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Curia vescovile di Gravina

Sede: Gravina in Puglia (Bari)
Date di esistenza: sec. XI -

Intestazioni:
Curia vescovile di Gravina, Gravina in Puglia (Bari), [sec. XI] -, SIUSA

Diversi storici, come Cesare Baronio - autore degli 'Annales ecclesiastici a Christo nato ad annum 1198', pubblicati nel sec. XVI - e Ferdinando Ughelli, farebbero risalire la nascita della diocesi di Gravina al sec. IX. Nel 968 d. C., in epoca bizantina, l'imperatore Niceforo Foca autorizzò il patriarca di Costantinopoli ad erigere la sede metropolitana di Otranto, dando al metropolita Pietro la facoltà di consacrare i vescovi suffraganei di Acerenza, di Tursi, di Gravina, di Matera e di Tricarico. Nei documenti bizantini, tuttavia, non vi è nessun riferimento a Gravina o ai suoi vescovi.
Nel periodo normanno la diocesi viene menzionata in una bolla di papa Alessandro II del 13 aprile 1068, con cui il pontefice confermava ad Arnaldo, metropolita di Acerenza, tutti i suoi possedimenti e le sue diocesi suffraganee, tra cui quella di Gravina.
Notizie certe si hanno a partire dal 1099, anno in cui il primo vescovo attestato, Guido, presenziò alla consacrazione della chiesa di San Michele Arcangelo a Montescaglioso.
Nel 1102 papa Pasquale II confermò l'appartenenza di Gravina alla provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Acerenza.
Numerosi furono i contrasti della chiesa gravinese con quella di Altamura. Infatti Federico II di Svevia, dopo aver rifondato la città di Altamura nel 1230, fece qui erigere una chiesa dedicata all'Assunta, con il titolo di cappella palatina, alla quale concesse il privilegio dell'esenzione da qualsiasi giurisdizione vescovile e arcivescovile, cosa per nulla condivisa dai vescovi di Gravina che iniziarono una lunga vertenza, che si protrasse per secoli, per rivendicare i loro diritti sulla chiesa altamurana.
Al vescovo Vincenzo Giustiniani (1593-1614), nobile genovese, si deve l'istituzione del seminario.
Il 27 giugno 1818, con la bolla 'De utiliori' di papa Pio VII, la diocesi di Gravina fu unita 'aeque principaliter' alla diocesi di Montepeloso (la località muterà denominazione nel 1895 diventando Irsina) e contestualmente divenne immediatamente soggetta alla Santa Sede. Con la stessa bolla Altamura fu confermata nella sua autonomia da Gravina, autonomia che già possedeva dalla fine del Settecento.
Il 25 aprile 1975 Salvatore Isgrò fu nominato, con doppia bolla di nomina, vescovo di Gravina e Irsina e prelato di Altamura e Acquaviva delle Fonti, unendo così 'in persona episcopi' le sedi episcopali.
Nel 1976 la diocesi di Irsina fu separata da Gravina, mentre il comune di Spinazzola fu sottratto alla diocesi di Venosa ed incorporato in quella di Gravina.
Nel 1980 Gravina entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Bari.
Il 30 settembre 1986 con il decreto 'Instantibus votis' della Congregazione per i Vescovi la diocesi di Gravina e la prelatura di Altamura ed Acquaviva delle Fonti, già unite 'in persona episcopi' dal 1975, furono unite con la formula 'plena unione' e la nuova circoscrizione ecclesiastica assunse il nome di diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti.


Condizione giuridica:
enti di culto

Tipologia del soggetto produttore:
ente e associazione della chiesa cattolica

Contesto storico istituzionale di appartenenza:
Diocesi, sec. XI -

Profili istituzionali collegati:
Curia vescovile, sec. XII -

Complessi archivistici prodotti:
Diocesi di Altamura - Gravina - Acquaviva delle Fonti. Archivio diocesano di Gravina. Pergamene (fondo)


Bibliografia:
'Bibliografia-fonti su Gravina', in 'Note di aggiornamento e notizie storiche sulla città di Gravina di D. Nardone', a cura di F. RAGUSO e M. D'AGOSTINO, Modugno, 1990.
G. CAPPELLETTI, 'Le chiese d'Italia della loro origine sino ai nostri giorni', vol. XXI, Venezia, Antonelli, 1870., 366-371
V. D'AVINO, 'Cenni storici sulle chiese arcivescovili, vescovili, e prelatizie (nulluis) del Regno delle Due Sicilie' raccolti, annotati, scritti per l'ab. Vincenzo D'Avino', Napoli, tip. Ranucci, 1848.
F. UGHELLI, 'Italia sacra', vol. VII, Sala Bolognese, Forni editore, 1972 - 1989.

Redazione e revisione:
Mincuzzi Antonella - supervisore Rita Silvestri, 2017, prima redazione


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