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Benvenuti ramo di Montodine

Luogo: Crema (Cremona)
sec. XIII fine - 1929

conti

Intestazioni:
Benvenuti ramo di Montodine, conti, Crema (Cremona), sec. XIII fine - 1929

La famiglia Benvenuti è attestata a Crema almeno dalla fine del secolo XIII. Le testimonianze ricavabili dalla letteratura storica cremasca sono svariate. Alemanio Fino (Fino 1711, p. 163) afferma che la famiglia Benvenuti sia giunta da Firenze dove era presente fin dall'anno 802; Pietro Terni puntualizza che la famiglia era una delle più nobili ed antiche di Firenze, trasferitasi poi con un suo ramo a Crema "già 250 anni prima del presente 1546" (Da Terno, p. 111) quindi collocabile intorno all'anno 1300; Francesco Sforza Benvenuti (Benvenuti 1968, p. 15) ricorda che alla fine del XIII secolo è attestata la presenza di un Corradino Benvenuti notaio in Crema ma afferma con forza l'impossibilità di stabilire con certezza se e quando possa essere avvenuto il trasferimento in Crema di un ramo della famiglia fiorentina, accennando anche all'ipotesi che oltre al ramo proveniente da Firenze ci potesse essere anche un ramo omonimo e autoctono della famiglia, vista la quantità di Benvenuti presenti in Crema già nel secolo XIV. Anche dal punto di vista documentario la ricchezza dell'archivio familiare sembrerebbe confermare l'ipotesi di un radicamento della famiglia Benvenuti in Crema tra la fine del XIII secolo e l'inizio del XIV. Infatti le testimonianze documentarie attestano molteplici e diversificati interessi economici e patrimoniali di vari esponenti della famiglia proprio a partire dal secolo XIV. Nell'archivio Benvenuti non si sono conservati atti (fatta eccezione per un unico documento del 1341 che riguarda esclusivamente il capostipite Giovanni Benvenuti) tra il 1306 e il 1350, anno in cui viene concessa dalla famiglia de Capitaneis di Caravaggio a Bertolino e Bellino fratelli Benvenuti, figli del fu Giovanni, l'investitura feudale di numerosi terreni giacenti a Salvirola Cremasca. L'atto chiarisce anche che questi terreni erano precedentemente stati concessi, fin dall'anno 1329, a Giovanni Benvenuti, padre dei detti fratelli, allora defunto. Il capostipite della dinastia sembra essere proprio quel Giovanni Benvenuti, medico ("fisicus"), sposo di Domenica Lante e padre di Bertolino e Bellino. Il 1329 quindi vede la famiglia Benvenuti già titolare almeno di un'investitura feudale e avere il principale esponente, Giovanni, definito come medico, indice quindi di un livello economico e di una collocazione sociale ragguardevoli. Questa posizione sociale riconosciuta in Giovanni rimanda ragionevolmente a un percorso di costruzione graduale di spazio e potere economico da parte dei Benvenuti per un periodo di almeno due o tre generazioni precedenti a quella dello stesso Giovanni. La stessa investitura interesserà anche le generazioni immediatamente successive: sarà confermata nel 1368 a Giovannino (in alcuni documenti si trovano le varianti di "Zanetto" o "Zanino") figlio di Bellino e nel 1415 a Bellino e Tommaso figli di Giovannino. A parte la lezione più antica già sopra citata di "de Bevegnuto", per tutta la seconda metà del secolo XIV e per buona parte del XV secolo il cognome sui documenti è attestato nella forma di "Bevenutus" o di "de Bevenutis", forme prive entrambe del segno di abbreviazione della nasale sulla prima "e". Le forme definitive di "Benvenutus" e di "de Benvenutis" si attestano solo a partire approssimativamente dalla seconda metà del XV secolo. La documentazione del secolo XIV e dell'inizio del XV vede anche la presenza di altri Benvenuti difficilmente collocabili con precisione nell'albero genealogico familiare ma in stretti rapporti economici e patrimoniali con la discendenza principale di Giovanni Benvenuti.
La documentazione a partire da Bellino figlio di Giovanni Benvenuti, passando attraverso Giovannino figlio di Bellino, testimonia puntualmente il susseguirsi delle generazioni che, una dopo l'altra, ampliano e ramificano la discendenza, separatasi in modo irreversibile in due tronchi principali dopo appena quattro generazioni, cioè con quelle successive ai fratelli Bellino e Tommaso Benvenuti figli di Giovannino. Dalla biforcazione dell'albero genealogico, mano a mano che si scende anche lungo le ramificazioni secondarie, gli atti dell'archivio riguardano sempre più frequentemente le vicende di uno dei rami della famiglia formatosi: quello successivamente definito "ramo di Montodine". Con Bellino e Tommaso Benvenuti di Giovannino e i loro figli si assiste a un'amplificazione sempre maggiore del volume di contrattazioni, acquisti, vendite, permute di terreni e beni immobili che interessano la città di Crema e le ville sparse nel territorio. Il secolo XV assiste alla enorme crescita patrimoniale della famiglia che nel giro di pochi decenni si ritrova a possedere diversi fabbricati anche di pregio e di cospicuo valore economico grazie alla presenza in essi di botteghe e in ragione della loro notevole estensione entro la cerchia muraria della città: a porta Serio, a porta Ripalta, a porta Ombriano. Gli interessi e gli acquisti di terreni, cascine, diritti di utilizzo delle acque si espandono invece in numerose ville in tutte e quattro le direzioni del territorio: nelle curie di porta Ripalta (Montodine, Ripalta Arpina, Castelnovo, Moscazzano, Rovereto, Zappello), di porta Ombriano (Ombriano, Chieve, Capergnanica), di porta Pianengo (Campagnola, Campisego, Vairano, Pianengo, Capralba, Casaletto Vaprio, Torlino), di porta Serio (Offanengo, Izano, Salvirola Cremasca). Più raramente gli interessi economici dei Benvenuti sconfinano al di fuori del territorio cremasco, in particolare entro quello di Castelleone. Le maggiori località in cui si concentrano col passare degli anni gli acquisti e le politiche di espansione agricola, con la creazione di possedimenti molto estesi, in gran parte gestiti tramite concessioni in locazione, sono quelle di Montodine e Ripalta Arpina, della cascina della Saragozza, di S. Donato, della Campagnola. Alla proprietà di tutti questi latifondi e poderi si aggiungono i preziosissimi diritti sulle acque irrigue, sia quelle utili all'irrigazione diretta delle proprie terre, sia quelli connessi al diritto di passaggio di acque per l'irrigazione o lo svuotamento di terreni altrui; si assommano anche i diritti di passaggio con strade, ponti e manufatti idraulici insistenti su propri terreni. L'amministrazione di queste proprietà avviene tramite agenti e fattori che tengono una puntuale contabilità dei raccolti e precisi rendiconti dei loro rapporti con gli agricoltori. Contabilità particolari sono invece dedicate all'allevamento dei bachi da seta, effettuato in tutte le principali proprietà Benvenuti. Alle proprietà terriere vanno aggiunte soprattutto in Crema e in Montodine botteghe, case d'abitazione, attività di mulini e macine, fino all'espansione, nel XIX secolo, delle attività nel settore industriale con la produzione di mattoni della fornace di S. Bernardino alle porte di Crema e la filanda di Montodine, attività questa data in gestione inizialmente ad altri ma poi amministrata direttamente dalla famiglia. Le fonti storiche dichiarano che il patrimonio familiare nel corso del secolo XV si attesti intorno ai 15.000 scudi e si possa quindi considerare come il più imponente della città. Ne godono Agostino figlio di Tommaso e i suoi cugini di primo grado Michele, Giacomo e Zanetto figli di Bellino. La generazione successiva assiste ad una prima grande divisione patrimoniale: quella del 1475 tra gli eredi diretti di Agostino e quelli di Michele e fratelli, compreso il nipote Cristoforo figlio del fu Zanetto. Agostino e Michele Benvenuti, probabilmente per non dividere e disperdere eccessivamente la ricchezza e i beni posseduti, vincolano il grosso dei loro patrimoni con due fedecommessi trasmissibili solo per linea maschile, stabilenti anche gli eventuali passaggi a parenti indiretti in caso di mancanza di eredi maschi.
I due fedecommessi di Agostino e Michele scateneranno per diversi decenni, e anche secoli, discussioni e vertenze giudiziarie per l'aggiudicazione dei beni vincolati da fedecommesso tra le due discendenze ma anche all'interno dello stesso ramo ereditario. Le successioni, le relative liti, cessioni e rinunce sono testimoniate nel presente archivio soprattutto per i discendenti di Agostino (che danno origine al ramo di Montodine), discendenza che non si sviluppa in modo lineare e diretto ma vede al suo interno una grande proliferazione di famiglie. L'altro grande ramo, quello dei discendenti di Michele, è meno rappresentato; lo è di più ai piani alti dell'albero genealogico in quanto a quei livelli il patrimonio familiare e gli interessi di entrambi i rami sono ancora tra loro strettamente connessi.
Dopo fasi di disgregazioni e divisioni, attraverso rinunce, donazioni, cessioni e vertenze all'interno del ramo della discendenza di Agostino si assiste a un progressivo ricompattamento del patrimonio che di generazione in generazione si era distribuito in vari ramificazioni della famiglia. Nel corso del XVIII secolo prevale la discendenza sfociante in Manfredo figlio di Manfredo che concentra su di sé il patrimonio proveniente dai suoi diretti avi ma anche quello cedutogli da Pio, Curzio ed Ettore figli di Mario. L'amministrazione dei beni prosegue soprattutto attraverso Girolamo figlio di Manfredo e i suoi fratelli e nelle generazioni successive tramite anche vertenze che coinvolgono la vedova del detto Girolamo, Carola Vistarini, che agisce per conto dei propri figli in età minore fino al raggiungimento della maggiore età da parte dell'unico figlio maschio giunto all'età adulta, Ercole. Con la generazione successiva si chiude la discendenza maschile di questo ramo della famiglia: Ettore, unico figlio maschio di Ercole, è un sacerdote e l'ultima erede del casato risulta essere sua sorella Carolina, nubile, che adotta la nipote Camilla Marozzi Benvenuti lasciandole tutto il suo patrimonio in eredità. Camilla, nubile anch'essa e ultima del casato di origine pavese, testa a favore della Congregazione Salesiana, alla quale lascia in eredità tutti i suoi beni, comprendenti anche il palazzo di Montodine. Camilla muore nell'anno 1929: con lei si chiude definitivamente la storia del ramo Benvenuti di Montodine.
Oltre all'espansione della proprietà terriera, un'altra fonte di immensa ricchezza per i Benvenuti è costituita da un'intelligente e lungimirante politica matrimoniale. Si ricordano per esempio i matrimoni celebrati con esponenti delle famiglie Benzoni, Zurla, Griffoni Sant'Angelo, Vimercati Sanseverino, d'Adda, Martinengo, Cattaneo, Terni, Scotti, Gambazocca, Clavelli, Obizzi. Un altro modo per incrementare non solo il patrimonio ma il prestigio e il peso politico della famiglia è quello derivante dall'amministrazione di beni e patrimoni di altre famiglie (specie nei casi di eredità di minori o di donne), di istituzioni ecclesiastiche, di congregazioni laicali e istituti di assistenza e beneficenza tramite affidamenti sanciti da atti di procura e di tutela, oppure grazie alla nomina di membri della famiglia entro gli apparati amministrativi di enti. L'aumento delle ricchezze e del potere si rivelano anche attraverso la sempre più frequente occupazione di cariche e funzioni svolte da diversi membri della famiglia nell'ambito del governo della città e del territorio. I Benvenuti risiedono ininterrottamente per secoli nel maggiore organo decisionale della città, il consiglio generale; spesso rivestono le cariche di provveditori e quelle di ambasciatori del territorio cremasco presso la Serenissima; un numero sempre più alto di componenti viene insignito di titoli onorifici come quello di cavaliere. Molti esponenti si distinguono anche per le imprese militari condotte al servizio dell'imperatore e della Serenissima. Si ricordano a questo proposito i quattro fratelli Alfonso, Agostino, Massimiliano e Ascanio figli di Troilo Benvenuti deceduti durante la guerra contro i turchi nella difesa di Famagosta e l'unico loro fratello Orazio che, ridotto in schiavitù per nove anni, riesce finalmente a ritornare in patria. Di almeno altrettanto rilievo sono gli incarichi ricoperti dal colonnello Mario e l'organizzazione della milizia locale che gli viene affidata direttamente da Venezia, nonché le imprese militari del colonnello Livio. Ma saranno il valore sul campo e la devozione all'imperatore di Giovanni Battista Benvenuti di Cosimo (o Cosmo, in alcuni documenti) ad ottenere alla famiglia la consacrazione di maggiore peso, vale a dire il titolo di conti del Sacro Romano Impero concesso dall'imperatore Leopoldo I ai suoi discendenti diretti e indiretti. In epoca più recente alcuni esponenti della famiglia ricoprono varie cariche importanti come quella di "provveditori ai confini dello Stato" assunta da Manfredo Benvenuti. Suo figlio Agostino invece riveste la carica di provveditore della città negli ultimi anni del Dominio Veneto, ma ha pari fortuna anche col successivo governo francese, infatti prende parte al Comitato di pubblica difesa del governo democratico della Repubblica nell'anno 1797, poi nel 1805 è membro del Corpo legislativo del Regno d'Italia e in seguito regge la città di Crema fino all'avvento del Regno Lombardo-Veneto. Ma anche qui non termina la sua carriera politica: nel 1820 viene designato come deputato nella Congregazione Centrale di Lombardia. Ercole, ultimo erede maschio della famiglia, figlio di Girolamo, svolge anch'esso un incarico pubblico, quello di sindaco del comune di Montodine per il triennio 1875-1877. Oltre alle cariche di tipo militare, amministrativo e politico sono da ricordare anche quelle ecclesiastiche di Cesare Donato (figlio di Girolamo e Domicilla Scotti), entrato nell'ordine dei Canonici Lateranensi e insignito della dignità di Abate Privilegiato, dei suoi fratelli Claudio e Tommaso abati, di Ettore (figlio di Curzio), Benvenuto (figlio di Mario) e dei due fratelli Ottavio e Alfonso (figli di Manfredo postumo), tutti Cavalieri di Malta con particolare riconoscimento per Ottavio, ministro plenipotenziario del Sacro Ordine Gerosolimitano presso la Repubblica Veneta.


Complessi archivistici prodotti:
Benvenuti ramo di Montodine, famiglia (fondo)


Redazione e revisione:
Citerio Lucia, 2017/01/09, rielaborazione
Menghi Sartorio Barbara, 2017/08/25, supervisione della scheda


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