Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina | Vai alla colonna di sinistra

Colonna con sottomenu di navigazione


immagine

Progetti archivistici toscani

img
icona Gli archivi della ToscanaSoprintendenza archivistica per la Toscana

img
icona Fuori dal manicomioGli archivi della salute mentale dall'Unità d'Italia alla legge 180

Contenuto della pagina


Guida on-line agli archivi non statali
Menu di navigazione

Silva Pietro

Parma 1887 mag. 2 - Bologna 1954 nov. 1

Storico

Intestazioni:
Silva Pietro, storico, (Parma 1887 - Bologna 1954)

Pietro Silva nasce a Parma il 2 maggio 1887, da Angelo e da Anita Caprara, in una famiglia della borghesia intellettuale parmense legata alla sinistra storica di governo; nel 1906, conseguito il diploma di maturità al Liceo classico Galilei di Pisa, si iscrive alla facoltà di Lettere dell'ateneo pisano e risulta primo al concorso per allievo "convittore" della Scuola normale superiore della stessa città. Si laurea nel giugno 1910 con una tesi su "Il governo di Pietro Gambacorta a Pisa e le sue relazioni col resto della Toscana e con i Visconti", pubblicata negli «Annali della scuola normale», nel 1911 uscita in volume, un'opera che fu giudicata come una delle migliori monografie sulle origini delle signorie italiane.
Nel dicembre 1910 ottiene, presso la Normale, l'abilitazione all'insegnamento in Storia e geografia, discutendo la tesi "Pisa sotto Firenze dal 1406 al 1433". Suo primo maestro all'Università di Pisa è Amedeo Crivellucci, titolare della cattedra di Storia moderna e fondatore della rivista «Studi Storici», alla quale Pietro Silva collabora dal 1909 con articoli e recensioni.
Sul giovane studioso profonda è anche l'influenza di Gioacchino Volpe e soprattutto di Gaetano Salvemini , dal 1910 chiamato a Pisa in sostituzione di Crivellucci, con il quale Pietro Silva instaura un legame destinato a durare nel tempo e a incidere sul suo percorso intellettuale e politico.
L'anno successivo alla laurea il giovane studioso segue un anno di perfezionamento presso l'Istituto superiore di Firenze; in seguito, vincitore di concorso a cattedra nei licei classici, viene destinato nel 1912 al Liceo Spallanzani di Reggio Emilia, dove insegna per un breve periodo. Negli anni 1912-1913, grazie ad una borsa di studio, trascorre un lungo soggiorno a Parigi (interrotto da visite brevi anche a Bruxelles e in Olanda), dove compie negli archivi del Quai d'Orsay quelle ricerche di storia diplomatica italo-francese del secolo XIX che sfoceranno più tardi nella redazione del volume "La monarchia di luglio e l'Italia" (1917).
Nel 1913 vince la cattedra di Storia all'Accademia navale di Livorno.
Nel 1914 gli viene assegnato, per il volume su Pietro Gambacorta, il Premio Gautieri per gli studi storici dell'Accademia delle scienze di Torino. Nello stesso anno ottiene la libera docenza in Storia medievale e moderna presso l'Università di Pisa. Collaboratore di numerose riviste scientifiche («Archivio storico italiano», «Nuova rivista storica», «Rassegna storica del Risorgimento», «Studi storici» ), egli si impegna anche per «L'Unità» di Salvemini, «La Voce» di Prezzolini, e, dal 1915, scrive regolarmente sulla terza pagina del «Corriere della sera» di Albertini.
Più tardi diverrà inoltre collaboratore del quotidiano genovese «Il lavoro», fondato e diretto dal socialista riformista Giuseppe Canepa.
Nel periodo che precede l'entrata in guerra dell'Italia nel primo conflitto mondiale si batte assieme a Salvemini, Amendola e Bissolati a favore di un interventismo democratico che si riallaccia alla tesi del Risorgimento rimasto incompiuto dopo il 1866. Durante il periodo bellico chiede coerentemente di essere arruolato, ma, dichiarato idoneo solo ai servizi sedentari, viene assegnato all'Ufficio storico del Ministero della Marina mentre prosegue il suo insegnamento presso l'Accademia di Livorno.
Nel 1916-1917 l'Università di Pisa gli affida l'incarico di Storia moderna. Il primo dopoguerra lo vede ancora schierato con Salvemini e Bissolati per una pace giusta che tenga conto delle aspirazioni delle diverse nazionalità emerse dal naufragio dell'Impero austro-ungarico, e che nel caso dell'Italia possa contemplare la rinuncia alla Dalmazia. A sostegno di questa tesi si impegna in un'intensa attività di divulgatore, pubblicista e conferenziere. Le sue prese di posizione lo espongono presto agli attacchi di nazionalisti e poco dopo dei fascisti, rendendo difficile anche il suo impegno di docente all'Accademia navale di Livorno . Nel 1922 vince la cattedra di Storia all'Istituto superiore di Magistero di Roma, dove inizia ad insegnare nel 1923.
Firmatario del manifesto Croce, nel 1925 rifiuta, solo, assieme a Croc , di collaborare al progetto per l'Enciclopedia italiana. Alla fine dello stesso anno si vede sospendere d'autorità la collaborazione al «Corriere della Sera». Nel 1927 esce da Mondadori una delle sue opere migliori e più conosciute, "Il Mediterraneo dall'Unità di Roma all'Unità d'Italia", che vedrà numerose ristampe. Tre volte primo nei concorsi di Storia rispettivamente per l'Università di Cagliari, di Bologna e di Napoli degli anni 1923, 1928, 1932, Pietro Silva è scartato perché non gradito al regime fascista.
Nel 1932 viene chiamato dalla facoltà di Lettere di Roma per ricoprire la cattedra di Storia moderna di nuova istituzione, ma la delibera, nonostante il sostegno di Gioacchino Volpe, sarà annullata.
La sua attività didattica resta così ancorata al Magistero, nel frattempo divenuto facoltà universitaria, dove gli sono colleghi Guido De Ruggiero e Giuseppe Lombardo Radice.
Prosegue intanto fecondamente l'attività scientifica. Nel 1930 decide infine di accettare la collaborazione con l'Enciclopedia italiana, per la quale redige numerose voci minori e le ampie "Storia della Francia" e "Storia dell'Inghilterra". Nel 1935 esce il suo fortunato "Corso di storia per i Licei" sul quale si formeranno più generazioni di giovani.
Nel 1939 pubblica per l'ISPI le raccolte di saggi "Genesi e caratteri dell'Inghilterra moderna" e "Momenti e figure di storia italiana", cui segue "Fasi di storia Europea" nel 1940.
In quell'anno viene colpito da una grave infermità che lo allontana per un periodo dall'insegnamento e dall'attività scientifica e che lo accompagnerà per il resto della vita.
Legato alla monarchia e soprattutto al principe ereditario Umberto, di cui era stato insegnante di storia all'Accademia navale di Livorno, durante il dibattito costituzionale del secondo dopoguerra fa una scelta controcorrente schierandosi a favore della dinastia sabauda con la brochure "Io difendo la monarchia" dell'anno 1946. L'ultimo suo lavoro edito è "Il 1848", uscito per le celebrazioni del primo centenario del Quarantotto.
Muore a Bologna il 1° novembre 1954.


Complessi archivistici prodotti:
Silva Pietro (fondo)


Bibliografia:
W. MATURI, "Pietro Silva", in "Rivista storica italiana", 66 (1954), pp. 600-603
T. CILENTI, "Bibliografia degli scritti di Pietro Silva", in "Studi in onore di Pietro Silva", a cura della FACOLTA' DI MAGISTERO DELL'UNIVERSITA' DI ROMA, Firenze, Le Monnier, 1957,
"Studi in onore di Pietro Silva", a cura della FACOLTA' DI MAGISTERO DELL'UNIVERSITA' DI ROMA, Firenze, Le Monnier, 1957
N. Valeri, "Profilo di Pietro Silva", in "Studi in onore di Pietro Silva", a cura della Facoltà di Magistero dell'Università di Roma, Firenze, Le Monnier, 1957, pp. VII-XX
M. SIMONETTI, "Risorgimento e Mezzogiorno alle origini della storiografia contemporanea in Italia. Pietro Silva e Raffaele Ciasca fra 'La Voce' e l''Unità' 1911-1915", in "Atti e memorie dell'Accademia di Scienze e Lettere la Colombaria", nuova serie, anno 24 (1973), pp. 213-296
L. MICHELETTA, "Pietro Silva storico delle relazioni internazionali", in "Clio", anno 30 (1994), n. 3 (luglio-settembre), pp. 496-527
B. GATTA, "Pietro Silva. La lezione dello storico", Sorrento, Di Mauro, 1997

Redazione e revisione:
Capannelli Emilio, revisione
Lenzi Marco, revisione
Morotti Laura, 2011/11, rielaborazione
Sbrilli Miletta, prima redazione


icona top