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Comunità ebraica di Casale Monferrato

Sede: Casale Monferrato (Alessandria)
Date di esistenza: sec. XVI - 1799, estremo remoto dato dal momento del primo riconoscimento della presenza ebraica in Alessandria
1815 -

Intestazioni:
Comunità ebraica di Casale Monferrato, Casale Monferrato (Alessandria), sec. XVI - 1799; 1815 -, SIUSA

Altre denominazioni:
Consistoire Départemental des Israelites de la Circoscription de Casal (Dipartimento di Marengo), 1799 - 1814
Università israelitica di Casale Monferrato, sec. XIX - 1930
Comunità israelitica di Casale Monferrato, 1930 - 1989
Comunità ebraica di Casale Monferrato, dal 1989

La storia della comunità ebraica casalese, una delle maggiori del Piemonte, è lunga e rilevante anche a motivo dell’incidenza che essa ebbe su altri insediamenti ebraici del Monferrato. Come per la gran parte degli insediamenti analoghi, le vicende più antiche non sono documentate a sufficienza. La prima comparsa di ebrei nella zona si può collocare alla fine del XIV secolo, in modo analogo alle altre comunità piemontesi nelle quali si stabilirono famiglie di banchieri di provenienza oltremontana. Le comunità, sia nel Piemonte sabaudo sia nel Monferrato e nel Saluzzese, videro nuovi afflussi a cavallo fra Quattro e Cinquecento, in seguito alla cacciata degli ebrei dalla Spagna (1492). Limitando le considerazioni all’area che interessa, gli ebrei videro riconosciuta la loro presenza agli inizi del XVI secolo, con i privilegi loro concessi da Guglielmo IX Paleologo (1486-1518). I privilegi ottenuti sotto i Paleologhi, cui si accompagnavano condizioni di vita migliori rispetto a quelle testimoniate per le comunità circonvicine da altri governate, furono sostanzialmente confermati dai Gonzaga, seppur con alcune restrizioni che in questo senso avvicinano il Monferrato al Piemonte sabaudo. Il primo editto di tolleranza sotto i Gonzaga si deve ai marchesi Federico e Margherita e risale al 1539. Molti sono i documenti successivamente emanati dai duchi per la concessione agli ebrei dei banchi di pegno, e per la relativa regolamentazione, fra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento.
Sebbene condotte e privilegi facciano riferimento alle attività bancarie, il prestito a pegno non era ovviamente l’unica attività esercitata dalla popolazione ebraica di Casale e del Monferrato: molti ebrei erano grandi o piccoli commercianti, e il controllo del mercato delle carni di cui parlano sia Salvatore Foa sia Renata Segre è caso esemplare nel rappresentare una popolazione ebraica integrata nel tessuto economico e sociale della zona. Nonostante il buon livello di integrazione, sotto il dominio dei Gonzaga non mancarono episodi di discriminazione nei confronti degli ebrei; per un panorama su questo momento storico – nel quale si colloca per altro l’assedio di Casale (1628), alla cui difesa parteciparono anche i cittadini ebrei – si rimanda allo studio di S. Foa sul Monferrato.
Quanto all’entità numerica della popolazione, sempre il Foa stima che nella metà del XVI secolo gli ebrei nel Monferrato fossero circa trecento; di questi, i due terzi erano concentrati in Casale. Mancano censimenti ufficiali per il Seicento e per la prima metà del Settecento, ma S. Foa aveva trovato alcuni documenti della prima metà del XVIII secolo che fornivano dati parziali relativi alcune località del Monferrato: nel 1731 a Moncalvo si contavano 176 persone, ad Acqui Terme circa 250. Facendo un calcolo proporzionale, queste cifre portano ad ipotizzare che a Casale risiedessero allora circa 700 ebrei.
Tornando alle vicende storiche, nel luglio 1708, conclusi i rivolgimenti legati alla guerra di successione spagnola, l’imperatore Giuseppe I accordò l’investitura del ducato a Vittorio Amedeo II di Savoia e il Monferrato fu definitivamente inglobato nel Piemonte. Fatte salve le tolleranze dei Gonzaga e dei vescovi di Casale, i documenti conservati nell’archivio risalgono quasi interamente proprio al periodo sabaudo. Nonostante una politica almeno inizialmente favorevole nei confronti degli ebrei e delle loro attività, con il dominio dei Savoia arrivò anche il ghetto. Nel 1739 (in obbedienza ai dettami delle Costituzioni Regie del 1723) giunse da Torino un ingegnere deputato alla limitazione dei confini del ghetto, in cui dal 1740 gli ebrei furono costretti a vivere. Il XVIII secolo fu epoca assai interessante per quanto concerne gli ebrei del Monferrato e di Casale, non solo dal punto di vista storico-politico ed economico, ma soprattutto per l’impatto avuto dal pensiero illuminista: per approfondimenti rimandiamo ad esempio a M. Caffiero, Tra Chiesa e Stato. Gli ebrei italiani dall’età dei Lumi agli anni della Rivoluzione, in Gli ebrei in Italia, a cura di C. Vivanti, 2 voll., Einaudi, Torino 1996, pp. 1089-1132.
Venendo ad un cenno sull’organizzazione interna della comunità, come vediamo nelle carte conservate in questo archivio, almeno fin dagli inizi del XVIII secolo Casale Monferrato era sede sia, ovviamente, della comunità locale, sia anche di un organo sovracomunitario, l’“Università israelitica generale del Monferrato” o l’“Università degli Ebrei del Monferrato”: l’amministrazione della comunità cittadina e quella della rete comunitaria delle università israelitiche del Monferrato erano in teoria disgiunte, ma a tratti rileviamo una sovrapposizione documentaria che attesta la probabile sovrapposizione di personale e di gestione amministrativa dei due enti.
Fra il dicembre 1798 e il gennaio 1799 i Francesi instaurarono un governo provvisorio nel Regno di Sardegna importandovi, tra le altre cose, il riconoscimento dei diritti civili e politici di tutti i cittadini indipendentemente dalla fede religiosa: questa svolta così importante per l’ebraismo subalpino viene generalmente definita “prima emancipazione”. L’organo sovracomunitario continuò la sua attività anche nell’epoca di dominio francese, quando invece le comunità particolari vennero abolite come enti amministrativi: il gap documentario che rileviamo nell’archivio per il fondo dell’università israelitica particolare di Casale, che interessa esattamente gli anni dal 1800 al 1814, testimonia questa temporanea scomparsa delle comunità israelitiche cittadine (si intende, dei loro organi di gestione e amministrazione); i pochi documenti conservati nel fondo risalenti a queste date sono copie di documenti prodotti in originale dal Concistoro francese, oppure documenti la cui compilazione iniziò in epoca francese e continuò dopo la Restaurazione, quando le università particolari vennero ripristinate. Quanto invece all'organo sovracomunitario, il direttivo dell’università generale del Monferrato prese il nome di “Consistoire Départemental des Israelites de la Circoscription de Casal” (Dipartimento di Marengo): era composto da un gran rabbino, un rabbino e tre notabili di nomina elettiva. Dal 1806, anno dell’“assemblée générale des Juifs” tenutasi a Parigi (cfr. anche u.a. 105), la sede centrale di Casale divenne responsabile, oltre che ovviamente per Casale stessa, per le comunità di Alessandria, Acqui Terme, Moncalvo, Asti, Biella, Vercelli, Trino, Nizza Monferrato, Ivrea e Genova (tutte attestate nelle carte dell’archivio). Nel fondo si può leggere il processo verbale d’installazione del Concistoro, avvenuto nel maggio 1809 (u.a. 106). Come riferisce P. Gallo citando alcuni importanti documenti dell’Archivio storico di Casale, l’amministrazione francese, per mezzo del Concistoro, tentava di centralizzare e regolamentare la vita della comunità casalese e delle altre comunità sottoposte, ovviando anche agli evidenti problemi socio-economici (mendicità, vagabondaggio) che interessavano una parte della popolazione ebraica del Monferrato. Ancora una volta la documentazione conservata nell’archivio della comunità conferma le tendenze evidenziate dalle altre fonti: segnaliamo in particolare le carte di natura “anagrafica”, che, conservate in Casale ma relative alle varie comunità cittadine afferenti al Concistoro, testimoniano la forza centripeta dell’ente istituito dai francesi.
Come noto, la Restaurazione segnò per gli ebrei italiani un ritorno alle condizioni fortemente discriminatorie precedenti la Rivoluzione. Fisicamente dovettero tornare nel ghetto, ma ancor più drammatica fu la stretta sui diritti civili. Venendo alle istituzioni di Casale, il Concistoro fu sciolto, ma un’amministrazione sovracomunitaria con sede a Casale non scomparve (nell’archivio si torna a parlare di “università israelitica generale”, come prima del 1800): la sua attività è testimoniata nelle carte fino al 1878, ma la sua giurisdizione è estesa solo più ad Acqui, Nizza e Moncalvo. L’organo principale è la Commissione generale (nei primi anni dopo la Restaurazione si parla ancora di una “Commissione provvisoria” Il cui processo d’installazione risale al 25 febbraio 1816 (cfr. u.a. 17) e fu decretato il 15 dicembre 1815 dall’intendente generale), già erede della “Congrega generale”; nell’archivio si conserva il regolamento emanato al momento della costituzione della Commissione, nel 1832: il documento, in 56 articoli, risale più precisamente al 5 marzo 1832 e se ne conservano due copie, una rilegata in testa all’u.a. 18 e una sciolta nell’u.a. 11. Viceversa, non troviamo più traccia dell’attività di uno degli organi che dirigeva l’università generale nel XVIII secolo, la cosiddetta “Congrega minore”: si trattava di una sorta di giunta, che accoglieva un numero minore di membri rispetto alla Congrega generale, e di cui nell’archivio si conservano alcuni documenti, ovviamente tutti del XVII e XVIII secolo: segnaliamo, oltre ai verbali che attestano l’attività dell’organo (detto anche “Congrega ristretta”), l’u.a. 9 del 1783 nella quale si può costatare come alcune questioni di regolamento ed ‘esecutive’ venissero rimandate appunto dalla Congrega generale alla Congrega minore.
Il governo sabaudo ripristinò anche – come anticipato – le comunità locali, e vediamo riprendere una produzione documentaria dell’organo direttivo dell’“università israelitica particolare di Casale”: la Commissione particolare (ex Congrega particolare), che sarà più avanti denominata “Consiglio d’amministrazione”. Su questi organi, la loro attività e le loro relazioni reciproche, non sempre semplici, sono illuminanti i verbali conservati nell’archivio.
Di particolare interesse per questo periodo la documentazione conservata nell’u.a. 12, che bene rappresenta le innovazioni istituzionali e soprattutto di regolamentazione che interessarono gli enti ebraici a cavallo della metà dell’Ottocento. In particolare, i documenti fanno riferimento alla cosiddetta “legge Rattazzi”, di cui le comunità piemontesi erano state promotrici. La necessità di una nuova regolamentazione originava proprio dall’esistenza di potenti organi sovracomunitari e di comunità “maggiori” dotate di una posizione di supremazia (Torino, Casale, Alessandria e Nizza), che non era apprezzata dalle comunità considerate “minori”. Fonte di grande insoddisfazione era pure il sistema di tassazione e frequenti erano i ricorsi dei contribuenti, sia in relazione all’ammontare della tassa, sia in relazione al domicilio; soprattutto in seguito al 1848 (la cosiddetta “seconda emancipazione”) numerose voci si levarono perché si creasse un sistema più efficace e, soprattutto, più equo nella ripartizione dei tributi. Il governo affidò dunque all’università israelitica di Torino un progetto di regolamento economico-amministrativo per gli ebrei di tutto lo Stato. Con vicende alterne e numerosi dissidi si giunse infine, nel 1856, ad un accordo fra le comunità su come si dovesse intendere l’organizzazione comunitaria e sovracomunitaria (Convegno di Vercelli del gennaio 1856; le uniche comunità che non vi parteciparono furono Alessandria, Nizza e Genova); il progetto prevedeva fra le altre cose la distinzione fra comunità maggiori e comunità minori. Su queste premesse fu emanata la Legge n. 2325 del 4 luglio 1857 (detta “Rattazzi” dal ministro che ne stilò il progetto), accompagnata da un regolamento “per l’amministrazione e contabilità delle università israelitiche” (n. 2326)
Fra le carte dell’u.a. 12 si conserva anche copia di un regolamento proposto dalla Commissione israelitica del Piemonte, a testimonianza degli scambi e dei tentativi di uniformazione che si attuavano fra diverse comunità piemontesi.
Quanto alla demografia, come si legge nella tesi di laurea di Roberto Viale, la popolazione ebraica casalese fu «dal punto di vista numerico, sostanzialmente stabile nel corso dell’Ottocento», con un fisiologico, lieve aumento: l'analisi dei censimenti dal 1808 al 1871 attesta il passaggio da 673 a 713 individui. Viale segnala invece un calo al volgere del secolo (calo che diverrà ancora più sensibile nei primi decenni del Novecento), dovuto principalmente all'emigrazione in direzione delle grandi città, in specie del triangolo industriale formato da Torino, Milano e Genova. Il lavoro di Viale offre vari altri dati interessanti sulla comunità casalese, mettendo ad esempio in luce come nel 1871 – a più di vent'anni dall'emancipazione – la gran parte della cittadinanza ebraica vivesse ancora nel ghetto o nelle zone immediatamente limitrofe.

Restando all’Ottocento, oltre alle amministrazioni propriamente comunitarie (da cui è strettamente dipendente l’amministrazione del culto) o sovracomunitarie, l’archivio della comunità di Casale ci ha restituito anche molta documentazione che attesta l’esistenza di enti ebraici deputati all’assistenza e alla beneficenza, al sostegno dell’attività religiosa, all’attività educativa e culturale. Iniziando da quest’ultima, vediamo che l’università israelitica casalese istituì diverse scuole sul suo territorio: sebbene le carte conservate siano purtroppo lacunose, lasciano comunque intravedere un’attività intensa, commisurata all’ampiezza della comunità. Le scuole erano direttamente amministrate dalla comunità (dalla Commissione e poi dal Consiglio, in altre parole non avevano organi direttivi a sé), e la loro documentazione è conservata nel fondo della comunità, in una sezione a parte.
Viceversa, si è scelto di dedicare un fondo indipendente a ciascuna delle opere pie, alcune delle quali, fondate nel XVIII e nel XIX secolo, ebbero una lunga vita. Benché tali enti, che si occupavano sia di beneficenza sia di attività religiosa, non siano stati tutti completamente autonomi rispetto all’università (le carte consentono di distinguere – costatando ad esempio la presenza o l’assenza di uno specifico comitato – gli enti indipendenti da quelli in parte gestiti dalla comunità), la loro azione è sempre chiaramente connotata e disgiunta da quella della comunità (unica eccezione è la Dare Ma’lah, cfr. introduzione al fondo).

Nei primi decenni del Novecento l’amministrazione della comunità rimase quella voluta nella legge Rattazzi. Dopo il 1930 entrò invece in vigore la cosiddetta legge Falco sull’esercizio dei culti ammessi (n. 1159, 24 giugno). Sulla base di questa legge fu emanato il R.D. 1731 del 30 ottobre 1930 – Norme sulle Comunità israelitiche e sulla Unione delle Comunità medesime – e il relativo regolamento di attuazione, n. 1561, entrato in vigore il 19 dicembre 1931. La legge, assai articolata, fu di grande importanza per la gestione delle comunità ebraiche; nel corso del Novecento venne via via emendata e fu infine "sostituita dall'Intesa con lo Stato Italiano del 1987. Basti qui rilevare che la legge Falco prevedeva – per l’organizzazione interna delle singole comunità – l’esistenza di un Consiglio (sez. I del capo secondo), una Giunta (sez. II), un presidente e un vicepresidente (sez. III) – abolendo l’Assemblea degli iscritti – e deliberava in merito alla gestione del patrimonio, della finanza e della contabilità (sez. IV). Interessante in senso generale il capo primo, nel quale si deliberava della “costituzione della comunità”, affrontando questioni quali la definizione di “comunità israelitiche” (in questo contesto venne abolito il termine “università israelitiche”), l’istituzione di nuove comunità e l’appartenenza dei singoli alle comunità. Rilevante anche il cambiamento nel sistema di tassazione degli iscritti: con il decreto del 1930 il principio di contribuzione sarà basato sul reddito complessivo – di patrimonio e reddito lavorativo – e non più soltanto su quello patrimoniale, come aveva invece decretato la legge Rattazzi.

Nell’aprile del 1969 è stato inaugurato nel matroneo dell’antica sinagoga (che risale al 1500, anche se venne radicalmente trasformata nel 1866) un "Museo d’arte e storia ebraica", nel quale sono esposti documenti riguardanti la vita dell’antica Comunità che fu per molti secoli fiorente, nonchè oggetti di culto (rimonim, taletoth, meghilloth, sefarim, ornamenti e tende di pregevoli broccati). Il museo può essere visitato nei giorni festivi.
Questo profilo storico è tratto dall'introduzione all'inventario del 2011 a cura di Chiara Pilocane.


Condizione giuridica:
enti di culto
pubblico (sec. XIX - 1989)
privato (1989 - )

Tipologia del soggetto produttore:
ente pubblico territoriale (1857 - 1930)
ente e associazione di culto acattolico (1930 - )


Soggetti produttori:

Collegati:
Compagnia della sepoltura degli ebrei di Casale Monferrato
Confraternita di beneficenza israelitica di Casale Monferrato
Confraternita israelitica Dare Ma'lah di Casale Monferrato
Confraternita israelitica Hesed ve-emet di Casale Monferrato
Confraternita israelitica Hesrad Holim di Casale Monferrato
Confraternita israelitica Lecah tov di Casale Monferrato
Confraternita israelitica Rodfe Tzedeq di Casale Monferrato
Fondazione Giuseppe Pavia di Casale Monferrato
Istituzione barone Abramo Franchetti di Casale Monferrato
Opera di misericordia israelitica di Casale Monferrato
Opera pia Clava di Casale Monferrato, sec. XIX -
Sacerdoti
Scuole israelitiche di Casale Monferrato
Società di signore in soccorso delle povere puerpere ebree di Casale Monferrato
Società israelitica d'incoraggiamento alle arti e mestieri di Casale Monferrato
Società israelitica Zir'u li-tzadaqah di Casale Monferrato
Università generale del Monferrato, 1806 - 1814
Università israelitica di Moncalvo, 1931 -


Profili istituzionali collegati:
Comunità ebraica, sec. XI -

Per saperne di più:
Sito ufficiale della comunità ebraica di Casale Monferrato

Complessi archivistici prodotti:
Comunità ebraica di Casale Monferrato (1933-2009) (fondo)
Comunità ebraica di Casale Monferrato 1570-2009(parte I 1570-1946, parte II 1933-2009) (complesso di fondi / superfondo)
Comunità israelitica di Casale Monferrato (1590-1946) (complesso di fondi / superfondo)
Contratti matrimoniali – Ketubbot (fondo)
Opere pie di Moncalvo (complesso di fondi / superfondo)
Opere Pie e religiose israelitiche di Casale Monferrato (complesso di fondi / superfondo)
Varie (fondo)


Bibliografia:
AA.VV., 1848, dalla tolleranza alla libertà: documenti e testimonianze dell'emancipazione degli Ebrei in Piemonte: mostra di documenti inediti sull'emancipazione degli Israeliti, a cura della Comunità Ebraica di Casale Monferrato e della Comunità Ebraica di Torino, Torino, Tipografia Eldi, 1998
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Redazione e revisione:
Caffaratto Daniela, 2012/07/12, supervisione della scheda


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