerimonia pubblica. La lapide dettata dall'Amministrazione comunale è là, sul muro del Cimitero, a pochi metri da quella che ricorda i 29 ebrei uccisi ad Auschwitz, ad affermare "il definitivo rifiuto al ritorno di barbari tempi che ogni fede accomuna" [Il testo completo dell'iscrizione è: "La città di Saluzzo / nel solco della tradizione di sua antica civiltà / volle ricostruire / con spontaneo generoso gesto / le lapidi infrante / da mano sacrilega ignara del definitivo rifiuto / al ritorno di barbari tempi / che ogni fede accomuna / Saluzzo 1 marzo 1973"].

Fino alla metà degli anni '60, il piccolo gruppo degli ebrei saluzzesi, con la collaborazione dei parenti e degli amici provenienti da altre Comunità, costituivano ancora un numero sufficiente per aprire questa la Sinagoga almeno nella ricorrenza di Kippùr, il digiuno dell'Espiazione che costituisce la festa ebraica più solenne; da allora la sala di preghiera è stata utilizzata saltuariamente per funzioni religiose allorché giungevano a Saluzzo gruppi di ebrei, in visita da altre Comunità italiane, o turisti dall'estero. Più frequentemente è stata invece occasione di incontro con i giovani e le scuole impegnate a studiare la cultura e la storia delle minoranze religiose.

Delegato della Sezione di Saluzzo:
Beppe Segre
corso Rosselli 101
10129 TORINO
011-318.21.32, cell. 333-2116430
e-mail: beppe.segre@gmail.com


Condizione giuridica:
enti di culto
pubblico (1930 - 1989)
privato (1989 - )


Soggetti produttori:

Collegati:
Comunità ebraica di Torino, 1931 -
Università israelitica di Saluzzo, 1931 -


Profili istituzionali collegati:
Comunità ebraica, sec. XI -

Complessi archivistici prodotti:
Carte relative alla sezione di Saluzzo (sottoserie)


Redazione e revisione:
Artom Antonella, 2011/07/24, prima redazione
Caffaratto Daniela, 2015/02/24, supervisione della scheda


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