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Aulla

Luogo: Aulla (Massa-Carrara), Pisa
sec. XV - 1842

1754, 27 maggio: il cavaliere Bartolomeo Aulla viene ascritto al patriziato di Pisa
1759, 15 gennaio: il cavalier Luigi e fratelli vengono ascritti al patriziato di Pisa

Intestazioni:
Aulla, Pisa, sec. XV - 1842, SIUSA

Gli Aulla, probabilmente originari del castello di Aulla nel territorio di Pontremoli (da cui il nome), vennero ad abitare a Pisa dall'inizio del Cinquecento e furono ben presto ammessi agli onori della città, imparentandosi con antiche e importanti famiglie pisane, come i da Vecchiano e i Barlettani. A diventare, primo della famiglia, priore nel 1590 fu Luigi di Vincenzo (1541-1601), che era stato notaio. A lui si deve il precoce consolidamento economico degli Aulla con l'acquisto, nel 1564, della casa di via San Frediano e, nel 1588, del primo nucleo di beni fondiari nel comune di Pontedera, a Casabianca, che diventerà nel tempo la principale tenuta del casato.
La discendenza Aulla proseguì con suo figlio Vincenzo che, laureatosi in utroque iure nello Studio Pisano, svolse la funzione di cancelliere della comunità di Pisa e nel 1647 fu estratto priore. I suoi figli, Attilio e Bartolomeo, svolsero la stessa professione paterna; ma è con quest'ultimo (1633-1702) che si registrò una crescita sociale della famiglia: anch'egli laureato in diritto, fu per ben sette volte estratto priore e nel 1667 fondò la commenda di padronato Aulla nell'Ordine di Santo Stefano, divenendone cavaliere milite. All'epoca egli poteva già disporre di un patrimonio valutato in oltre 20.000 scudi, di cui una parte era rappresentata dalla dote della consorte Caterina Celati. Il grosso del patrimonio fondiario era concentrato a Pontedera, nelle località di Casabianca, Monteghisi e Prata.
A succedergli nella commenda di padronato fu il figlio primogenito Vincenzo (1663-1731) che vestì fin dalla minore età l'abito di cavaliere. Anch'egli laureato in utroque iure, fu cancelliere della Comunità e priore per ben nove volte tra il 1687 e il 1723; fu inoltre membro del Consiglio dell'Ordine di S. Stefano dal 1704 fino alla morte. Lettore di istituzioni civili nello Studio Pisano, fu uomo di grande cultura, intrattenne con Benedetto Averani, celebre erudito fiorentino, rapporti epistolari (la loro corrispondenza fu raccolta e pubblicata nel 1717, contemporaneamente all'"Opera omnia" di Averani); nel 1692 fece il suo ingresso negli Arcadi con il nome di Leonzio Afidanteo.
Dal suo matrimonio con Maria Laura Narducci nacquero numerose femmine e un solo figlio, Bartolomeo Gaetano (1705-1764). La moglie era figlia di Domenico Ranieri Narducci e di Clarice Isabella di Ridolfo Carnesecchi, appartenente ad una ricca e nobile famiglia fiorentina. Alla generazione successiva degli Aulla così perverrà l'importante eredità Carnesecchi. Bartolomeo seguì il cursus honorum del padre: cavaliere stefaniano, fu più volte priore e "riformatore" della città di Pisa. Unitosi in matrimonio con Anna Maria Lanfranchi Chiccoli, appartenente ad una delle più antiche famiglie nobili pisane, condivise con la moglie la passione letteraria e poetica. Entrambi furono iscritti all'Arcadia, lui con il nome di Mitrindo Collide e lei con quello di Euriclea Doriense, e scrissero sonetti, rime e versi assai apprezzati all'epoca. In particolare di Bartolomeo, che fu tra l'altro nominato "provice-custode" della Colonia Alfea a Pisa, restano numerose opere (canzoni e sonetti) dalle tematiche religiose. Egli venne ascritto al patriziato pisano con decreto del 27 maggio 1754.
Dei numerosi figli di Bartolomeo si ricordano i tre maschi: Luigi, primogenito (1738-1804), Vincenzo (1739-1778) e Giuseppe Gaspero (1741-1779). A quest'ultimo toccò la cospicua eredità Carnesecchi, in virtù dell'appartenenza della bisnonna Clarice a questa famiglia; fu così chiamato alla eredità dell'ultimo Carnesecchi, Ridolfo di Francesco (1698-1756), morto senza prole, che lo istituì suo erede universale, con l'obbligo di assumere cognome ed arme della famiglia fiorentina. Il fratello Vincenzo fu cavaliere stefaniano e cappellano del Duomo di Pisa. La sorella Clarice Isabella sposò in prime nozze il cavaliere Antonio Gualandi, di famiglia patrizia pisana, e rimasta vedova sposò in seconde nozze Bandino Panciatichi, commissario granducale a Pisa, e venne nominata Dama di corte del Granducato di Toscana.
Alla morte di Giuseppe i beni Carnesecchi passarono al fratello maggiore Luigi. Patrizio pisano dal 1759, priore della Comunità di Pisa nel 1765, investito, alla morte del padre, della commenda Aulla di suo padronato nel 1767, Luigi concentrò nella sua persona un vasto patrimonio che una politica di compra-vendite, speculazioni finanziarie e strategie matrimoniali aveva triplicato di valore in meno di 80 anni. Si trattava di terre per oltre 250 ettari, sfruttate a mezzadria con una ventina di poderi, case padronali, ville e un centro aziendale attrezzato. Nel 1793 fu nominato unico erede dallo zio materno Ranieri Lanfranchi Chiccoli.
Alla sua morte lasciò il patrimonio indiviso all'unico figlio maschio, il cavaliere Pietro Leopoldo (1789-1817), che fu anche investito della commenda. Con lo scioglimento, nel 1809, dell'Ordine di Santo Stefano all'epoca della dominazione napoleonica, i beni della commenda tornarono in sua piena ed esclusiva proprietà. Egli risulta essere all'epoca (1812) uno dei più ricchi contribuenti nell'ambito del Dipartimento del Mediterraneo: al quarto posto, era preceduto solo dai Mastiani Brunacci, Andrea Del Rosso e Tommaso Alliata. Pietro Leopoldo sposò Maria Virginia di Cristoforo Buccella dalla quale ebbe una sola figlia, Vittoria Maria Teresa, morta in tenera età. Perciò nel 1817, alla precoce morte di Pietro Leopoldo, il patrimonio Aulla passò indiviso in parti uguali alle sorelle, Camilla e Anna Maria. La prima aveva sposato il 21 settembre 1800 il cavaliere pisano Pier Gaetano Prini, facoltosa famiglia pisana nota per i suoi investimenti commerciali ed imprenditoriali nel campo del vetro e della cera. Anna Maria sposava nel 1810 il cavaliere Lelio Franceschi. A causa dei dissapori tra le sorelle la divisione dei beni si protrasse fino al 1823.
Dei cinque figli avuti da Camilla con Pier Gaetano Prini, i quali aggiunsero, al proprio, il cognome Aulla, fu Giuliano (1805-1867) ad essere chiamato, nel 1842, alla morte della madre, all'eredità Aulla.


Albero genealogico:
Tra le carte Aulla, conservate a Pontasserchio, è presente un albero genealogico (sec. XIX prima metà).


Soggetti produttori:

Successori:
Prini Aulla

Collegati:
Prini


Complessi archivistici prodotti:
Aulla, famiglia (fondo)


Fonti:
ASFi, Deputazione sopra la nobiltà e la cittadinanza, n. XXVI, 6 e 8

Bibliografia:
A. Panajia, Il Casino dei Nobili. Famiglie illustri, viaggiatori, mondanità a Pisa tra Sette e Ottocento, con la collaborazione di Giovanni Benvenuti, Pisa, ETS, 1996, 36
N. GIANNECCHINI, Gli Aulla di Pisa e l'Ordine di Santo Stefano (secc. XVI-XIX), in "Quaderni Stefaniani", a. XVIII (supplemento), Pisa, Edizioni ETS, 1999, 85-136
AGLIETTI Marcella, Le tre nobiltà. La legislazione del Granducato di Toscana (1750) tra Magistrature civiche, Ordine di Santo Stefano e Diplomi del Principe, Pisa, ETS, 2000, 282

Redazione e revisione:
Biagioli Beatrice, 2011/11/24, revisione
Insabato Elisabetta, 2012/03/10, supervisione della scheda
Trovato Silvia, 2006/10/01, prima redazione
Trovato Silvia, 2009/08/27, rielaborazione


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