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Bernini Bruno

Livorno 1919 gen. 4 - Livorno 2013 gen. 16

partigiano
politico
parlamentare: deputato
presidente della Ffederazione mondiale della gioventù democratica
segretario della Federazione provinciale del Partito comunista di Livorno

Intestazioni:
Bernini, Bruno, partigiano, politico, parlamentare, deputato, (Livorno 1919 - Livorno 2013)

Bruno Bernini nasce a Livorno il 4 gennaio 1919 e muore a Livorno il 16 gennaio 2013. Una lunga vita e una lunghissima militanza politica. Bernini di famiglia modesta deve interrompere gli studi e avviarsi presto a lavoro. Dopo piccole esperienze che gli permettono di scoprire la città, per lui adolescente nato in una periferia, già in odore di campagna, della Livorno di quegli anni. Presto entrerà come garzone presso un negozio di idraulica e il proprietario lo spedisce a Lucca a dirigere un altro negozio poiché ripone molta stima nelle capacità di questo giovane. Negli stessi anni, Bernini si avvicina, grazie al cognato, al movimento antifascista organizzato e comincia la sua collaborazione partendo da piccoli incarichi clandestini. E fino a qui niente di nuovo; è una storia la sua che si sovrappone a quella di migliaia e migliaia di altri. E questa conformità alle esperienze di altri giovanissimi comunisti si ribadisce nella vicenda resistenziale. Bernini dopo aver fatto il militare a Milano, e qui conseguirà anche un diploma di scuola tecnica, dopo l'8 settembre torna a casa e partecipa alla resistenza diventando comandante del distaccamento Oberdan Chiesa della IIIª Brigata Garibaldi nelle colline livornesi.
Passato il fronte, nel 1944, Bernini ha 25 anni, è un uomo maturo e già ricco di esperienza e il Pci lo nomina responsabile provinciale del Fronte della Gioventù e successivamente gli affida la responsabilità dell'organizzazione della Federazione. Dopo il congresso di Bologna viene nominato nella Direzione e nella segreteria nazionale del Fronte della Gioventù e va a lavorare a Roma entrando a far parte della Commissione per il lavoro tra i giovani. Con Enrico Berlinguer nel '48 partecipa alla costruzione della Federazione Giovanile comunista e entra nella segreteria. Da lì viene delegato al Comitato Centrale del partito come rappresentante di quella organizzazione. In questa veste gira l'Italia, pedissequamente seguito dalla Polizia che ne segnala i movimenti di città in città e grazie a questa solerzia delle forze dell'ordine oggi, noi possiamo ricostruire una mappatura dei suoi spostamenti su tutto il territorio nazionale che ci dà anche l'idea dell'impegno fisico e intellettuale che comportava fare il dirigente a"tempo pieno" e con pochi soldi in tasca..
Lo stesso Enrico Berlinguer, a cui è legato da amicizia ( gli sarà testimone alle nozze civili), lo invia nel 1953 a fare il Presidente della Federazione Mondiale della gioventù democratica con sede a Budapest, incarico che ricopre fino al '59 e in quella veste presiede il festival Mondiale della Gioventù nel '55 a Varsavia, nel '57 a Mosca, nel 59 a Vienna. Federazione sotto il controllo molto stretto dell'Unione Sovietica ma nello stesso tempo aperta ad alcune componenti dei paesi occidentali e dei cosiddetti non allineati.
Sarà un periodo importantissimo per Bernini che si protrae per quasi sette anni, dal 1953 al 1959. durante il quale acquisisce conoscenze e competenze di politica internazionale di grande rilevanza poiché in quella veste gira il mondo e ha rapporti talvolta formali ma talvolta anche amichevoli con capi di stato e personalità di grande rilievo. (Notare che la lingua di comunicazione interna era il francese anche se Bruno si metterà a studiare anche il russo). Interessanti sono i giudizi che esprime su figure come quella di Kassem o di Palme. Giudizi non solo positivi ma anche piuttosto discosti dalla tradizione dell'ortodossia comunista. Con quel ruolo conosce Ho Chi Min, per la Cina: Mao, Chu En Lai e altri dirigenti cinesi più giovani. Esperienza quella cinese che lo lascerà affascinato anche in tarda età quando ritornerà in un viaggio di piacere, invitato dalla dirigenti di quel paese, con i figli in quel paese che lo aveva colpito subito dal primo viaggio, nel '56.
Avrà rapporti con l'India dove ha un colloquio stretto con Nerhu e conosce Indira Ghandi, tutto il mondo comunista occidentale, dai francesi che vorrebbero sfilargli la poltrona completamente schiacciati sull'Urss, agli iugoslavi, ai russi, ai cecoslovacchi, agli svedesi fino ai laburisti inglesi. Interessanti sono le sue osservazioni sull'Ungheria o su Tito e le due questioni politiche legate a quei paesi.
A conclusione di questa esperienza ritorna in Italia e va a lavorare al "centro" come si diceva allora e entra a far parte della Commissione stampa e propaganda del Comitato Centrale con la responsabilità dei giornali di fabbrica e, nel '61 e '62, è chiamato a far parte della segreteria regionale toscana del partito.
Nel 1963 diviene segretario della Federazione del Pci di Livorno, Federazione che trova in una condizione molto difficile, sotto sfratto, con gli iscritti in calo e piena di debiti. Quando la lascerà, nel '72, gli iscritti saranno aumentati, il Partito ha comprato una sede e si è liberato dal pericolo di sfratto e dai debiti. Non saranno anni facili per Bernini perché i suoi molti militanti, anche del vertice, lo avvertono come uno "imposto dal centro" e probabilmente il suo temperamento poco incline alla battuta e al sarcasmo tipicamente labronico mal si coniuga con i suoi compagni di strada.
Durante quella stessa esperienza, nel '65 viene eletto nel Consiglio comunale e dal '66 al '72 è membro del Comitato centrale del Pci. A partire dal '72 diviene deputato nella VI legislatura, riconfermato nella VII e poi nell'VIII. Fa parte della Commissione Bilancio e Programmazione e della Giunta delle elezioni della Camera, successivamente fa parte della Commissione Difesa e del Comitato interparlamentare di Controllo e Sicurezza.
A partire dal 1976 con l'ingresso dei comunisti italiani nel Consiglio d'Europa, viene nominato rappresentante della Camera dei Deputati nel Consiglio d'Europa e nell'Assemblea Parlamentare dell'Unione dell'Europa occidentale, ove assume prima la Segreteria e poi la Vicepresidenza del Gruppo comunista, incarico che mantiene fino al 1983 quando viene chiamato a far parte della Sezione Esteri e della 1ª Commissione problemi internazionali del Comitato Centrale del Pci. Fa parte anche della Consulta nazionale del Partito per le Forze Armate e, come sindaco revisore, del Comitato direttivo del CESPI. Verso la fine degli anni Ottanta entra nella redazione della rivista "Problemi Internazionali" edita dagli Editori Riuniti.
In quegli stessi anni manifesta molte riserve di fronte alle scelte sulla politica militare e della difesa espresse dal suo Partito. Resta comunque nella segreteria alla quale invia nel 1988 un testo dal titolo: Le nuove prospettive aperte con gli accordi di Washington e di Mosca, ai fini della sicurezza nel Mediterraneo e della pace. Farà parte come componente del Segretariato del Ministro ombra della Difesa nel 1989. Farà proposte sul tema della Difesa e su quello di riorganizzazione delle Forze Armate che saranno pubblicate sui Quaderni Istrid delle edizioni della Difesa. Ad ottobre dello stesso anno è tra gli organizzatori del convegno nazionale su Le basi Nato in Italia e il ruolo della base degli Usa alla Maddalena.
Su tutta questa parte, le leggi di cui è primo firmatario, le altre a cui lavora, gli interventi parlamentari e tutto il lavoro da Deputato rinvio al sito della Camera e non ripeto qui ciò che lì si legge con chiarezza.
Partecipa attivamente a tutte le fasi di transizione dal vecchio Partito comunista fino alla costituzione del Partito democratico impegnandosi a fondo con lo schieramento per il Si, sul fronte dei riformisti fino alla fine della sua esistenza.


Complessi archivistici prodotti:
Bernini Bruno (fondo)


Redazione e revisione:
Capannelli Emilio, marzo 2014, revisione
Molitierno Michela, marzo 2014, prima redazione


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