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d'Espagnac

Place: Parigi - Badia Polesine - Sassuolo
sec. XVIII prima metà - 1957

conti

Headings:
d'Espagnac, Parigi - Badia Polesine - Sassuolo, sec. XVIII prima metà - 1957, SIUSA

Other names:
de Sahuguet damarzit d'Espagnac, sec. XIX
de Sahuguet d'amarzit d'Espagnac
de Sahuguet de Marzith d'Espagnac

La storia dei d'Espagnac per il periodo precedente all'arrivo in Italia, nel 1797, di Giovanni Federico Guglielmo (3 marzo 1750 - Parigi, 1817), primo esponente della nobile famiglia francese a stabilirsi in territorio italiano, è nota nelle sue linee generali grazie a una storia ottocentesca della casata (M.A. Boudin, Notice sur M. Le Compte d’Espagnac, Tome III, Paris, 1844), compulsata da Giovanni Zalin (Speculatori e mercanti, 1971).
Il ramo d'Espagnac a cui appartiene Federico Guglielmo risale a un certo Jean d'Amarzit, scudiero e signore di St.-Michel, il quale, stabilitosi nella regione francese del Limosino, avrebbe stretto rapporti con l'antica stirpe dei de Sahuguet, da cui l'unione dei cognomi de Sahuguet d’Amarzit, poi de Sahuguet d'Amarzit d'Espagnac.
Il padre di Giovanni Federico Guglielmo, Giovanni Giuseppe (23 marzo 1715 - 1783), fu un esponente di spicco della casata. Combatté al servizio dell'armata francese durante la guerra di successione, venendo poi nominato per meriti militari luogotenente del re di Francia all'Hôtel des Invalides e luogotenente generale (1780), acquistò il titolo di barone di Cazillac (1748) e ampliò notevolmente il patrimonio fondiario dei d'Espagnac, concentrato nel Dipartimento natio della Corrèze, nella regione Nuova Aquitania.
Dal matrimonio con la contessa Susanna Elisabetta Beyer (Bruxelles, ? - Sassuolo, 11 gennaio 1808), ebbe quattro figli: Federico Guglielmo, primogenito, Carlo Antonio Leonardo (1758 - 1837), Onorato (? - 1848) e Marco Renato (Brive, 22 febbraio 1752 - Parigi, 1794), abate e canonico di Nôtre-Dame. Quest'ultimo è piuttosto noto in quanto fu arrestato e ghigliottinato con il rivoluzionario Georges Jacques Danton nel 1794.
Giovanni Federico Guglielmo, conte di Sancerre, in epoca pre-rivoluzionaria fu ufficiale della guardia del corpo di Luigi XVI e si dedicò all'attività politica, come rappresentante politico alle assemblee di Parigi. Nella primavera del 1793 Federico Guglielmo, preoccupato per gli sviluppi incerti della Rivoluzione francese, sebbene non avverso alla causa repubblicana, decise di lasciare la Francia. Il 16 maggio sottoscrisse un accordo con il Ministero dell’interno francese con cui si impegnava a garantire l’approvvigionamento di cereali alla Corsica e ai dipartimenti francesi meridionali, ottenendo così un primo lasciapassare per l'Italia. Il 13 novembre costituì un'associazione in partecipazione per l'acquisto di grano con le ditte Regny e Traverso, nel genovese.
Nel 1797 fu al servizio dell'armata di Napoleone Bonaparte durante la prima campagna d'Italia (1796 - 1797), incaricato di gestire l'approvvigionamento e il funzionamento logistico delle truppe. In un primo momento fissò la propria dimora a Milano, dove strinse rapporti con numerosi intermediari, come lui attirati in Italia dalla prospettiva di un rapido arricchimento, tra cui lo svizzero Giorgio Müller, che sarà amministratore dei beni "nazionali" acquistati dal Conte a Badia Polesine (Rovigo) e a Sassuolo (Modena).
In breve tempo Giovanni Federico Guglielmo acquistò consistenti proprietà requisite dalla Repubblica francese nei territori via via conquistati: il 5 novembre 1797 il complesso abbaziale di Santa Maria della Vangadizza a Badia Polesine, il 13 giugno 1798 il Palazzo Ducale di Sassuolo, con il parco superiore e le possessioni chiamate della Casiglia, nel modenese, e poco dopo, nello stesso anno, l'Abbazia di Polirone a San Benedetto Po (Mantova).
A Sassuolo, dove si stabilì con la madre (sepolta nella chiesa di San Francesco, cappella palatina del Palazzo Ducale di Sassuolo), fece restaurare il Palazzo ex ducale e riuscì ad avviare una produttiva azienda agricola, gestita da amministratori locali.
Si sposò due volte: nel 1776 con Carlotta His, figlia di un ricco banchiere di Amburgo, e nel 1804 con Carolina Duchatel.
Gli acquisti italiani di Giovanni Federico Guglielmo, per l'epoca in cui avvennero e i rapidi avvicendamenti di governi che ad essi seguirono, provocarono l'insorgere di annose controversie tra la famiglia, i proprietari e gli affittuari originari, il Demanio, le autorità regie e comunali.
Come scrisse efficacemente Zalin (Speculatori e mercanti, 1971, p. 235), Giovanni Federico Guglielmo morì "lasciando in terra polesana e modenese notevoli sostanze ma anche noiose pendenze che avrebbero impegnato i successori in costose lungaggini giudiziarie: inevitabile eredità, in fondo, del modo avventuroso con cui era avvenuta la penetrazione del capitale francese nella nostra penisola".
Alla morte dell'unico figlio di Giovanni Federico Guglielmo, Francesco Giuseppe (1776 - Badia Polesine, 1 settembre 1820), nato dal primo matrimonio, l'eredità d'Espagnac venne suddivisa tra la vedova, contessa Marianna Paolucci, gli zii materni His e gli zii paterni, ossia i fratelli di Federico Guglielmo.
Carlo Amabile (1788 - Parigi, 2 dicembre 1873), figlio di Carlo Antonio Leonardo, si fece carico di gestire la successione del cugino Francesco Giuseppe, trasferendosi in Italia.
Nella seconda metà dell'Ottocento controversie di varia natura, interne alla famiglia per questioni ereditarie, contro vari creditori e contro il Comune di Sassuolo, portarono alla progressiva vendita della quadreria di Carlo Amabile (1873) e delle proprietà di famiglia a San Benedetto Po (attorno al 1857), Sassuolo (1882) e Badia Polesine. Fortunatamente i beni badiesi, messi all'asta nel 1883, furono aggiudicati a Carlo Onorato d'Espagnac (Parigi, 1842 - Sassuolo, 1914), figlio di Carlo Amabile e Elena Paris, rimanendo così nella disponibilità della famiglia ancora a lungo.
Onorato, sposato ma senza figli, nel 1916 adottò Carlo Fournier (1876 - 1916), figlio della sorella maggiore, il quale aggiunse al proprio cognome quello dello zio.
Carlo Fournier d'Espagnac, a sua volta privo di discendenti, nominò erede universale la moglie Catherine de Torcy Fournier d'Espagnac (1879 - 1957).
Con lei si estingue il ramo della famiglia d'Espagnac che, a partire dal 1797, aveva legato le proprie fortune all'Italia.
Alla morte della Contessa de Torcy Fournier d'Espagnac, i possedimenti dell'ex Abbazia di Santa Maria della Vangadizza a Badia Polesine passeranno in eredità a Michele de Rostolan (1916 - 31 luglio 1978), figlio di Felice e Maria Antoinetta de Hédouville, parente acquisito dei d'Espagnac, cresciuto da Caterina dopo la scomparsa della madre naturale.


Creators:
d'Espagnac Carlo Amabile, collegato
d'Espagnac Carlo Onorato, collegato
de Rostolan Michele, collegato
de Torcy Fournier d'Espagnac Caterina, collegato
Palladini Gian Maria, collegato
Paris Elena, collegato
Sghedoni Pietro, collegato

Generated archives:
Abbazia di Santa Maria della Vangadizza e famiglia d'Espagnac (complesso di fondi / superfondo)
d'Espagnac, famiglia (fondo)


Editing and review:
Mariani Ilaria, 2020/04/10, prima redazione
Rocco Patrizia, 2020/07/07, supervisione della scheda


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