Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina | Vai alla colonna di sinistra

Colonna con sottomenu di navigazione


Contenuto della pagina


Guida on-line agli archivi non statali
Menu di navigazione

Home » Ricerca guidata » Soggetti produttori - Enti » Soggetto produttore - Ente

Comunità ebraica di Modena

Sede: Modena
Date di esistenza: sec. XVII seconda metà -

Intestazioni:
Comunità ebraica di Modena, Modena, sec. XVII -, SIUSA
Comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia, Modena, 1987 -, SIUSA

Altre denominazioni:
Comunità ebraica di Modena, sec. XVII -
Azienda ebraica di Modena, 1814 - 1852
Azienda israelitica di Modena, 1852 - 1859
Università israelitica di Modena ed Opere pie religiose israelite, 1859 - 1930
Comunità ebraica di Modena, 1930 - 1987
Comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia, 1987 -

La Comunità Ebraica di Modena, originata da un antico insediamento già attestato tra il XIII ed il XIV secolo, arrivò a contare più di tremila appartenenti, tra il 1580 ed il 1630 le fonti attestano la presenza in città di tre sinagoghe, di rito italiano, tedesco e spagnolo. La tradizionale tolleranza estense terminò nel 1638 con l'istituzione del ghetto da parte di Francesco I d'Este, un'area cittadina fra le attuali via Coltellini, vicolo Squallore, via Blasia, via Torre, via del Taglio e via Emilia, ove concentrò coattamente quasi tutte le 53 famiglie ebraiche modenesi. A seguito della concentrazione nel ghetto verso la fine del XVII, si costituì giuridicamente un'associazione di ebrei, Università o Comunità ebraica, strettamente legata al controllo ducale, ad esso soggetta e da esso tutelata nei confronti delle altre forze politiche cittadine. Per tutto l'antico regime la Comunità modenese con l'obbligo di tenuta di una contabilità e di atti di gestione, raccoglieva le tasse dovute alla camera ducale, e sorvegliava l'esecuzione dei provvedimenti ducali all'interno del ghetto. La Comunità, poi Azienda ebraica (1814-1852) e quindi Azienda israelitica (1852-1859), era costituita da tutti gli ebrei residenti, anche temporaneamente, nel territorio modenese, ed era gestita dai suoi maggiori contribuenti, che ne costituivano il Consiglio maggiore, poi Azienda generale. Parallelamente alla vita amministrativa della comunità procedeva quella religiosa, gestita principalmente dal rabbino, che, nello svolgimento delle sue funzioni, si occupava anche di tenere nota dei nati, dei morti e dei matrimoni, e di collaborare per la formazione dei ruoli di popolazione.
Nell'agosto del 1796 all'arrivo delle truppe napoleoniche, caduto il duca estense e formatosi un unico governo provvisorio per le città di Modena e Reggio Emilia, fu instaurato un regime di uguaglianza e libertà religiosa che abbatté i portoni del ghetto. Con la restaurazione austro-estense, dal 1814 al 1859, si richiusero i cancelli del ghetto, che andarono a sostituire gli storici portoni, e si susseguirono periodi di breve libertà ad altri di rigido controllo. Il 13 giugno 1859 un atto municipale proclamò l'uguaglianza civile degli ebrei, e il 13 ottobre l'Azienda israelitica diventò ente morale con la denominazione di Università israelitica ed Opere pie religiose israelitiche. Il nuovo ente era amministrato da un Consiglio di amministrazione, eletto dagli iscritti, con a capo un Presidente. Le funzioni di ente a carattere religioso, nel nuovo stato unitario che riconosceva l'uguaglianza giuridica dei suoi cittadini, diventarono preponderanti e tali rimasero anche all'adozione della Legge Rattazzi, quando assunse il nome di Università Israelitica, mentre nel 1930 in ottemperanza al RD del 30 ottobre, n. 1731 assunse il nuovo profilo giuridico di Comunità ebraica. In quegli anni cominciò anche la graduale aggregazione della Comunità ebraica di Reggio Emilia, ormai ridotta per numero di iscritti e per attività, dove la presenza ebraica si era attestata per la prima volta nel 1413 dopo l'attribuzione della città agli Stati estensi. La definitiva aggregazione della comunità reggiana si ebbe nel dopoguerra, con l'acquisizione progressiva da parte della comunità maggiore dapprima della gestione economica, quindi delle funzioni amministrative, infine nel 1987, con l'Intesa tra la Repubblica Italiana e l'Unione delle Comunità israelitiche italiane, la Comunità assunse il nome che ancora conserva.


Condizione giuridica:
privato
enti di culto

Tipologia del soggetto produttore:
ente e associazione di culto acattolico


Soggetti produttori:

Collegati:
Comunità ebraica di Carpi


Profili istituzionali collegati:
Comunità ebraica, sec. XI -

Complessi archivistici prodotti:
Comunità ebraica di Modena (complesso di fondi / superfondo)


Bibliografia:
G. FABBRICI, Le comunità ebraiche nello stato estense: il caso di Reggio Emilia (dalle origini alla fine del XVIII secolo), in E. FREGNI - M. PERANI (a cura di), Vita e cultura ebraica nello Stato estense, Nonantola -Bologna, 1993, pp. 285-298
E. FREGNI - M. PERANI (a cura di), Vita e cultura ebraica nello Stato estense, Nonantola -Bologna, 1993
F. BONILAURI - V. MAUGERI (a cura di), Le Comunità ebraiche a Modena e Carpi dal Medioevo all'età contemporanea, Firenze, Editrice Giuntina, 1999
F.D. PAPOUCHADO, Viaggio in un ghetto emiliano. Storia degli ebrei a Modena dal Medioevo al secondo dopoguerra, Modena, Terra e identità, 2007
S. TORRESAN, La comunità ebraica di Modena e il suo archivio, in MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI - SOPRINTENDENZA ARCHIVISTICA PER L'EMILIA-ROMAGNA, Genizot dell'Emilia-Romagna. Gli archivi delle Comunità ebraiche e il loro patrimonio di storie, a cura di G. CANIATTI, Bologna, Studio Costa, 2010, pp. 19-23 (Genizot dell'Emilia-Romagna on line)

Redazione e revisione:
MenghiSartorio Barbara, 2014/03/21, prima redazione


icona top