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Gondi

Luogo: Firenze
sec. XIII -

Il 21 giugno 1751, Amerigo Antonio e Amerigo Filippo Gondi, del ramo di Bernardo, ottengono l'ascrizione al patriziato fiorentino.

Intestazioni:
Gondi, Firenze, sec. XIII -, SIUSA

Capostipite della famiglia fu Gondo, cittadino fiorentino alla metà del XIII secolo, ma suoi antenati erano in città sin dall'inizio del secolo. Nel corso del Trecento, i Gondi espansero i loro traffici nel Regno di Napoli e a Lione, città in cui un ramo Gondi ebbe sede. A Firenze, a causa della loro fede ghibellina, ebbero cariche pubbliche solo a partire dal 1438. Fra' Marco Gondi, ebbe l'abito dalle mani del Savonarola e lo difese dall'assalto degli Arrabiati al Convento di S. Marco. Per questo la famiglia e fra tutti Girolamo e Bartolomeo di Bernardo Gondi, conservarono gelosamente le carte del frate, da cui nacque lo spunto per raccogliere una Miscellanea savonaroliana.
Guidobono (1486-1574) di Antonio, detto a sua volta Antonio, si era trasferito a Lione per ragioni di commercio e nel 1516 aveva sposato Maria Caterina di Pierre Vive. Caterina de' Medici lo chiamò a corte come maggiordomo e gli donò la baronia di Perron. Suo figlio Alberto (1522-1602) sposò nel 1565 Claudia Caterina di Clermont, vedova ed erede del barone di Retz, e acquistò alla corte di Francia grande importanza, vedendo trasformata la baronia di Retz in ducato e ottenendo anche il marchesato di Belle-Isle. I discendenti ebbero titoli e onori in Francia fino all'estinzione della casata con Paola Francesca di Pietro (1602-1676), che portò nella casa del marito Francesco Emanuele duca di Lesdiguières i titoli e le ricchezze dei Gondi francesi.
Bernardo di Antonio (n. 1482) fu priore nel 1527, sposò Caterina di Pier Filippo Tornabuoni e generò i capostipiti dei due rami della famiglia, Bartolomeo (n. 1518) e Amerigo (n. 1530). Entrambi i rami si assestarono nella vita politica di Firenze. I Gondi furono più volte senatori, ebbero influenti uomini di chiesa e attraverso un'accorta politica matrimoniale consolidarono le proprie fortune. Fra tutti, Francesco (n. 1718) di Angiolo Antonio della linea di Amerigo, marito di Teresa del balì Giovan Battista Gianfigliazzi, che ereditò parte dei beni della famiglia della moglie. Entrambe le linee sono ancora attive.
Arme: "D'oro a due mazze d'arme di ferro, legate di rosso, passate in croce di S. Andrea".

Albero genealogico:
Nella seconda metà del Trecento, i due figli di Simone di Geri, Lionardo e Salvestro, dettero luogo ai primi due rami della famiglia. Gli archivi conservati ancora oggi dai discendenti della famiglia sono quelli dei rami di Lionardo generati dai due figli di Bernardo (1482-1539) di Antonio, priore nel 1527: Amerigo (n. 1531) di piazza S. Firenze, e Bartolommeo (n. 1518) di via Torta. Gli archivi dei rami generati dal fratello di Antonio, Giuliano il Vecchio (1421-1501), priore nel 1468, con i figli Leonardo e Giovan Battista, sono passati al ramo di Carlo di Salvestro, estinto nel secolo XVIII, oggi presso il Conservatorio delle Montalve.


Soggetti produttori:

Collegati:
Gondi ramo di Salvestro di Simone


Complessi archivistici prodotti:
Gondi, ramo di Amerigo di Bernardo, famiglia (fondo)
Gondi, ramo di Bartolomeo di Bernardo, famiglia (fondo)


Fonti:
ASFi, Ceramelli Papiani, n. 2433
ASFi, Deputazione sopra la nobiltà e la cittadinanza, n. VI, 9
ASFi, Raccolta Sebregondi, n. 2679

Bibliografia:
AGLIETTI Marcella, Le tre nobiltà. La legislazione del Granducato di Toscana (1750) tra Magistrature civiche, Ordine di Santo Stefano e Diplomi del Principe, Pisa, ETS, 2000, 233
MILSTEIN Joanna, The Gondi: Family Strategy and Survival in Early Modern France, Ashgate, 2014
Spreti Vittorio, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, vol. I-VI, 1-2 (appendici), Milano 1928-1956, 510-513, vol. III

Redazione e revisione:
Insabato Elisabetta, 2006/01/16, revisione
Romanelli Rita, 2005/09/11, prima redazione


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