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Bianchi Celestino

Marradi (FI) 1817 lug. 10 - Firenze 1885 giu. 29

giornalista
politico

Intestazioni:
Bianchi, Celestino, giornalista (Marradi 1817 - Firenze 1885)

"Nacque a Marradi (Firenze) il 10 luglio 1817 da Giuseppe, scrivano, e da Susanna Ciliegioli, filatora. I genitori vollero avviarlo agli studi e infatti, ricevuti i primi insegnamenti a Marradi, venne mandato nel 1833a Firenze, presso gli scolopi, dai quali apprese lettere e scienze, sotto la guida del celebre padre Inghirami. Uscito da quelle scuole, privo di mezzi, dette prima lezioni private, ed ebbe poi l'incarico di storia e geografia nell'Istituto femminile della SS. Annunziata di Firenze. Gli avvenimenti del 1847-49 cominciarono a portarlo sulla scena politica. Collaborò al giornale La Patria (del gruppo moderato ricasoliano) e ne fu segretario di redazione, poi responsabile; fondò più tardi «Il Nazionale» (1848-50), con indirizzo filo-piemontese. In questa attività rivelò le tendenze migliori, a lui congeniali, per il giornalismo politico. Ma la reazione gli tarpò le ali: soppresso «Il Nazionale», perse anche il posto di insegnante e rimase sospetto alla polizia toscana, che, però, tutto sommato, non gli diede gran noia. Frattanto aveva cominciato a dirigere, col fratello, una tipografia finanziata da F. A. Gualterio, ma nell'impresa non pose, a quanto pare, troppo entusiasmo e neppure molta perizia, tanto che Gaspero Barbèra la rilevò, e, pur lasciandolo socio per alcuni anni, ne assunse la effettiva direzione. Le predilezioni del Bianchi. per il giornalismo, pur rimanendo insoddisfatte, trovarono però modo di estrinsecarsi in parte con la collaborazione ai giornali letterari del tempo: «Il Genio» (1852-54), la «Polimazia di famiglia» (1853-55) e altri ancora, fino a quando egli poté fondare «Lo Spettatore», che diresse fino al 1858 e che divenne uno dei migliori giornali letterari della Toscana, valendosi della collaborazione di nomi come quello del Bonghi. Il Bianchi. era legato al gruppo dei moderati, ma sembra che, pur riconoscendo la funzione preminente del Piemonte, rimanesse ancorato al concetto dell'autonomia toscana. Da buon giornalista era portato, più che alla discussione teorica, alla ricerca di una soluzione concreta dei problemi, ad una azione più energica di quella auspicata dai suoi amici, il che indusse il ministro sardo Boncompagni a classificarlo fra i moderati di sinistra. Segretario del Comitato della Biblioteca civile dell'italiano nel 1857, si adoperò per la fusione del non troppo omogeneo gruppo dei moderati toscani. Al Bianchi si dovette la prima stesura (rimaneggiata poi da altri del Comitato) del famoso opuscolo "Toscana ed Austria", pubblicato dalla tipografia Barbèra, che, sequestrato dalla polizia toscana, costituì l'unica manifestazione "rivoluzionaria" del gruppo moderato, sollevò gran rumore e provocò anche un incidente diplomatico. Fuggito nel 1859 il granduca, il Bianchi fu nominato segretario del Governo provvisorio toscano e da questo momento cominciò la stretta collaborazione - non limitata alla semplice esecuzione degli ordini - col Ricasoli, al quale rimase sempre legato da un'affettuosa, devota ammirazione. Deputato all'Assemblea dei rappresentanti della Toscana, dopo la unione al Piemonte fu deputato alla Camera, dal 1860 al 1880, per i collegi di Firenzuola, Volterra e Orvieto. Segretario generale del ministero dell'Interno durante i ministeri Ricasoli del 1861 e del 1866, subì aspri attacchi diffamatori fra il 1864 e il 1869, dovuti in parte al suo carattere non molto facile, ma soprattutto alla lotta contro il Ricasoli. Il Bianchi rimase sempre fedele alla Destra toscana e nel 1876 (questa volta in contrasto col Ricasoli) votò col gruppo Peruzzi contro il ministero Minghetti. Ma non era portato all'attività parlamentare e continuava a sentirsi attratto dal giornalismo politico: fin dal 1860 aveva collaborato assiduamente a «La Nazione», seguendo le direttive che gli impartiva il Ricasoli; nel 1872 fu chiamato alla direzione del quotidiano e vi rimase fino alla morte, dedicando al giornale tutte le sue energie, anche se declinanti, aumentandone i servizi e accrescendone notevolmente il prestigio. Se da giovane il Bianchi si era impegnato anche in lavori scientifici (fu collaboratore all'edizione Le Monnier delle opere di Galileo), presto abbandonò questo terreno di studi per dedicarsi alla letteratura e, nella sua attività giornalistica, anche alla critica teatrale. Pubblicò numerose opere storiche, alcune a carattere politico (come la "Storia della questione romana", uscita nel 1870 nella «Nuova Antologia» con l'intento di difendere la politica del Ricasoli), altre con chiara tendenza patriottica come i volumi su "Ciro Menotti" (Milano 1863) e su "Venezia e i suoi difensori" (Milano 1863). Sono da ricordare l'apprezzato studio sulla "Compagnia della Misericordia a Firenze" (1855) e certi testi di storia per le scuole, che ebbero in quel tempo un'ottima accoglienza. Morì a Firenze il 29 giugno 1885."

(notizie tratte da "Dizionario bibliografico degli italiani" Istituto della enciclopedia italiana Treccani, voce redatta da S. Camerani)

Complessi archivistici prodotti:
Bianchi Celestino (fondo)
Bianchi Celestino (fondo)


Redazione e revisione:
Capannelli Emilio, revisione
Capetta Francesca, 2010/11/10, prima redazione


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