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Albergotti Siri

Luogo: Arezzo
sec. XIV -

Ottennero il titolo di baroni fin dal 1623 per il tramite della famiglia Siri, nella persona di Niccolò Siri, avo materno di Michelangelo Albergotti, che era stato insignito del titolo da Casimiro III di Polonia.
Il ramo degli Albergotti Siri, come gli altri degli Albergotti, fu ascritto al patriziato aretino dal 1756. Giacinto di Carlo Albergotti Siri ottenne il riconoscimento della nobiltà di Pistoia nel 1840.

Intestazioni:
Albergotti Siri, Arezzo, sec. XIV -

Gli Albergotti Siri sono documentati a partire da Guiduccio di Lando che nel 1340 faceva parte del governo del Comune di Arezzo. Fra i suoi figli, Giovanni fu vescovo di Arezzo negli anni 1370-1375, cui seguì nella carica il nipote omonimo, figlio del fratello Iacopo, e che ebbe uno scontro con il ceto politico aretino, poi quietato dopo l'elezione di Urbano VI. La famiglia proseguì la discendenza con Nicoletto, fratello del vescovo e padre di Iacopo, a sua volta padre di Nicolò. Il figlio di Nicolo, Giovanni, schieratosi dalla parte di Vitellozzo Vitelli durante la rivolta antifiorentina del 1502, fu padre di Iacopo che morì giovane, ma ebbe per lo meno cinque figli. I loro nomi risultano da un registro contabile degli anni 1527-1542, come figli minori già orfani di padre. Uno fra essi, Girolamo, nel 1529, durante l'ultima ribellione di Arezzo contro Firenze, fece parte dei rivoltosi. La sua attività di commercio si svolgeva anche in stretto rapporto con un Francesco Albergotti di altro ramo del casato.
Da Michelangelo, altro figlio di Iacopo, ebbe seguito la discendenza con Bernardino (1543-1579) e con il figlio di questi Pietro (n. 1578), marito di Sabina Subbiani, il quale proseguì il registro del nonno Iacopo compilandolo come un libro di ricordi, come poi fecero i suoi discendenti. Fra questi Bernardino (n. 1600) che sposò Giulia Lippi da cui ebbe diversi figli: di questi si ricordano il primogenito Giuseppe e Francesco Antonio (1650-1691) che vestì l'abito religioso. A seguito della prematura morte di Giuseppe, Francesco rientrò nel secolo e sposò Laura Siri, figlia unica di Niccolò, residente del re di Polonia presso la corte imperiale e perciò insignito del titolo baronale, vedova del conte Giovanni Chiaromanni, deceduto nel 1683. A seguito di questo matrimonio, gli Albergotti di Guiduccio di Lando sono indicati come il ramo baronale, per il titolo trasmesso da Laura ai suoi discendenti. Alla coppia nacquero due figli, Michelangelo (1690-1760) e Giuseppe (1691-1764). Il primo ereditò il titolo di barone e il priorato di Santo Stefano che il nonno Niccolò Siri aveva istituito ad Arezzo nel 1679, sposò Laura Tolomei ed ebbe Giulia, andata in sposa a Giovanni di Niccolò Albergotti, Francesco Antonio (1717-1795) e Filippo (n. 1727), canonico della cattedrale. Francesco Antonio e la moglie Maria Maddalena di Antonio Fossombroni ebbero, fra gli altri, Marcellino (1746-1813) e Michelangelo, canonici come lo zio Filippo; Niccolò (1757-1799) che morì a Zurigo combattendo al servizio degli austriaci contro i francesi, e Carlo (1755-1832), che assunse il titolo di barone, e che in patria partecipò al moto insurrezionale antifrancese noto come il "Viva Maria". Pochi anni dopo, suo figlio Donato (1784-1813) morì nel campo opposto, in Russia, al fianco di Napoleone. Carlo aveva sposato nel 1780 Maria Maddalena Scarfantoni di Pistoia e aveva avuto altri figli. Fra questi, Giuseppe (1797-1839) si impiegò presso la Camera di soprintendenza comunitativa di Grosseto e in quella città morì, Francesco (1781-1860) sposò Aurelia Tonti ed ebbe Ferdinando e Iacopo, ma con il nipote Carlo di Iacopo la loro linea si estinse. Continuò invece quella di Giacinto di Carlo (1801-1878), anch'egli attivo nella burocrazia toscana, che sposò la fiorentina Giuseppa Sati, sorella di Giulia moglie del nipote Ferdinando di Francesco, ed ebbe Tito (1829-1919) e Attilio Regolo (n. 1831). Quest'ultimo fu adottato da Giuseppe Forteguerri e dalla zia paterna Luisa, assunse il nome Forteguerri dando origine agli Albergotti Siri Forteguerri e si trsaferì a Pistoia.
Tito e il figlio Alberto continuarono il ramo degli Albergotti Siri.
Arme: "Partito. 1 oro a tre bande di nero, la seconda banda caricata nel capo da una stella d'oro; 2 partito d'oro e di vaio a sei file".


Albero genealogico:
Gli Albergotti sono una delle più antiche casate aretine i cui precursori sono attestati in città sin dall'XI secolo, ma che pose solide basi economiche durante il secolo XVI. Nel 1750 le famiglie discendenti dai primi Albergotti che chiesero il riconoscimento del patriziato all'apposita commissione granducale furono sette (cfr. Il saggio di Augusto Antoniella del 2006 che ne ha ricostruito la genealogia e la storia). Il capostipite risulta essere un Lando ed i suoi due figli: Bico e Guiduccio.


Soggetti produttori:

Collegati:
Albergotti


Per saperne di più:
Blasoni delle famiglie toscane descritte nella Raccolta Ceramelli Papiani

Complessi archivistici prodotti:
Albergotti Siri, famiglia (fondo)


Bibliografia:
Spreti Vittorio, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, vol. I-VI, 1-2 (appendici), Milano 1928-1956, 333-334 (vol. I)
AGLIETTI Marcella, Le tre nobiltà. La legislazione del Granducato di Toscana (1750) tra Magistrature civiche, Ordine di Santo Stefano e Diplomi del Principe, Pisa, ETS, 2000, 303-304
A. Antoniella, Famiglie e archivi Albergotti ad Arezzo, in P.Benigni, L.Carbone, C. Saviotti (a cura di), Gli Albergotti famiglia memoria storia, atti delle giornate di studio (Arezzo, 25-26 novembre 2004), Firenze, Edifir, 2006, pp. 47-81, 47-81

Redazione e revisione:
Insabato Elisabetta, 2015/11/24, supervisione della scheda
Romanelli Rita, 2015/11/18, prima redazione


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