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Comunità montana, 1971 -

Il processo legislativo con il quale si sono costituite le comunità montane ha avuto inizio dall'art. 44 della Costituzione della Repubblica italiana. L'ultimo comma di questo articolo, infatti, ha stabilito di promuovere provvedimenti a favore delle zone montane.
Primo intervento in tal senso è stata la legge 25 luglio 1952, n. 991, che ha determinato e definito i territori montani. Al titolo III è stata regolamentata la costituzione obbligatoria di aziende speciali e consorzi per la gestione dei beni silvo-pastorali degli enti pubblici. Tale costituzione è stata nuovamente promossa dal d.P.R. 10 giugno 1955, n. 987, nel quale si legge che "i comuni compresi in tutto o in parte nel perimetro di una zona montana...possono costituirsi in consorzio permanente denominato Consiglio di valle o Comunità montana".
Nel 1971 si è passati da una figura di tipo consortile alla comunità montana intesa come ente di diritto pubblico. La legge 3 dicembre 1971, n. 1102, infatti, ha investito questi enti di una propria e distinta soggettività istituzionale ed ha dettato le norme per la loro organizzazione; all'art. 4 del titolo I si è stabilito che la comunità si doveva costituire tra i comuni ricadenti in ciascuna delle zone omogenee elencate dalle singole leggi regionali. Le regioni sono state, quindi, chiamate ad elaborare la normativa alla quale l'ente di diritto pubblico si sarebbe dovuto attenere per la formulazione degli statuti, l'articolazione dei propri organi e la preparazione dei piani zonali e dei programmi annuali. Le regioni sono state indicate non solo come soggetti legiferanti per la delimitazione delle zone omogenee ma anche per l'indicazione dei comuni chiamati a costituire la comunità montana e per stabilire i criteri per la ripartizione dei fondi da assegnarsi. Gli statuti delle comunità dovevano avere l'approvazione regionale mentre, per quanto riguarda il personale, questo poteva essere comandato dalle regioni stesse, dalle province e dai comuni.
Con la legge 23 marzo 1981, n. 93, recante norme per lo sviluppo della montagna, sono state emanate disposizioni integrative alla legge 1102/1971 relativamente alla ripartizione di fondi tra le comunità montane e alle deleghe di funzioni. Si è stabilito, infatti, che i comuni dovessero delegare alle comunità montane funzioni proprie o ad essi delegate. Successivamente, le comunità montane sono state nominate nella legge 5 dicembre 1985, n. 730 relativa alla disciplina dell'agriturismo, in qualità di enti preposti, insieme ad associazioni di comuni e comprensori, alla redazione dei piani integrati di interventi straordinari finalizzati alla valutazione delle dotazioni civili e sociali occorrenti per la realizzazione di attività agrituristiche.
La legge 18 maggio 1989, n. 183, recante le norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo, ha loro assegnato, insieme agli altri enti di diritto pubblico, l'esercizio delle funzioni regionali in materia di difesa del suolo.
Con la legge 8 giugno 1990, n. 142 sull'ordinamento delle autonomie locali, le comunità montane sono state assoggettate alla disciplina vigente per gli enti locali in materia di ordinamento contabile, principi di organizzazione e trasparenza, nonché di efficacia e di incisività dell'azione amministrativa. Al capo IX di questa legge sono stati ridefiniti la natura, il ruolo e le funzioni delle comunità montane, considerate enti locali costituiti con leggi regionali tra comuni montani o parzialmente montani della stessa provincia allo scopo di promuovere la valorizzazione delle zone montane, l'esercizio associato delle funzioni comunali, nonché la fusione di tutti o parte dei comuni associati. E' stata ribadita l'autonomia statutaria nell'ambito delle leggi statali e regionali e sono state loro assegnati gli interventi speciali per la montagna stabiliti da provvedimenti comunitari, statali e regionali. Le comunità dovevano adottare piani pluriennali di opere ed interventi, individuando gli strumenti idonei a perseguire gli obiettivi dello sviluppo socio-economico.
I principi della legge 142/1990 sono stati tradotti prima nella legge 7 agosto 1990, n. 241, concernente le norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi, che ha compreso le comunità montane nella pubblica amministrazione e, successivamente, nel decreto legislativo 25 febbraio 1995, n. 77 sull'ordinamento finanziario e contabile degli enti locali.
La legge quadro 6 dicembre 1991, n. 11, che ha dettato i principi fondamentali per l'istituzione e la gestione delle aree naturali protette, ha affidato allo Stato, alle regioni e agli enti locali, tra cui si contano, quindi, anche le comunità montane, la tutela e la gestione delle aree in questione, al fine della conservazione e della valorizzazione del patrimonio naturale del paese.
Con l'istituzione del Servizio nazionale della protezione civile, con legge 24 febbraio 1992, n. 225, le comunità montane, unitamente alle amministrazioni dello Stato, alle regioni, alle province e ai comuni, sono state chiamate, secondo i propri ordinamenti e le proprie competenze, a provvedere all'attuazione delle attività di protezione civile, attraverso convenzioni con altri soggetti pubblici e privati.
In materia di gestione del patrimonio boschivo, forestale e dei territori montani sono state acquisite nuove disposizioni con la legge 31 gennaio 1994, n. 97, che ha individuato nell'associazione tra più comunità o tra queste e i singoli proprietari, gli organi delegati alla promozione, nel proprio ambito territoriale, della gestione del patrimonio forestale e della manutenzione dei boschi, promuovendo la costituzione di consorzi di miglioramento fondiario, con scopo di tutela, assistenza tecnica, monitoraggio e ricomposizione ambientale e sorveglianza dei boschi. La legge, inoltre, ha delegato alle comunità o ai consorzi tra queste costituiti, le funzioni e i servizi comunali relativi alle seguenti materie: assistenza al territorio tramite la costituzione di strutture tecnico-amministrative affiancate alle attività istituzionali dei comuni; raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani; organizzazione del trasporto locale, in particolare scolastico; organizzazione del servizio di polizia municipale; realizzazione di strutture di servizio sociale per gli anziani e di orientamento per i giovani; realizzazione di opere di interesse pubblico.
La legge 3 agosto 1999, n. 265, infine, ha modificato ed ampliato la natura delle comunità montane, definendole unioni montane, cioè enti locali costituiti fra comuni montani e parzialmente montani, anche se appartenenti a province diverse, per la valorizzazione delle zone montane, per l'esercizio di funzioni proprie e di funzioni delegate e per l'esercizio associato delle funzioni comunali. Gli organi costitutivi sono stati individuati in una struttura rappresentativa ed uno esecutiva, entrambe composte da sindaci, assessori o consiglieri dei comuni partecipanti, eletti dai consigli dei comuni stessi. Il presidente della comunità può anche essere il sindaco di uno di questi comuni. La costituzione dell'ente avviene con provvedimento del presidente della Giunta regionale; la legge regionale stabilisce le modalità di approvazione dello statuto, le procedure di concertazione, la disciplina dei piani zonali e dei programmi annuali, i criteri di ripartizione dei finanziamenti regionali e dell'Unione europea, i rapporti con gli altri enti operanti nel territorio. Ad un anno dalla entrata in vigore della legge 265/1999 le regioni avrebbero dovuto disporre il riordino territoriale delle comunità montane esistenti e l'adeguamento degli statuti alle nuove norme sulla composizione degli organi. La stessa legge ha abrogato, infine, il comma 8 dell'art. 29 della legge 142/1990, in forza del quale una comunità montana poteva trasformarsi in unione di comuni.
Il Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha recepito nella definizione della natura, del ruolo e delle funzioni delle comunità montane quanto già stabilito dalla legge 265/1999.
Ne sono organi istituzionali l'assemblea, composta da rappresentanti dei comuni membri, la quale svolge opera di indirizzo e controllo politico-amministrativo; il consiglio direttivo, organo collegiale che attua gli indirizzi generali dell'assemblea e svolge nei confronti della stessa attività propositiva e di impulso; il presidente del consiglio direttivo, che prende il nome di presidente della Comunità Montana e collabora con l'assemblea nello svolgimento delle sue funzioni.


Soggetti produttori collegati:
Comunità montana Alto Crotonese di Cerenzia
Comunità montana Alto Crotonese e Marchesato di Umbriatico
Comunità montana Alto Jonio di Trebisacce
Comunità montana Alto Marchesato di Petilia Policastro
Comunità montana Alto Sebino
Comunità montana Alto Tirreno - Appennino Paolano di Verbicaro
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Bibliografia:
COMUNITA' MONTANA DEI MONTI MARTANI E DEL SERANO-SPOLETO, Conoscere per decidere. Raccolta di leggi nazionali e regionali inerenti l'attività delle Comunità montane, Spoleto, s.e., 1995

Redazione e revisione:
Menghi Sartorio Barbara - Gruppo di coordinamento organizzativo del SIUSA, 2019/02/13, supervisione della scheda
Robustelli Giovanna - a cura di SA-Umbria, 2006/08/24, prima redazione
Santolamazza Rossella, 2006/09/27, revisione
Viviani Barbara, 2011/06/30, integrazione successiva


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