Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina | Vai alla colonna di sinistra

Colonna con sottomenu di navigazione


immagine

Progetti aderenti al SIUSA

img
icona Ecclesiae Venetae Archivi storici delle chiese venete

img
icona Inquisizione Censimento degli archivi inquisitoriali in Italia

Contenuto della pagina


Guida on-line agli archivi non statali
Menu di navigazione

Barich Silvano

Castelnuovo d'Istria (Podgrad, Slovenia) 1884 - Grado (Gorizia) 1958

Intestazioni:
Barich, Silvano, architetto, (Castelnuovo d'Istria 1884 - Grado 1958), SIUSA

Altre denominazioni:
Baresi Silvano

Silvano Baresi si trasferisce fin da giovane a Gorizia, con la sua famiglia, poiché il padre Luigi è chiamato a lavorare come mastro muratore nel cantiere della scuola "Elisa Frinta" di via Codelli. Si diploma alla Ober-Realschule di Gorizia nel 1903 e successivamente si iscrive al Politecnico di Vienna, dove entra in contatto con l'ambiente della Secessione, Olbrich, Ohmann, e diventa allievo di Max Fabiani. Si laurea nel 1908 e in seguito ritorna a Gorizia, per iniziare a lavorare come ingegnere nell'Ufficio Edile Municipale.
Tra i suoi primi lavori vi è la progettazione della scuola Pitteri (1908). Dal 1909, in seguito al matrimonio con Maria Mercede Orzan, figlia del suo mecenate durante gli studi viennesi, si trasferisce a Grado. La sua carriera di progettista si sviluppa a Gorizia e nel territorio isontino, inizialmente richiamando gli stilemi dell'eclettismo veneto e lombardo, come nella casa Giusto Obizzi in via Rismondo 3 a Gorizia (1909), e successivamente inserendo elementi di gusto viennese, come nelle case in Corso Italia 150 e 45 a Gorizia. In questi anni Grado si stava sviluppando come stazione turistico balneare e luogo di cura, e dal 1910 vengono affidate a Baresi le progettazioni, mai realizzate, degli stabilimenti balneari e del casino di cura. Tra il 1911 e il 1924 segue la costruzione della basilica e del convento dell'isola di Barbana a Grado, indirizzando le forme verso un eclettismo che coinvolge elementi della tradizione romanica con tendenze baroccheggianti, wagneriane e decorazioni liberty. Sulla stessa linea si collocano la villa Reale (1912) e la villa Baresi a Grado (1912), il Caffè Riviera di Grado (1913).
In seguito allo scoppio della guerra va a Venezia per arruolarsi nelle truppe italiane e in seguito si trasferisce a Milano. Dopo la guerra ritorna a Grado e nei primi anni Venti si trasferisce a Gorizia, contribuendo con molte opere alla ricostruzione della città, come la casa Pecile, la casa Bisiach, casa Grion in Corso Italia 126 (1926), la casa Lenassi. Si evidenziano, in particolare nel villino Codermaz in via Angiolina 12 (1922) e nella casa Comel in via Manzoni 13 (1922-23), i riecheggiamenti delle soluzioni di Fabiani e l'inserimento di decorazioni chiaramente floreali e italianeggianti.
Baresi spinge la decorazione verso un accentuato pittoricismo, come nel complesso Bader di via Seminario18 (1922). Nel dopoguerra si impegna anche in opere di maggiore impegno che denotano una ripresa degli stilemi storicisti, quali la ricostruzione del santuario di Monte Santo (1924-28), la ricostruzione della chiesa parrocchiale di Dolegna del Collio (1927) e dei Santi Vito e Modesto a Gorizia, la ricostruzione dell'Ospedale Psichiatrico di Gorizia (1928), il Municipio di Cervignano (1926). Questa tendenza permane anche in altre opere pubbliche, come il Sanatorio a Idria (1931) e la ricostruzione della chiesa parrocchiale di Mossa (1927), con elementi romanici e barocchi.
Negli anni Trenta cerca anche di introdurre elementi stilistici ripresi dalle tendenze correnti, come nelle finestre della casa Colotto a Gorizia (1930), incorniciate con stipiti di mattoni a vista smussati, ma dopo l'ultima opera goriziana, l'asilo d'infanzia "Duchessa Anna d'Aosta" (1931), non si riconosce più nel clima culturale e politico del periodo e si ritira a vivere in un casone a Grado. Solo nel secondo dopoguerra si riavvicina alla professione con un'ultima realizzazione, grazie all'invito del Sindaco di Gorizia F. Bernardis per ricostruire l'Ospizio marino di Grado.


Complessi archivistici prodotti:
Barich Silvano (fondo)


Bibliografia:
L. DAMIANI, Arte del Novecento in Friuli - 1. Il Liberty e gli anni venti, Udine, 1978, pp. 166-169
R. CARRUBA, Silvano Baresi e due progetti non realizzati, in "Studi goriziani", LXXXVI, luglio-dicembre 1997, pp. 115-27
AA. VV., Il Novecento a Gorizia. Ricerca di una identità. Urbanistica e architettura, Venezia, Marsilio, 2000
M. DE GRASSI, Silvano Baresi e i suoi progetti di opere pubbliche per Grado, in "Grado e la Provincia Isontina", II, n. 2, 1994
M. DE GRASSI, Silvano Baresi un architetto per Grado, in "Grado e la Provincia Isontina", I, n. 6, 1993
R. CARRUBA, Progetti inediti di Silvano Baresi per Grado, in "Grado e la Provincia Isontina", VI, n. 1-2, 1998
R. CARRUBA, L'architetto Silvano Baresi (1884-1958), tesi di laurea in storia della critica d'arte, relatore Barbara Mazza, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in Lettere, 1996-97
C. BARESI, G. ZERA, Architetture civili e religiose di Silvano Barich (1884-1958), tesi di laurea, relatore Amerigo Restucci, Istituto Universitario di Architettura Venezia, 2000-2001

Redazione e revisione:
Brumat Elisa, 2011/07/25, prima redazione
Mucci Massimo, 2005, raccolta delle informazioni
Santoboni Paolo, 2011/07/28, revisione
Valentin Paola, 2017/10/13, integrazione successiva


icona top