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Colacicchi Giovanni

Anagni (Frosinone) 1900 gen. 19 - Firenze 1992 dic. 27

Pittore

Intestazioni:
Colacicchi, Giovanni, pittore, (Anagni 1900 - Firenze 1992)

Giovanni Colacicchi nasce ad Anagni il 19 gennaio 1900. Tra la città ed il futuro pittore esiste un legame forte: sarà nucleo centrale della sua ispirazione artistica, vi tornerà con frequenti soggiorni, vi aprirà uno studio negli anni Trenta. La famiglia materna annovera tra gli antenati un cardinale ed un pittore, Vincenzo e Scipione Vannutelli, le opere di quest'ultimo saranno le prime ammirate dal giovane Giovanni. Compie i primi studi in seminario - lasciato poi dopo la morte della madre - frequenta il ginnasio a Roma e poi si trasferisce definitivamente a Firenze, nel 1918, ospite da uno zio. Già dagli anni del liceo si dedica alla poesia, affiancata dalla pittura di paesaggio, a San Gimignano lavora nello studio del pittore Garibaldo Cepparelli, dove conosce Raffaele De Grada. Dal 1920 prevale la passione per la pittura, con tematiche e gusto che si inscrivono nella tradizione artistica definita dallo stesso Colacicchi "mediterranea, greca, romana, europea, nella quale l'arte della pittura è concepita come attività formatrice di immagini", specificità inconsueta per gli artisti della sua epoca, di cui presto si accorgono critici quali Franchi, Loria, Montale. In questi anni frequenta il caffè delle "Giubbe Rosse", dove avvengono incontri importanti: Palazzeschi, Libero Andreotti e, tra tutti, il suo maestro, Francesco Franchetti. Progredendo in una panoramica dei legami di amicizia fondamentali anche per lo sviluppo dell'opera pittorica e della formazione estetica di Colacicchi, si susseguono nomi importanti quali Arturo Loria, Onofrio Martinelli, incontro avvenuto nel 1921 presso lo studio di Carlo Socrate, da cui nasce un legame fraterno ed un rapporto di scambio artistico da subito molto intenso; proseguendo negli anni, Mario Castelnuovo Tedesco, per cui curerà le scenografie dell'opera "Ditirambo di Bacco" in scena alla Scala nel 1931; Elisabeth Brewster Hildebrand, grazie alla quale viene a contatto con il centro di cultura internazionale vivo e attivo nella casa fiorentina della famiglia; Libero de Libero, che lo vorrà presentare a "La Cometa" di Roma nel 1937; Bernard Berenson conosciuto in occasione di una personale al Lyceum fiorentino; Vasco Pratolini, con cui affitta uno studio nel 1939 e pubblica alcuni disegni su «Campo di Marte», rivista diretta dallo scrittore; Carlo Levi, amico fraterno specialmente nei difficili anni di guerra; Emanuele Cavalli negli anni del Nuovo umanesimo. A Firenze quindi, subito dopo la guerra, partecipa attivamente anche alla vita letteraria cittadina: è tra i fondatori della «Rivista di Firenze» nel 1924 e, due anni più tardi, con Alberto Carocci, Raffaello Franchi, Leo Ferrero, Bruno Bramanti e Bonaventura Tecchi, dà vita a «Solaria», sulle cui pagine appaiono articoli di critica, liriche, disegni e xilografie di sua mano.
Esordisce al pubblico nell'ottobre 1924 partecipando al Premio Ussi, in seguito farà parte del gruppo Novecento italiano, nel corso della prima esposizione nazionale del 1926, da cui prenderanno avvio alcune mostre all'estero organizzate da Margherita Sarfatti; in primavera prende parte alla XV Biennale di Venezia. In occasione della terza esposizione nazionale del Sindacato regionale toscano delle Arti del disegno aderisce al Gruppo toscano novecentesco e in seguito fonda il Gruppo toscano d'artisti d'oggi, con Baccio Maria Bacci, Alberto Caligiani, Gianni Vagnetti, il cui esordio risale al novembre 1927. Seguono numerose mostre collettive del gruppo tra Firenze e Milano, fruttuosa la collaborazione con la Galleria d'arte Bellenghi, i cui cataloghi sono curati da Franchi, il gruppo si smembrerà con la prima Quadriennale romana.
Al 1930 risale la prima personale tenuta presso la "Saletta Fantini" di Firenze, successivamente gli viene assegnata una sala personale alla XVIII Biennale, presentato dall'amico Loria. Nel 1933 le seconda personale, sempre a Firenze, alla galleria d'arte del quotidiano «La Nazione». In questi anni intervalla all'attività espositiva lunghi periodi trascorsi ad Agnani in operoso isolamento, dove, come ricordato, ha aperto uno studio sul colle detto "Il Tirassegno".
Trascorre quasi un anno in Sudafrica, nel 1935, continuando a dipingere ed esporre: due personali a Stellembosch e Città del Capo, dove risiede; al ritorno presenta le opere nate durante il soggiorno. Nel 1937 partecipa al Concorso Bianchi, in cui è prevista l'interpretazione di un episodio della Divina Commedia, vince dedicando il soggetto dell'opera a Manfredi. In quest'occasione Felice Carena gli propone una cattedra presso l'Accademia di belle arti. Colacicchi subito accetta, rimanendo legato all'istituzione fino al 1969, diventandone direttore nel 1944. I contatti con Libero de Libero si intensificano fino all'organizzazione, nel 1938 di una personale presso la galleria "La Cometa" diretta dal poeta, per cui Colacicchi si trasferisce a Roma. L'introduzione al catalogo reca la firma di Montale e, per quanto riguarda la fortuna critica, al 1941 risale la prima monografia dedicata a Colacicchi, curata da Franchi per i tipi di Vallecchi. Durante la guerra è ospite di Berenson a Vallombrosa, dove compone la monografia sul Pollaiolo (1943), partecipa quindi alla Resistenza, aderendo al Partito d'azione. Altra tappa fondamentale nello sviluppo della sua opera è la fondazione, nel 1947, del movimento chiamato Nuovo umanesimo: un sodalizio artistico tra Oscar Gallo, Quinto Martini, Onofrio Martinelli, Ugo Capocchini, Emanuele Cavalli, artisti mossi dalla comune convinzione che pittura e scultura fossero arti essenzialmente figurative. La partecipazione di Colacicchi alle Biennali veneziane, tra cui segnaliamo una sala personale alla XXI nel 1938, si interrompe al 1948. Negli anni successivi l'artista si dedicherà anche all'organizzazione di mostre, alla direzione dell'Accademia (come detto, dal 1944), alla redazione di articoli di critica d'arte per «La Nazione» (dal 1954), alla partecipazione alla commissione urbanistica di Firenze e alla presidenza dell'Academia delle Arti del Disegno (dal 1960). Nel 1952 sposa Flavia Arlotta, già compagna di vita e di lavoro, conosciuta nel 1931, con cui ha avuto due figli, Francesco e Piero. Nel 1955 allestisce una personale in Svezia ottenendo un ottimo successo di critica, il catalogo è presentato da Berenson, che per la prima volta si occupa di un pittore contemporaneo. Dagli anni Sessanta la sua opera pittorica vive una rivalutazione soprattutto grazie a Carlo Ludovico Ragghianti, e nel 1974 Anagni, la sua città natale, gli dedica una mostra antologica corredata da un catalogo curato da de Libero. Si spenge a Firenze, nella sua casa di Castello, il 27 dicembre 1992.


Complessi archivistici prodotti:
Colacicchi Giovanni e Arlotta Flavia (fondo)


Bibliografia:
Raffaello Franchi, “Giovanni Colacicchi”, Firenze, Vallecchi, 1941
"Giovanni Colacicchi" a cura di Guglielmo Petroni, Roma, Russo & Russo, 1972
“Giovanni Colacicchi” catalogo della mostra Roma, Galleria “La Gradiva”, 1980
Susanna Ragionieri, “La gioventù di Giovanni Colacicchi”, Firenze, Alinea, 1986
“Un uomo, una città. Anagni e Giovanni Colacicchi”, a cura di Giampiero Raspa, Anagni, Istituto di storia e di arte del Lazio meridionale, 1998

Redazione e revisione:
Capannelli Emilio, revisione
Morotti Laura, 2011/12, rielaborazione
Pancani Eleonora, 2011/12, prima redazione


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